Finalmente, non soltanto il mondo dell’industria, ma anche quello del traffico aereo dovrà contribuire alla lotta contro gli anomali cambiamenti climatici.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha infatti ribadito, in data 21 dicembre 2011, la validità dell’introduzione (a partire dal prossimo gennaio) del settore aereo nel novero dei principali responsabili dell’emissione nociva di anidride carbonica. In altre parole, i giudici di Lussemburgo hanno rigettato il ricorso presentato dalle compagnie aeree statunitensi e canadesi, le quali obiettavano la forte discriminazione operata, nei loro confronti, dai provvedimenti voluti da Bruxelles tre anni orsono.

Dal 2003, infatti, Bruxelles aveva istituito un sistema di scambio di quote di emissioni di gas ad effetto serra, allo scopo di combattere contro i cambiamenti anomali del clima europeo, e, più in generale, di quello dell’intero globo terrestre.


Inizialmente, tale sistema non includeva il trasporto aereo, che però è stato successivamente integrato con la direttiva 2008/101. Con quella direttiva, l’Unione Europea stabiliva che tutte le compagnie aeree avrebbero dovuto ( dal gennaio 2012 ) acquistare e restituire quote di emissioni di CO2 per i loro voli con “ partenza da “ o “ in arrivo in “ aeroporti situati nell’Unione stessa. Obbligo che  non avrebbe risparmiato nemmeno le compagnie di volo dei Paesi extra-UE.

Anche queste, come d’altronde tutte le concorrenti europee,  sarebbero state obbligate all’acquisto dell’equivalente del 15% delle loro emissioni di CO2. Pena, una serie di severissime sanzioni. Come prima accennato, diverse associazioni e compagnie aeree americane e canadesi hanno impugnato le misure di trasposizione della direttiva in Gran Bretagna, affermando che queste violerebbero la Convenzione di Chicago, il Protocollo di Kyoto, l’Accordo “Open skies”, e  soprattutto alcuni princìpi di Diritto internazionale consuetudinario, in quanto esse tenderebbero ad applicare il sistema di quote di emissioni al di là della sfera di competenza territoriale dell’UE. Ma, con la propria  sentenza del 21 dicembre di quest’anno, la Corte conferma la validità della direttiva che include le attività di trasporto aereo nel sistema di scambio.

Sono ovviamente molto soddisfatta di vedere che la Corte ha concluso che la direttiva UE è pienamente compatibile con il Diritto internazionale“, ha commentato il Commissario UE al Clima, Connie Hedegaard. “Le compagnie aeree Usa – ha scritto, sempre, il Commissario– hanno sfidato la legge UE in un tribunale. Dopo la sentenza chiara e cristallina di oggi, ora l’UE si aspetta che le compagnie statunitensi rispettino le norme europee, come l’UE rispetta le leggi Usa“. Parole sante e sensatissime, a mio avviso, qualora si voglia richiamare, all’attenzione di chi le ascolta, un doveroso senso della reciprocità del Diritto internazionale. Peccato, però, che in esse non echeggi minimamente il fatto che la collaborazione tra tutti gli Stati non debba essere, in materia di ambiente, soltanto un fatto negoziale, bensì una spontanea necessità esistenziale! Ancora una volta, credo che le esigenze ed il linguaggio del giurista e del politico stiano perdendo di vista il più essenziale linguaggio dell’Uomo.


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