Eastern District Pennsylvania (Stati Uniti), 10 luglio 2007

Parti: Gordon Roy Parker v. Google, Inc.

FATTO

Nel caso di specie, l’attore, Gordon Roy Parker, è uno scrittore che ha scritto l’e-book “29 Reasons Not To Be A Nice Guy”. Parker è titolare del copyright sull’opera e gestisce altresì il sito internet Cybersheet.com.


Per mezzo di Google era possibile visualizzare parti dell’opera, registrate da Google stessa come copie cache. Ciò avveniva poiché lo stesso Parker aveva registrato queste parti della propria opera sul BBS (bulletin board system) USENET, di proprietà di Google.

A giudizio dell’attore, la distribuzione di parti della propria opera e la sua reperibilità in Rete comporterebbe per ciò solo una violazione del copyright, sia a titolo diretto che a titolo di contributory infringement sia ancora a titolo di responsabilità vicaria. In realtà, l’attore presentava ben 11 claims, tra cui anche violazione del Lanham Act (in materia di trademark), diffamazione, violazione della privacy.

DECISIONE

La Corte ha stabilito che Google non è responsabile per i messaggi Usenet archiviati, che contengono estratti delle opere coperte da copyright dell’attore. Mancherebbe, nell’ipotesi in esame, il requisito volitivo della violazione, dal momento che la copia cache dell’opera tutelata è il risultato di un’attività di intermediazione tecnica di Google. Non vi sarebbe, quindi, una partecipazione attiva nella commissione dell’illecito: “Personal liability extends only to those persons who actively participate as a moving force in the decisions to engage in the infringing acts or otherwise cause the infringement as a whole to occur”.

Il ruolo di Google, a giudizio della Corte, sarebbe assimilabile a quello di qualsiasi altro ISP e rientrerebbe nei casi di esonero di responsabilità disciplinati dal Digital Millennium Copyright Act. In particolare, fondandosi sul precedente Field v. Google, (D. Nevada 2006), i giudici hanno ammesso che l’attività di caching sia coperta dalla § 512 (b) del DMCA.

La Corte Distrettuale ha altresì respinto l’ipotesi di una responsabilità vicaria o di una contribuzione attiva nella commissione dell’illecito (vicarious liability o contributory infringement), poiché Google non sarebbe a conoscenza dell’illiceità della condotta posta in essere dai soggetti terzi (actual knowledge) e poiché, da tale attività, non deriverebbe un beneficio economico diretto in capo all’intermediario.

La Corte richiama altresì il precedente Netcom, affermando che l’attività di caching possa essere assimilata analogicamente a quella svolta da una fotocopiatrice: “[T]he mere fact that [the ISP’s] system incidentally makes temporary copies of plaintiffs’ works does not mean [the ISP] has caused the copying. The court believes that [the ISP’s] act of designing or implementing a system that automatically and uniformly creates temporary copies of all data sent through it is not unlike that of the owner of a copying machine who lets the public make copies with it. […] Although copyright is a strict liability statute, there should still be some element of volition or causation which is lacking where a defendant’s system is merely used to create a copy by a third party”.

Google era stato inoltre convenuto per concorso nella diffamazione, atteso che alcuni dei messaggi “postati” avrebbero avuto natura diffamatoria: anche tale imputazione è stata rigettata, considerando che il § 230 del Communications Decency Act (“CDA”) stabilisce che gli ISP non siano responsabili per eventuali illeciti diffamatori commessi da terzi.

 Il testo integrale della decisione è disponibile qui


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