Nello scontro tutto made in Italy sui brevetti tra i due titani delle nuove tecnologie, Apple e Samsung, il primo round va alla Mela.

Il giudice del Tribunale di Milano, respingendo la richiesta di Samsung di emanare un provvedimento d’urgenza, ha deciso di non bloccare le vendite in Italia dell’ultimo modello di iPhone, il 4S, senza tuttavia entrare nel merito della diatriba sollevata nell’ottobre scorso dai coreani. Secondo la Samsung infatti l’azienda con sede a Cupertino avrebbe violato due brevetti di loro proprietà, relativi alle telecomunicazioni.

L’azienda coreana si era infatti rivolta al Tribunale di Milano, accusando Apple di violazione di due brevetti relativi a tecnologie wireless. Il tribunale del capoluogo lombardo aveva tuttavia già dato ragione alla Mela nel corso della prima udienza, rigettando la richiesta di Samsung di bloccare le importazioni in Italia del nuovo iPhone 4S.


Il 16 dicembre si era tenuta la discussione sulla richiesta di inibitoria, adesso respinta. Il Tribunale ha emesso infatti due provvedimenti paralleli: uno relativo alla causa di merito già avviata in relazione a uno dei due brevetti contestati, il secondo relativo all’altro brevetto contestato, per il quale però non è ancora stato avviato il procedimento.

Il Tribunale ha così nuovamente confermato il suo primo orientamento, pur comunque astenendosi dall’entrare nel merito della vicenda: sono state infatti ritenute inadeguate le prove addotte da Samsung per richiedere il blocco dell’ iPhone 4S e reputata non ammissibile la richiesta sotto il profilo delle ragioni addotte e allo stato della conoscenza dei fatti, rinviando ad approfondimenti futuri il merito specifico delle questioni. Il giudice ha infatti valutato per il momento solo l’eventuale danno che sarebbe stato inferto ad Apple con il blocco, un danno che secondo il magistrato, sarebbe stato “grave e irreparabile“.

Adesso, a meno che le parti non raggiungano un accordo, la causa andrà avanti nel merito con un’udienza puramente interlocutoria fissata per fine febbraio.

Nelle pagine depositate dal Tribunale, è possibile ricostruire brevemente la vicenda.

Samsung sostiene che l’uso di brevetti per la comunicazione cellulare sia di sua proprietà. Tali brevetti sarebbero stati, secondo l’azienda coreana, certamente usati dai dispositivi Apple, in quanto non eludibili qualora si voglia creare un dispositivo basato su tecnologia UMTS. Sostenendo che Apple non abbia alcun diritto ad utilizzarli, Samsung chiedeva il blocco delle vendite, anche alla luce di un danno economico che sarebbe potuto non essere risarcibile e di danni alle quote di mercato del suo dispositivo.

La medesima relazione del tribunale, sezione specializzata in brevetti e proprietà intellettuali, contiene una sintesi sia della memoria di Samsung che quella di Apple.

Il collegio legale di Cupertino ha incentrato la difesa su due elementi fondamentali:

1) la trattativa di licenza dei brevetti, che si sarebbe configurata come una sorta di pro forma senza reale intenzione di concedere la licenza stessa;

2)la debolezza della posizione di Samsung in merito alle accuse ad Apple di utilizzo illecito dei brevetti.

In merito al primo aspetto, si apprende che Apple aveva tentato di acquisire la licenza dei brevetti per l’UMTS, al fine di ridurre ai minimi termini la lite, nonostante avanzasse perplessità sull’effettiva necessità di una simile operazione, anche perché nutriva precedenti dubbi sul fatto che fosse effettivamente nel diritto di Samsung il rivendicarli. Ma la trattativa, basata sui termini FRAND (acronimo di Fair, Reasonable and non Discriminatory), ovvero in base alla policy che dovrebbe dare in licenza a costi ragionevoli e senza condizioni punitive i brevetti indispensabili ad alcuni servizi e prodotti, si era arenata per la richiesta da parte di Samsung del 2,4% su ogni prodotto (iPad o iPhone che fosse) che li utilizzava e per i termini imposti (10 giorni la validità dell’offerta), tutti elementi che si caratterizzavano come, a parere di Apple, palesemente “non Frand”.

