Atteso l’oramai diffuso errore di ipotesi di far dipendere il successo dell’attuale Governo, in termini di incremento del PIL e di occupazione, anche dalla estensione della vendita dei farmaci di fascia C al di fuori della farmacia tradizionale, è verosimile presumere il ripetersi (a partire dalla seduta del CdM di oggi) di quanto già accaduto nella fase di conversione del Decreto Legge 201/11 .

Ci si riferisce a quell’andirivieni di tesi, molte delle quali  campate in aria, che miravano, “sotto mentite spoglie”, a trasferire sostanzialmente una parte dei ricavi delle farmacie alle parafarmacie, ma soprattutto alla Grande Distribuzione Organizzata.

In tutto questo bailamme si è trascurata l’importanza di circoscrivere bene il problema, preferendo il richiamo a tesi populisticamente accattivanti, del tipo quelle ripetute in lungo e in largo dal leader del PD Pierluigi Bersani. Tesi francamente penalizzanti per il futuro dell’assistenza farmaceutica, premianti solo per chi guadagnerebbe qualche corner in più, da utilizzare soprattutto come fiore all’occhiello, quasi a volere guadagnare quella parvenza professionale che è ben lontana dall’immagine che la GDO si è costruita nel tempo. In senso scadente è stata, infatti, utilizzata sino ad oggi l’opportunità della vendita dei SOP e OTC, venduti in campagna natalizia con sconti del 50%, a tutto svantaggio della salute dei cittadini, affascinati dagli “affari”. Una nuova occasione per il mercato dei grandi numeri che potrebbe tra l’altro riscontrare l’interesse anche degli ingenti capitali della delinquenza organizzata.


Immaginiamo cosa avrebbero detto al riguardo Francesco Crispi nel 1888 e Giovanni Giolitti quasi un secolo fa. Il primo, peraltro, male interpretato da chi vi fatto diretto riferimento in Parlamento, forse perché male imboccato. Si è, invero, fatto un esplicito richiamo a Crispi per dimostrare che la liberalizzazione dell’apertura fosse stata positivamente ideata dal medesimo. Non è proprio così. Primo perché la ratio del legislatore di allora fu quella di porre una seria demarcazione, in ragione della rispettiva autonomia professionale, tra lo “speziale” di allora, che preparava i medicamenti, e il medico che li prescriveva. L’esigenza, dunque, di moralizzare il “mercato” gestito sino ad allora troppo promiscuamente. Secondo perché allo stesso Crispi, ove mai, deve essere ascritta la responsabilità del grave danno provocato “nell’arco di un ventennio di una elevatissima concentrazione di farmacie nelle grandi città o nei centri altamente popolati ed il parallelo abbandono dei centri a bassa densità di popolazione” (fonte: www.salute.gov.it).

A questo punto, è forse il caso di ricordare bene da dove viene e cosa sia il servizio farmaceutico. Ma soprattutto sottolineare che quanto si vuole realizzare oggi poco ha a che fare con la “liberalizzazione” in senso proprio. E non perché lo dicano i farmacisti, ma perché lo sanciscono le leggi!

Da dove viene l’attuale servizio farmaceutico. Dopo l’Unità di Italia intervennero quattro provvedimenti normativi (le leggi: 5849/1988 cd Crispi; 418/1913 cd Giolitti; 475/68 e 362/1991) tutti garanti della diffusione del servizio farmaceutico sul territorio da esercitarsi in regime concessorio. Una opzione giuridica, questa, che riassume in capo allo Stato (prima) e oggi alle regioni la titolarità del relativo esercizio, da effettuarsi direttamente, per il tramite delle farmacie pubbliche o attraverso farmacisti concessionari, in ragione degli ambiti previsti nelle relative piante organiche comunali. Questi sono stati i presupposti che hanno fino ad oggi reso la farmacia italiana il presidio assistenziale più diffuso nel Paese e più apprezzato nel mondo.

