Nella bozza di Patto per la salute che il dicastero si appresta a presentare ai Governatori è prevista la chiusura dei piccoli ospedali entro due anni e una tassazione del cibo-spazzatura per finanziare l’edilizia sanitaria.

Nel testo circolato nei giorni scorsi si parla di riconvertire o chiudere i piccoli ospedali entro il 31 ottobre 2013. “Per la manovra per beni e servizi – si legge nel documento – si potrebbe pensare di realizzare una parte dell’obiettivo di riduzione della spesa per beni e servizi attraverso la obbligatoria chiusura/riconversione dei piccoli ospedali entro il 31 ottobre 2013 (si potrebbe in proposito utilizzare la metodologia impiegata nell’esperienza dell’applicazione dei piani di rientro)“.
La bozza ipotizza anche una rimodulazione del tetto di spesa per la farmaceutica territoriale, che si abbasserebbe al 12,1%, e per la farmaceutica ospedaliera, che invece si innalzerebbe al 3,6%. Inoltre si ipotizza una revisione del sistema dei ticket, “graduando la partecipazione e le esenzioni in funzione del reddito equivalente del nucleo familiare. A questo fine – scrive il ministero – gli assistiti del SSN, indipendentemente dall’eta’, potrebbero essere assoggettati a forme differenziate di partecipazione alla spesa che tengano conto congiuntamente del reddito equivalente e della eventuale presenza di patologie o invalidita’“.

Altra idea in campo, tassare lo junk food e l’alcol per recuperare fondi per l’edilizia sanitaria. “Va approfondito – si legge nella bozza messa a punto in vista del tavolo che si aprirà con le Regioni – il tema del rifinanziamento del programma straordinario ex articolo 20 della legge 67/88. Anche facendo ricordo per la relativa copertura ad una tassa di scopo (prodotti alcolici, junk food ecc.)“.


Uno dei temi prioritari su cui confrontarsi con le Regioni, scrive il ministero, e’ infatti quello delle “risorse per gli investimenti nel SSN per garantire la manutenzione straordinaria, la costruzione o l’adeguamento delle strutture edilizie e l’adeguamento tecnologico, senza i quali le strutture sanitarie pubbliche sono destinate ad un progressivo degrado con inevitabili riflessi sulla qualita’ delle cure e sul mantenimento dei LEA“.

Intanto medici e dirigenti sanitari chiedono di non essere tagliati fuori dalla definizione di un nuovo patto che assicuri il futuro del Servizio sanitario nazionale.

L’anno si chiude con una notizia buona e una cattiva“, scrive in una nota il segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Costantino Troise, “quella buona e’ la ripresa degli incontri tra Stato e Regioni per la definizione del nuovo Patto per la salute. Quella cattiva e’ che, in una ingiustificabile coazione a ripetere, il tutto avviene a prescindere da coloro che tale obiettivo dovrebbero assicurare“. Secondo Troise un nuovo patto per la salute “non puo’ ridursi a un incontro istituzionale o a formulazioni regolamentarie o ad algoritmi economici: la sostenibilita’ non solo economica del servizio sanitario richiede un ampliamento in un vero patto sociale che recluti le intelligenze e le competenze dei medici agli obiettivi che si intendono raggiungere“. L’Anaao non vede “come si possa parlare di livelli di assistenza sanitaria senza definire i livelli organizzativi delle strutture, essendo ormai evidente la asimmetria tra cio’ che si deve fare e cio’ che si puo’ fare, la tutela della salute che la costituzione impone di garantire e le risorse a disposizione dei presidi sanitari – ha aggiunto Troise – ne’ come l’agenda del Patto possa evitare le problematiche del personale che pure ne rappresenta la principale, e piu’ costosa, risorsa. La definizione degli standard dimensionali e organizzativi della spesa sanitaria diventa un artificio senza livelli organizzativi minimi delle strutture sanitarie che tale spesa devono utilizzare. Ne’ si puo’ ignorare che la medicina ospedaliera aspetta dai tempi di Mariotti e Donat Cattin parametri organizzativi capaci di garantire efficacia e sicurezza delle cure in coerenza con le risorse economiche, tecnologiche ed umane disponibili”. Se il patto per la salute “non si traduce in un nuovo compromesso sociale tra Stato e professionisti“, conclude, “i risultati saranno prevedibilmente scarsi e la sanita’ continuera’ a rincorrere di manovra in manovra le ragioni della propria sopravvivenza acuendo il disagio dei cittadini“.

Fortunato Laurendi


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