E’ attesa per oggi la decisione  della Corte costituzionale sull’ammissibilità dei due quesiti del referendum elettorale.

La prima giornata di camera di consiglio della Consulta, ieri, si e’ conclusa dopo sei ore con una fumata nera. Ma e’ tutt’altro che semplice o scontata la decisione dovranno prendere i 15 giudici costituzionali, presieduti da Alfonso Quaranta. Gli stessi costituzionalisti italiani sono tra loro profondamente divisi, tra chi ritiene il referendum inammissibile, perche’ cancellando la legge Calderoli si creerebbe un vuoto normativo, e chi, al contrario, afferma che il problema non esiste, perche’ tornerebbe in vita la legge Mattarella. Un’ipotesi, questa, esclusa dal leghista Calderoli, perche’ il Mattarellum, spiega, non sarebbe comunque ”in grado di funzionare”, dal momento che i collegi non sono disegnati. Secondo l’autore del Porcellum, la Corte puo’ dire si’ al referendum ”soltanto sulla base di motivazioni politiche”.

Nel pomeriggio di ieri tra i deputati del Pd si era diffusa la voce di una sentenza di bocciatura, presto smentita dal rinvio della decisione. Il referendario Arturo Parisi ha invitato tutti alla prudenza: ”Aspettiamo. Il rinvio e’ un buon segno, vuol dire che nella Corte c’e’ discussione”. Ma Antonio Di Pietro, altro convinto referendario, si dichiara ”preoccupato dal clima”.


Il relatore della Consulta è Sabino Cassese, professore di diritto amministrativo, nominato giudice costituzionale nel 2005 dal presidente della Repubblica; è stato lui, tra l’altro, l’estensore della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento che fissò diversi paletti, di fatto svuotandone l’impianto iniziale.

I costituzionalisti Federico Sorrentino e Alessandro Pace, assieme a Nicolò Lipari e Vincenzo Palumbo, compongono invece il collegio di difesa dei quesiti referendari.

Ricordiamo che i due quesiti hanno come obiettivo l’abrogazione del cosiddetto ‘porcellum‘, la legge Calderoli che nel 2005 ha modificato le norme per l’elezione di Camera e Senato, introducendo le liste bloccate e il premio di maggioranza.

Mentre il primo quesito propone l’abrogazione in blocco del ‘porcellum’, il secondo persegue lo stesso risultato con singole amputazioni della normativa attuale. L’obiettivo è comunque tornare alla legge precedente, cioè al “Mattarellum”, che nel 1993 introdusse al posto della disciplina precedente (di tipo proporzionale), un sistema misto, in base al quale i seggi di Camera e Senato erano assegnati per il 75% mediante l’elezione di candidati in altrettanti collegi uninominali, e per il restante 25% con metodo proporzionale.

A sostegno del referendum anti “porcellum” sono state raccolte circa un milione di firme , ritenute valide dall‘ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione i primi di dicembre dello scorso anno.

Il Comitato referendario per i collegi uninominali nei giorni scorsi ha diffuso un appello, promosso da Andrea Morrone, sottoscritto finora da 115 costituzionalisti.

L’appello, auspicando che il referendum sia ammesso dalla Corte costituzionale, esprime il convincimento che, grazie alla decisione di ammissibilità, l’iniziativa referendaria continui a svolgere la funzione di pungolo per il varo di una nuova legge elettorale, nel solco dei quesiti sottoscritti da un milione e duecentomila cittadini.

Di seguito il testo dell’appello:

