Un passo indietro che non è proprio uno stop ma poco ci manca. Sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, accolta con entusiasmo dalle parafarmacie e bocciata invece dalle farmacie tradizionali, ha prevalso alla fine la linea della moderazione, che potrebbe avere effetti ancora non facilmente calcolabili. E rientra così la minaccia di una protesta da parte dei farmacisti di Federfarma che avevano ipotizzato di arrivare fino alla chiusura degli esercizi per contestare l’uscita di questi medicinali che producono da soli un giro di affari di circa 3 miliardi di euro l’anno.

La misura, difesa dal ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, perchè «era fatta bene», è stata modificata in commissione da un emendamento che ha posto paletti ancora più stringenti di quelli che già c’erano su controlli, sicurezza e farmacovigilanza: saranno liberalizzati, infatti, se non ci saranno altre correzioni, solo i farmaci di fascia C per i quali sarà stabilito che non è più necessaria la prescrizione medica. A stilare la nuova lista sarà chiamato il ministero della Salute insieme all’Agenzia italiana del farmaco, entro 4 mesi dall’entrata in vigore del decreto.

Un passaggio delicato e complesso, perchè si dovrà tenere conto non solo del fattore economico ma anche delle implicazioni medico-scientifiche. In ogni caso il nuovo testo della manovra, in queste ore al vaglio dell’Aula, già esclude diverse tipologie di farmaci di fascia C (con ricetta ma non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale) a partire da quelli con effetti stupefacenti o psicotropi, passando per quelli «del sistema endocrino», ad esempio la pillola contraccettiva, e quelli iniettabili.


Una scelta arrivata all’ultimo minuto e subito stigmatizzata dal Pd che non ha esitato a parlare appunto di «stop» alla liberalizzazione. E che è stata accolta positivamente invece da Federfarma, che ha deciso di fermare la protesta annunciata, perchè, con ogni probabilità, la misura così ripensata alla fine avrà un impatto molto più limitato di quello immaginato all’inizio.


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7 COMMENTI

  1. HO FIDUCIA IN MONTI MA PURTROPPO VINCERA’ CHI VINCE SEMPRE E NON IL CITTADINO CHE POTREBBE RISPARMIARE ED AVERE UN SERVIZIO “MIGLIORE “. I TITOLARI DI FARMACIA PIANGONO MISERIA MA SI ACCAPARRANO TUTTE LE FARMACIE IN VENDITA, E IL POVERO FARMACISTA LAUREATO COME LORO SE NON E’ TITOLARE DI FARMACIA GIA’ DI FAMIGLIA, IN NESSUN MODO E A NESSUNA CIFRA RIESCE A COMPRARE UNA FARMACIA.

  2. Alex in parte dice una cosa giusta. Da premettere che nelle parafarmacie ci deve essere un farmacista, ma il problema é che si guarda solo nelle tasche dei farmacisti… Vedo che molta gente é poco informata… Vi racconto cosa accade nel meridione. Nel meridione le asl non pagano e molti farmacisti sono costretti ad indebitarsi con istituti di credito per sostenere la domanda e quindi spesso la fascia c serve anche a coprire il sostentamento di queste farmacie in periodi in cui le regioni non pagano. Poi non penso che si creano nuovi posti di lavoro in questo modo .con la liberalizzazione a fronte di un calo della domanda i farmacisti saranno anche costretti a licenziare… Poi perché non si dice che la vera lobby é la grande distribuzione, la quale ha molto a cuore la liberalizzazione per avere fatturati maggiori.
    P.s non penso che i farmacisti di parafarmacia siano farmacisti di serie b…. Hanno uguale dignità di quelli titolari di farmacia …. Non diciamo cavolate i farmacisti che lavorano in farmacia non guadagnano 800 euro al mese neanche il magazziniere guadagna tanto… Cerchiamo di costruire un dibattito costruttivo e non parliamo tanto per far prendere aria alla bocca…

