La famiglia Obama ha di recente confessato al settimanale People che alle figlie Malia di 13 anni e Sasha di 10 anni non viene consentito di utilizzare Facebook. Secondo i coniugi Obama il più grande social network del mondo è ancora troppo “pericoloso” per le loro figlie nel pieno dell’adolescenza e troppo esposte ad insidie che un cognome famoso come quello del presidente USA potrebbe comportare.

Indubbiamente queste dichiarazioni per un personaggio politico come Obama, che ha vinto le elezioni presidenziali grazie anche ad un massiccio utilizzo della rete e dei social network, non rappresentano proprio una bella pubblicità per Facebook che sta cercando di recuperare un minimo di credibilità a seguito delle tante critiche subite per le continue violazioni alla privacy degli utenti ed anche per l’uso non sempre legittimo di personaggi privi di scrupoli.

In realtà bisogna capire che quando si utilizzano queste grosse piazze virtuali come i social network la forma di tutela più efficace è sempre l’autotutela, cioè la gestione attenta dei propri dati personali. Difatti, i contenuti creati dagli utenti e resi pubblici attraverso il mezzo telematico, costituiscono un potenziale veicolo di violazioni degli interessi di terzi e in questo senso una minaccia per diritti quali l’immagine, l’onore e la reputazione, nonché la riservatezza. Come messo in risalto da alcuni interpreti, la rete, che per sua natura tende a connettere individui, formazioni sociali e istituzioni di ogni genere, pone questioni “inquietanti” in quanto risolvibili solo con nuovi approcci, soluzioni mai adottate prima e in taluni casi non ancora individuate.


Quando si inseriscono i propri dati personali su un sito di social network, si perde il controllo degli stessi. I dati possono essere registrati da tutti i propri contatti e dai componenti dei gruppi cui si è aderito, rielaborati, diffusi, anche a distanza di anni.

A volte, accettando di entrare in un social network, si concede all’impresa, che gestisce il servizio, la licenza di usare senza limiti di tempo il materiale che viene pubblicato on-line e quindi le proprie foto, chat, scritti, pensieri.

Inoltre se si decide di uscire da un sito di social network spesso si prevede solo la possibilità di “disattivare” il proprio profilo, non di “cancellarlo”. I dati, i materiali pubblicati on-line, potrebbero essere comunque conservati nei server, negli archivi informatici dell’azienda che offre il servizio. E’ necessario, quindi, leggere bene cosa prevedono le condizioni d’uso e le garanzie di privacy offerte nel contratto ed accettate dagli utenti al momento dell’iscrizione.

D’altro canto la maggior parte dei siti di social network ha sede all’estero, e così i loro server. In caso, quindi, di disputa legale o di problemi insorti per violazione della privacy, non sempre si è tutelati dalle leggi italiane ed europee.

Di conseguenza è chiaro che il miglior difensore della propria privacy è lo stesso interessato che deve riflettere bene prima di inserire on-line dati delicati da non diffondere o che possono essere usati a proprio danno.

Questo concetto potrebbe non essere compreso subito da ragazzi troppo giovani, ma per questo ci sono i genitori, cara famiglia Obama, che dovrebbero insegnare ai propri figli un uso consapevole della Rete e non porre dei veti difficili da digerire e da gestire.


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