Nel corso della seduta plenaria tenutasi a Strasburgo il 15 novembre scorso, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con la quale ha invitato la Commissione a proporre alcune modifiche alla direttiva 2005/36/CE. Tale direttiva, come noto, ha istituito un regime di riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali prevedendo il riconoscimento automatico dei titoli di formazione, in base al coordinamento delle condizioni minime di formazione, relativamente alle attività professionali di medico, infermiere, dentista, veterinario, ostetrica, farmacista e architetto. Essa si applica a tutti i cittadini di uno Stato membro che vogliano esercitare una professione regolamentata in uno Stato membro diverso da quello in cui hanno acquisito le loro qualifiche professionali.

La Direttiva 2005/36/CE è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206 e si applica ai cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea i quali vogliano esercitare sul territorio nazionale, quali lavoratori subordinati o autonomi, una professione regolamentata in base a qualifiche professionali conseguite in uno Stato membro dell’Unione Europea e che, nello Stato d’origine, li abilita all’esercizio di detta professione. La professione può essere esercitata in regime di stabilimento o con prestazione transfrontaliera temporanea e occasionale.

Il riconoscimento delle qualifiche professionali permette – oggi – di accedere alla professione corrispondente per la quale i cittadini europei sono qualificati nello Stato membro d’origine e di esercitarla alle stesse condizioni previste dall’ordinamento italiano.


Diverso dal riconoscimento professionale, che abilita direttamente all’esercizio di una determinata professione, è il riconoscimento accademico che consente al possessore di un diploma di continuare gli studi o avvalersi di un titolo accademico in un altro Stato membro dell’UE.

Questo tipo di riconoscimento ricade nella sfera di competenza degli Stati membri, responsabili per il contenuto e l’organizzazione dei loro sistemi educativi e formativi.

In particolare, l’equipollenza dei titoli di Studio, scolastica o accademica, è la procedura mediante la quale l’autorità scolastica o accademica determina l’equivalenza, a tutti gli effetti giuridici, di un titolo di studio conseguito all’estero con un determinato titolo presente nell’ordinamento italiano.

La pubblicazione del Libro Verde sulla modernizzazione della direttiva 2005/36/CE, avvenuta il 22 giugno 2011 ha indubbiamente contribuito a stimolare la riflessione sul tema.

Con la risoluzione del 15 novembre scorso, il Parlamento Europeo ha espresso il proprio punto di vista per semplificare le procedure di riconoscimento, migliorare le disposizioni esistenti, integrare i professionisti e garantire la sicurezza dei consumatori, soprattutto in considerazione della domanda e dell’offerta di lavoro esistente nell’intero territorio dell’ UE.

Secondo un recente sondaggio, infatti, il 50% dei giovani europei vorrebbe lavorare in un altro Paese dell’UE, ma trova un ostacolo nel sistema per il riconoscimento delle qualifiche professionali, attualmente lento e complicato. Per questo la Commissione ha adottato una proposta di revisione della direttiva 2005/36/CE sulle qualifiche professionali per rendere più rapido, semplice e affidabile il riconoscimento delle qualifiche professionali ottenute nell’Unione Europea.

Lo scopo è quello di semplificare le regole per la mobilità dei professionisti all’interno dell’Unione, introducendo una tessera che certifichi le qualifiche professionali per poter continuare ad esercitare qualunque professione in qualunque paese dell’Unione Europea.

L’iniziativa risponde anche alla necessità di far fronte ad una diminuzione della popolazione in età lavorativa che in diversi Stati membri determinerà nei prossimi anni un aumento della domanda di personale altamente qualificato, secondo le stime elaborate dal Cedefop, il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale.

Fra gli elementi più importanti di questa proposta vi sono:

– la possibilità di ottenere nello Stato membro nel quale ci si voglia spostare un “accesso parziale” alla professione;

– un migliore accesso alle informazioni relative al riconoscimento delle qualifiche professionali attraverso gli sportelli unici;

– l’aggiornamento dei requisiti minimi di formazione per medici, dentisti, farmacisti, infermieri, ostetriche, veterinari e architetti;

– l’introduzione di un sistema di allerta per la segnalazione di quei professionisti che lavorano in ambito sanitario ai quali è stato proibito di esercitare la propria attività professionale da un’autorità pubblica o un tribunale;

– la sostituzione delle piattaforme comuni con il quadro di formazione comune e di verifiche professionali comuni;

– la valutazione reciproca che gli Stati membri dovranno condurre in merito alla regolamentazione delle proprie professioni.

Grazie a questa tessera – passaporto verranno eliminate le barriere all’ingresso e le pratiche burocratiche che, ancora oggi, bloccano la piena mobilità per chi è alla ricerca di lavoro. Si tratta, dunque, di una innovazione normativa che consentirà uno scambio più intenso e proficuo di professionalità tra i vari Paesi dell’Unione, con vantaggi sia per i mercati locali che per i lavoratori, che finalmente potranno muoversi nella UE migliorando sensibilmente le proprie aspettative professionali.

La proposta di riforma è stata sostenuta dal commissario al Mercato interno ed ai Servizi finanziari, Michel Barnier, che ha spiegato come “l’Europa sta affrontando numerose sfide. Una di esse sarà l’aumento della domanda di personale altamente qualificato in tutta l’Ue”, e che quindi “la proposta sulle qualifiche professionali risponde all’esigenza di disporre di un buon sistema di riconoscimento delle qualifiche per sostenere la mobilità dei professionisti di tutta Europa”. Potrebbe essere la via giusta da seguire per dare una risposta concreta ai problemi dei lavoratori ma anche per ridare slancio all’economia e per aiutare le aziende ad affrontare la cronica necessità di personale altamente qualificato. «In questo modo per coloro che dispongono delle necessarie qualifiche sarà più facile trasferirsi laddove si prospettano offerte di lavoro, contribuendo così alla crescita dell’economia europea».

Questa sorta di “passaporto professionale” mira a tagliare la burocrazia e gli impedimenti che rendono difficile esercitare un lavoro in uno qualunque degli Stati membri, pur avendo ricevuto in patria l’abilitazione necessaria. Il fine è quello di aggiornare e uniformare i requisiti minimi di formazione per le professioni come quella di medico, dentista, farmacista, infermiere, ostetrico, veterinario e architetto.

Per arrivare a questo, però, occorre fare chiarezza sulle professioni regolamentate, che allo stato attuale sono ben 800 per 27 Stati. Per questo motivo, con ogni probabilità, tale tessera sarà collegata al sistema d’informazione del mercato interno (IMI), ulteriormente potenziato al fine di estenderlo alle professioni che non rientrano ancora nel campo di applicazione di questo sistema di informazione. Il sistema IMI, infatti, è uno strumento elettronico volto a sostenere la cooperazione amministrativa per la legislazione del mercato interno e facilita il lavoro delle autorità competenti degli Stati membri contribuendo a superare gli ostacoli pratici legati, in particolare, alle differenze di cultura amministrativa, alla diversità delle lingue e all’individuazione delle controparti a cui rivolgersi negli altri Stati membri. Non ci resta, dunque, che attendere i risultati di questo intenso lavoro da parte delle Istituzioni europee affinchè si traducano in concrete proposte legislative di modifica della direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali.


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  1. VORREI CONOSCERE, CORTESEMENTE, GLI ULTIMI SVILUPPI, ALLA DATA ODIERNA, SULLA TESSERE PROFESSIONALE EUROPEA. GRAZIE

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