Del resto, quanto alle anzidette previsioni legislative, esse hanno ricevuto un  unanime riconoscimento di legittimità dal Giudice nazionale del massimo rango ma anche di quello comunitario. Più precisamente,

–  la Corte Costituzionale, con la sentenza (e non solo) n. 87 del 10 marzo 2006, ha riconosciuto l’attuale servizio reso dalle farmacie di interesse pubblico e sociale e, pertanto, prevalente sulla tutela della concorrenza e del mercato, da considerarsi “marginale” in relazione alla  tutela della salute garantita ovunque;

–  la Corte di Giustizia Europea, con le sentenze del 10 giugno 2010, C-570/2007, e del 19 maggio 2008, C-531/2006), ha sancito la legittimità e l’appropriatezza dell’attuale sistema fondato sulla pianta organica, in quanto tale perfettamente compatibile con gli interessi tutelati a livello comunitario.

Sgretolare l’attuale sistema, per mere speculazioni elettoralistiche, ove si intende far passare il farmacista per il “riccone di turno”, senza tenere conto dello stato di difficoltà in cui versa la maggior parte delle farmacie italiane a causa della consistente riduzione dei margini (dovuta allo sconto ex lege al SSN del 10% medio, alla vendita per conto in netta espansione e al massivo ricorso ai generici) e dei ritardi di pagamento, rappresenta un esempio di grave irresponsabilità politica. Un gesto sconsiderato che potrebbe determinare un reale pericolo per l’occupazione garantita dal sistema medesimo!

Liberalizzazione. La foga di sostenere e a tutti i costi la tesi liberalizzatrice ha causato una grave inappropriatezza anche nel linguaggio. Invero, nulla ha a che fare la liberalizzazione con quanto si sta tentando di fare, anche perché sarebbe grave il contrario, considerato che liberalizzare significa nella sostanza rimuovere la tutela statale/regionale dal settore economico/professionale interessato. Ciò sarebbe, peraltro, in contrasto con la Costituzione (art. 32) e con le leggi vigenti.

Ciò che si sta proponendo è, difatti, solo la degradazione nella vendita di una certa tipologia di farmaci, sottraendola dal regime concessorio per consentirla in regime meramente autorizzatorio e promiscuo.

Liberalizzare è tutt’altra cosa. Sarebbe, per esempio,  toccare i grandi interessi che stanno dietro le 675 società degli enti locali che gestiscono in esclusiva l’energia, i trasporti e i servizi pubblici locali. Ma anche quelli che sono dietro la gestione autostradale, i servizi postali , le benzine, il sistema oligopolistico delle banche e banchieri, eccetera eccetera.

Nel caso delle farmacie se riforma c’è da essere, occorre ripensare al suo sistema, magari razionalizzandone la distribuzione e accelerando i concorsi per le sedi vacanti e/o di nuova istituzione.


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29 COMMENTI

  1. Luca, vedi che avevo ragione? Tu affermi che i concorsi ci sono stati e che poi alla fine sono diventate tutte e tre le farmacie con lo stesso cognome! questo cosa dimostra? con la liberalizzazione sarebbe peggio: più capilate più punti di vendita. Quindi chi non ha soldi tanti soldi sarà schiacciato più di qianto possano garantire i concorsi più attuali oppure le società di giovani che possono acquistare una farmacia tutta loro.
    Stiamo attenti a non farci prendere per il sedere dalla grande distribuzione. Studia e fai i titoli necessari e vedrai che prima o poi ce la fari come è successo a me a 38 anni titolare!

  2. Caro Achille, beato lei che ha avuto il tempo e le possibilità di stare 15 anni sui libri! Mi permetto ancora di affermare che purtroppo nell’ambito dei concorsi la meritocrazia va un po a farsi benedire, dal momento in cui in una città che conosco, ben 3 farmacie vinte a concorso portano ora lo stesso cognome…

  3. Ha ragione PIero. Un consiglio a Luca, da uno che il concorso lo ha vinto da pochissimo con tre lauree e due master: si impegni e studi piuttosto che pensare che a chi ha i soldi per aprirsi una megaparafarmacia venga riconosciuto ciò che altri è impedito. Nel mio paese le farmacie sono state vinte 4/12 a concorso. Da che è mondo e mondo la liberalizzazione regala il mercato al capitale e non ai cervelli.