 All’inizio della campagna referendaria, molti di noi lanciarono un appello ai cittadini, perché appoggiassero una iniziativa che costituiva una “occasione imperdibile per ridare base e senso al nostro sistema politico, stimolando il Parlamento a compiere il suo dovere di dotare l’Italia di una legge elettorale all’altezza della Costituzione e della dignità del popolo italiano”. Adesso che la raccolta delle firme ha avuto un così ampio successo, ci rivolgiamo ai gruppi parlamentari e ai partiti perché affrontino immediatamente il problema, utilizzando al massimo l’ultima parte della legislatura. L’iniziativa referendaria ha già svolto un compito importante, riaprendo un tema che sembrava chiuso e riproponendo alla coscienza popolare il rischio di votare, per la terza volta, con un sistema che calpesta fondamentali principi della Costituzione. Il referendum – se ammesso, come auspichiamo, dalla Corte costituzionale – non solo non interferirà con la attività di governo ma, anzi, potrà aiutare i gruppi parlamentari nello sforzo per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria. Il referendum, infatti, potrà diventare nei prossimi mesi non solo uno stimolo, sempre più forte, per affrontare le tematiche istituzionali auspicate dal Presidente della Repubblica accompagnando le misure di risanamento e di rilancio dello sviluppo, ma potrà, altresì, evitare lacerazioni fra i gruppi parlamentari impegnati in una così importante e delicata missione per il Paese. Al di là di aspetti che il Parlamento potrà sempre correggere, il ritorno alle “leggi Mattarella” potrebbe contribuire a ricostituire, attraverso i collegi uninominali, un rapporto più diretto fra parlamentari ed elettori e potrà evitare, pur in un quadro tendenzialmente maggioritario, la formazione di coalizioni rissose, fragili ed eterogenee, artificiosamente tenute insieme dalla conquista di un premio di maggioranza a livello nazionale. Sarebbe una sciagura se – nonostante la condanna, ormai generale, dell’attuale sistema elettorale – l’inerzia e gli interessi di parte impedissero nuovamente al Parlamento di intervenire. Ma poiché questo pericolo esiste realmente, e lo sarebbe ancora di più senza lo stimolo referendario, invitiamo i partiti ad assumersi tutte le responsabilità e a lavorare immediatamente attorno a questo problema alla ripresa dei lavori parlamentari.

Hanno finora aderito:

Salvo Andò, Vittorio Angiolini, Luca Antonini, Adele Anzon, Paolo Armaroli, Enzo Balboni, Vincenzo Baldini, Augusto Barbera, Franco Bassanini, Ernesto Bettinelli, Raffaele Bifulco, Roberto Bin, Giuditta Brunelli, Maria Agostina Cabiddu, Marina Calamo Specchia, Licia Califano, Paolo Caretti, Agatino Cariola, Massimo Carli, Emilio Castorina, Elisabetta Catelani, Paolo Cavaleri, Alfonso Celotto, Augusto Cerri, Ginevra Cerrina Feroni, Francesco Cerrone, Enzo Cheli, Omar Chessa, Lorenzo Chieffi, Anna Chimenti, Pietro Ciarlo, Giovanni Cordini, Pasquale Costanzo, Antonio D’Aloia, Marilisa D’Amico, Luigi D’Andrea, Gian Candido De Martin, Gianmario Demuro, Giuseppe de Vergottini, Giovanni Di Cosimo, Alfonso Di Giovine, Giampiero Di Plinio, Guerino D’Ignazio, Filippo Donati, Damiano Florenzano, Tommaso Edoardo Frosini, Carlo Fusaro, Silvio Gambino, Paolo Giangaspero, Adriano Giovannelli, Tommaso Francesco Giupponi, Stefano Grassi, Enrico Grosso, Riccardo Guastini, Guido Guidi, Giovanni Guzzetta, Armando Lamberti, Sergio Lariccia, Aldo Loiodice, Isabella Loiodice, Nicola Lupo, Jörg Luther, Elena Malfatti, Alessandro Mangia, Stelio Mangiameli, Andrea Manzella, Angelo Mattioni, Luca Mezzetti, Roberto Miccù, Andrea Morrone, Giovanni Moschella, Silvia Niccolai, Ida Nicotra, Nicola Occhiocupo, Maurizio Oliviero, Valerio Onida, Maurizio Pedrazza Gorlero, Roberto Pinardi, Cesare Pinelli, Ferdinando Pinto, Andrea Piraino, Alessandro Pizzorusso, Anna Maria Poggi, Fabrizio Politi, Salvatore Prisco, Andrea Pugiotto, Margherita Raveraira, Saverio Francesco Regasto, Antonio Reposo, Paolo Ridola, Francesco Rigano, Angelo Rinella, Raffaele Guido Rodio, Giancarlo Rolla, Roberto Romboli, Claudio Rossano, Emanuele Rossi, Antonio Ruggeri, Antonio Saitta, Carmela Salazar, Roberto Scarciglia, Michele Scudiero, Stefano Sicardi, Andrea Simoncini, Antonino Spadaro, Sandro Staiano, Rolando Tarchi, Vincenzo Tondi della Mura, Roberto Toniatti, Alessandro Torre, Giuseppe Verde, Lorenza Violini, Gustavo Zagrebelsky, Nicolò Zanon, Antonio Zorzi Giustiniani.


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