Il secondo aspetto, quello dell’effettivo uso senza concessione di brevetti, ruota invece intorno al chip di Qualcomm. Samsung, sostiene Apple, ha concesso in licenza i suoi brevetti al fornitore di chip baseband usati nei prodotti iPhone 4S; dunque Apple sarebbe una sorta di sublicenziatario che ha diritto ad usare i processori e tutte le tecnologie che permettono loro di funzionare.

La replica sul primo punto da parte di Samsung verteva sulla giurisprudenza in materia e sul tasso di royalties che vengono applicate normalmente nel settore e che arrivano anche ben oltre, a parere della multinazionale coreana, alla percentuale in oggetto; accusava invece a sua volta Apple di avere, essa sì, richiesto cifre esorbitanti (il 5% del valore dei dispositivi Samsung) per concedere in licenza alcune delle sue tecnologie e proprietà intellettuali. Dai documenti si apprende che Apple lo scorso 5 settembre avrebbe fatto sapere di voler prendere in licenza solo 4 brevetti, menzionati nel contesto del procedimento che in Olanda oppone sempre Apple e Samsung, con una royalty dello 0,0000738%.

Sul secondo punto Samsung replicava sostenendo di non avere certezza che i chip siano di Qualcomm in quanto Apple non avrebbe mai prodotto documenti che lo comprovano. In ogni caso Apple non avrebbe comunque diritto ad usare quei brevetti senza nulla dovere a Samsung in quanto i processori sarebbero comunque venduti da Foxconn, che monta gli iPhone, e non da Apple e Samsung non avrebbe previsto la subconcessione in licenza.

Come già accennato, tuttavia il giudice, nell’ordinanza emanata, non scende nel merito specifico di ogni singola questione avanzata, ma pone alcuni punti fissi dai quali deduce la non necessità di bloccare le vendite di iPhone 4S in Italia.

Il tribunale in particolare rigetta la richieste di bloccare le vendite al fine di bilanciare gli interessi in gioco. Secondo il magistrato, di fatto in ballo ci sarebbe solo la questione del pagamento delle royalties, sui cui costi e modalità per la cessione si rinvia ad una fase successiva. Il sequestro dei prodotti e il blocco delle vendite, a parere del magistrato, produrrebbe infatti un danno incalcolabile ad Apple e ai clienti Italiani oltre che alle terze parti coinvolte (venditori, distributori e tutte le realtà che ruotano intorno al telefono anche in termini di contenuti). Inoltre si produrrebbe un pregiudizio formale nei confronti della società (che potrebbe essere accusata di “copiare” senza che siano determinate esattamente le sue eventuali colpe) e una grave obsolescenza dei prodotti congelati nei magazzini.

Il giudice avanza inoltre serie perplessità, analizzando i documenti contrattuali stipulati in merito, sul fatto che, come sostiene Samsung, i clienti indiretti di Qualcomm non abbiano diritto di usare i brevetti concessi alla stessa Qualcomm; se questo fosse vero, sottolinea il giudice, si sarebbe di fronte ad una procedura di licenza priva di senso. Si aggiunge anche che i periti che hanno preso in esame i telefoni Apple hanno in effetti notato la presenza di processori marchiati Qualcomm, anche se non è possibile allo stato attuale escludere del tutto la contraffazione. In ogni caso, l’onere della prova sulla “falsità” degli stessi spetterebbe a Samsung.

Il giudice respinge anche la tesi di Samsung secondo cui le quote di mercato dei Galaxy sarebbero erose da iPhone 4S, e lo fa citando i comunicati con cui i Coreani hanno sancito come “incredibile” il successo dei suoi dispositivi. Non accettabile, infine, la tesi secondo cui il blocco avrebbe ragioni anche di carattere economico sotto il profilo risarcitorio, dal momento che Apple è certamente una società solvibile e sarebbe in grado sia di pagare i brevetti che eventualmente di ripagare i danni prodotti.

Qui il testo integrale delle due ordinanze del Tribunale di Milano: 12

 


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