  4. Luca è solo un fazioso che ce l’ha a prescindere con i titolari di farmacia e non sa nulla di concorsi.
    Infatti, ai concorsi si accede liberamente e i punteggi per ben concorrere riguardano in parte titoli di carriera (esercizio di farmacista), che hanno però un limite, per l’altra titoli di studio per esempio altra laurea ,master pubblicazioni e così via. Molto probabilmente il nostro è abbastanza scarso in termini di punteggi meritocratici e se la prende con i farmacisti titolari per mestiere. Questo è mediavalismo. Poi liberalizzare non vuol dire non ereditare, tutt’altro.

  5. Vorrei precisare, io che sono farmacista e che ormai ho fatto il callo per questo mestiere, che se si vincessero le farmacie, nessuno comprerebbe più i gratta e vinci!
    Mi spiego: i concorsi costano, ed il punteggio che può ottenere un candidato sostenendo una prova perfetta sarà sempre minore rispetto a quello di partenza di chi è stato direttore o titolare di farmacia. Come dire, l’acqua va sempre al mare.
    In più esistono ancora leggi di tipo medievale secondo le quali, deceduto un titolare di farmacia e con nessun erede laureato, si da tempo 5 anni agli eredi per iscriversi alla facoltà di farmacia e laurearsi. MA CI RENDIAMO CONTO???? Questo nessuno lo dice!!
    …e poi devo leggere che la liberalizzazione non è un vantaggio per i giovani farmacisti perchè “un domani potrebbero vincere una farmacia”…ma sveglia!!!

  6. Mio nipote sta facendo la tesi per laurearsi in farmacia, leggendo con lui notizie internet mi è capitato l’articolo di tale Jorio. Devo dire che lo condivido e spero che mio nipote un domani vinca una farmacia e sappia soprattutto fare il farmacista. Io al mio sono superaffezionato come vedo tutti i miei coietanei ci fa compagnia nei nostri malesseri. Ma quale grande distribuzione? ma siamo matti!

  7. Io sono inlinea di principio d’accordo con la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Quello che mi preoccupa leggendo i commenti che si stanno molitplicando le caste a quella dei farmacisti si stanno affiancando quella delle parafarmacie e quella dei supermenrcati. Mah si può andare avanti così?

  8. La cosa triste di tutto ciò è pensare quello che gli altri ci vogliono far pensare.
    E’ un dato certo che l’avvento delle parafarmacie ha portato un beneficio al cittadino riguardo il prezzo dei farmaci, che sono scesi di circa il 15%, mantenendo la figura professionale (lo posso dire a gran voce io, titolare di parafarmacia, che fino a pochi mesi fa dispensavo morfina). L’unico appiglio sul quale fa pressione la casta dei farmacisti titolari è la nota stonata, se così la vogliamo considerare, della figura del farmacista della grande distribuzione, il quale, per il contesto in cui è stato inserito, assicura sicuramente la stessa competenza professionale ma fidelizza di meno il cliente, perchè è proprio la concezione del centro commerciale stesso che non lo permette.
    La soluzione, a mio avviso, è la seguente: estendiamo il mercato, permettiamo un po di sana concorrenza, diamo spazio a tutti e poi sarà il cittadino a decidere dove andare, se al centro commerciale “tanto per me è indifferente”, alla nuova parafarmacia “diamo spazio ai giovani”, alla farmacia sotto casa, “perchè mi ci trovo tanto bene..”

  9. SAREI DIFFIDENTE AD ACQUISTARE DELLE SPECIALITA’ MEDICINALI NEI SUPERMERCATI.
    NON DUBITO SULLA PROFESSIONALITA’ DEI FARMACISTI PRESENTI NEI PUNTI VENDITA DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE MA CONTINUO SEMPRE A RESTARE FEDELE AL CANALE FARMACIA.
    SPERIAMO CHE IL GOVERNATORE MONTI E IL SUO STAFF POSSANO RIVOLGERE LE LORO ATTENZIONI AD ALTRI STRUMENTI UTILI A RISOLLEVARE L’ECONOMIA!
    BUON 2012

  10. FORZA MEDIOEVO/
    Se la Corte Costituzionale ha riconosciuto l’attuale servizio reso dalle farmacie di interesse pubblico e sociale, come si concilia questo con il diritto ereditario con cui si trasmette la concessione pubblica per poter aprire una farmacia?
    O forse dobbiamo anche riconoscere di interesse pubblico che il nostro farmacista sia figlio a sua volta di padre farmacista?
    E’ penoso questo ergersi a difensori di un sistema medioevale.
    Padri farmacisti = figli con farmacia (anche senza laurea in farmacia).
    Padri non farmacisti = figli senza farmacia (anche con laurea in farmacia).
    Prima occorrerà scriverà un elenco con i nomi degli italiano promedioevo.

  11. Le farmacie sono contrarie alla vendita di alcuni farmaci nelle parafarmacie, allora mi sapete dire perchè le farmacie possono vendere anche creme, cremine per il corpo ecc
    a discapito dei negozi di profuneria in difficoltà di sopravvivenza.

  12. Ho letto una intervista della on.le Martini ex sottosegretaria alla sanità nel passato governo.
    Ritiene la liberalizzazione pericolosa nell’istaurato clima collaborativo delle farmacie. Credo che abbia proprio ragione

  13. Ma cosa vuol dire liberalizzare i farmaci se non affievolirne l’attuale posizione di attenzione di tutta l’utenza. Io da consumatore anziano avrei paura a rivolgermi ad supermercato per acquistarli. Ho provato in una parafarmacia mi hanno dato una pomata per un occhio che sono dovuto andare in ospedale. Vuoi mettere l’esperienza del mio farmacista?
    Buon 2012

  14. Mi spiegate una cosa? come mai nella liberalizzazione dei farmaci quelli tosti (stupefacenti & c) sono rimasti nella farmacia? sfiducia in tutto il resto, supemercati in testa? Ma allora perchè dovremmo andare nelle parafarmacie e dei supemercati?

  15. Uè ma siamo mica matti, mica siam venuti qui per disegnare sulle scatoline dei farmaci le mozzarelle fresche! bersani dixit. Vai avanti nelle tue battaglie di retroguardia che prima o poi riuscirai a portarti a casa un qualche risultato

  16. Ma quali liberalizzazioni!
    Per quanto mi riguarda credo che difficilmente acquisterò farmaci nei centri commerciali, nelle coop, esselunga e similari.
    Il rapporto e il confronto con il mio farmacista/amico credo sia insostituibile.
    Spero che il governo Monti dedichi più attenzione a risolvere i problemi veri degli italiani.
    La riforma dei concorsi per diventare farmacisti, infine, un’altra utopia!
    Buon 2012 (speriamo!!!!!!!)

  17. Non si stente parlare altro che di farmacie e taxi non se ne pò più ma cosa vuoi che ce ne freghi di queste cose a noi anzianoi pensionati che tra poco moriremo di stenti

  18. Ma che male c’è a comprare le aspirine nei negozi qualsiasi? In America è così da tempo. L’importante è che il produttore sia quello giusto

  19. A sentire Monti mi pare che abbia rinviato il problema anche se ha precisato l’impegno del suo governo in proposito. ma dico io, vale la pena tanto inchiostro e tante divisioni per una fetta di mercato che rimarrà quasi tutta nelle farmacie? Io per esempio non andrà mai nei supermercati e come me tanti

  20. Anche io esprimo il mio parere sulle paventate liberalizzazioni:
    sono inutili, non portano alcun guadagno a noi consumatori e sicuramente non sono una opportunità redditizia per chi voglia cimentarsi in una nuova attivita’ commerciale (parafarmacia e/o similare).

    Buon anno

  21. Sono un farmacista turnista, cioè che fa sostituzioni nelle farmacie altrui. Lo faccio perchè l’ho scelto perchè si guadagna di più lavorando per meno giorni. Non sono d’accordo con molti dei commenti perchè ritengo i farmacisti in forte crisi, tanto da essere a rischio di fallimento. Debiti rateizzati all’infinito, anticipazioni delle notule mensili, liquidità zero. Anche la prafarmacie sono in braccio a Maria non campano neanche. Serve rafforzare il servizio pubblico perchè sarananno in tanti a lasciarci le penne, tranne che i megastore che se ne fregheranno della salute dei cittadini tanto rifilano loro gli alimenti & c.
    buon anno

  22. Per anni ho cercato di far capire ai miei colleghi che la farmacia andava rivista, con più servizio e orari molto più ampi, per andare incontro alle mutate abitudini dei cittadini. Queste proposte mi sono costate l’espulsione dal sindacato Federfarma perchè andavano contro gli interessi della categoria! Ora, invece, la stessa federfarma promuove una raccolta firme con le mie stesse motivazioni .
    Il problema è che i farmacisti non sono in grado di capire qual’è la strada giusta da percorrere! Si raccontano che il sistema funziona, che le farmacie sono aperte 24h e cosi via , a mio parere si può fare molto di più, con un pò di sforzo e sacrificio.
    Il problema è che la maggior parte dei titolari, a parte quelli delle farmacie rurali “vere”, sono dei fannulloni e non vogliono perdere una parte dei loro privilegi. Sostengono che non siamo un esercizio commerciale, ma bensì una professione , a parer mio siamo un esercizio commerciale altamente specializzato sui medicinali sop otc fascia a e c, ma in molti casi trascuriamo omeopatia, fitoterapia, veterinaria, etc! E’ giunto il momento di fare un esame di coscenza e valutare dove sbagliamo!
    Ritengo che Monti e gli altri ministri facciano il loro dovere, spetta a noi fare il nostro e a rimediare agli sbagli del passato.

  23. Per molti anziani come me la farmacia è uno di quei riferimenti certi dal momento che il Farmacista di sempre è il professionista che sta più vicino ai nostri problemi, addirittura meglio di come fa il medico di base che ha sempre meno pazienza!!!

  24. E’ giusto quanto dice Jorio ma è anche giustissimo quanto dice davide Biondi sui concorsi. L’impegno dovrebbe essere proprio in tal senso fare presto e bene i concorsi. Così prima o poi i bravi diverranno titolari così come spero di divertarlo io.

  25. la parola CONCORSI riferita alle farmacie può provocare solo risate sguaiate o sconcerto in qualsiasi farmacista per bene.
    L’autore dimostra di saperne qualcosa sull’argomento farmacie ma sicuramente non conosce il mondo del concorso a sede farmaceutica.
    Il castello farmacia ormai tende al declino e quaesta farsa nasce proprio da quel tipo di concorso …………..

  26. Non so se sia giusto o sbagliato ciò che l’autore sostiene, sta di fatto che con il mio farmacista mi trovo proprio bene. Ho dubbi che sarei soddisfatto nell’acqustare medicinali in un grande magazzino ove è tutto anonimo, veloce, irriflessivo e speculativo.

  27. IL GOVERNO MONTI INSISTE SU CIò CHE è INUTILE E TRASCURA LE COSE IMPORTANTI FORSE PERCHè ANCH’ESSO PREDA DEI GRANDI INTERESSI.
    MA COSA C’ENTRANO LE FARMACIE E I TAXI CON LA CRESCITA ECONOMICA DEL PAESE?

  28. Vi leggo tutti i gionri. Ancora un articolo sui farmaci fuori dalla farmacia per una causa giusta. Lavoro in una farmacia comunale e mi auguro di lavorarci fino alla pensione. Perchè mettere in crisi un sistema?
    buon 2012

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