  3. PER ALEX.CARO SIGNORE NON HAI ANCORA CAPITO NULLA(MA IN REALTA’ HAI CAPITO TUTTO)LA LIBERALIZZAZIONE DEI FARMACI IN FASCIA C SERVE AI CITTADINI PER RISPARMIARE E AI TANTI LAUREATI IN FARMACIA COME TE CHE SICURAMENTE NE SANNO PIU’ DI TE MA MOLTO PIU’ DI TE.CHE SONO DISOCCUPPATI O LAVORANO COME DIPENDENTI E GUADAGNANO 800€ AL MESE MENTRE TU ,( FORSE), NON SAI PIU’ DOVE METTERE SOLDI.TEMPO AL TEMPO, MA LA LIBERALIZZAZIONE ARRIVERÀ’

  4. Forse Alex non sa che tutti i farmacisti sono soggetti all’ aggiornamento professionale, tutti i farmacisti sanno fare le preparazioni, tutti i farmacisti sanno prendere la pressione arteriosa,tutti i farmacisti sanno fare le prenotazioni di visite e sanno reperire i farmaci non in 24 ore ,ma anche prima se i depositi ne sono provvisti. I farmaci in mezzo alla lattuga e ai detersivi, a meno che non li vogliamo far vendere ai fruttivendoli o ai salumieri, non sono stati proposti da nessuno e tantomeno dai farmacisti titolari di parafarmacia. Parafarmacia è un termine coniato a sproposito perchè le dovevano chiamare farmacie non convenzionate e gli Italiani non sono così scemi che se hanno più punti vendita di farmaci si avvelenano, piuttosto hanno minore disagio, soprattutto i giorni festivi, a trovare un rimedio per qualche problema più o meno grave.

  5. per ALex. La sua difesa è senza fondamento, come lo è d’altronde la difesa da parte delle associazioni dei farmacisti, farmaco ecc. Se vado in farmacia c’è un farmacista laureato. Se vado in una parfarmacia c’è un farmacista laureato. Dove stà la differenza? Quale è il problema nel vendere medicinali vicino ad una lattuga? Forse che il medicinale si rovina? Ma non vi rendete conto che siete ridicoli? Mi parla di sicurezza? E dove è la differenza tra farmacia in paese e farmacia all’interno di un centro commerciale? Mi illumini signor Alex.

  6. Trovo questa lettera offensiva e falsa!!!!La liberalizzazione dei farmaci di fascia C prevede la dispensazione degli stessi da parte di personale qualificato quanto i farmacisti titolari:i farmacisti non titolari (che non hanno avuto la fortuna di EREDITARE un esercizio PUBBLICO dal paparino ma hanno la stessa preparazione culturale dei titolari,essendo come loro in possesso di una laurea in farmacia!!!).Detto questo mi pare ovvio che i farmaci di fascia C si potranno trovare al supermercato ma saranno comunque dispensati da farmacisti!Come viene allora messa a rischio la salute del cittadino?!Vi dico io cosa è veramente a rischio:il giro d’affari dei farmacisti titolari che perderanno circa 3 miliardi di euro l’anno!Ecco la loro vera preoccupazione!Aggiungo inoltre che la tutela della salute del cittadino sarà ancora più garantita:quante volte vi è capitato in farmacia che un farmaco vi sia dispensato dal magazziniere che certo un farmacista non è?!A me tantissime volte!!!Quanto ai turni di copertura potrebbero imporli anche alle parafarmacie!!!

  7. Se un farmaco, per essere venduto, necessita di ricetta medica, si deve comprare in farmacia, come avviene in tutto il mondo, e come proprio in Commissione ha certificato l’Agenzia Italiana per il Farmaco, organismo tecnico, terzo ed indipendente, che ha rassegnato tutte le sue perplessità sul provvedimento proposto dal governo.
    Per il resto, si ampli se serve il numero delle farmacie, si vendano pure i farmaci da automedicazione insieme alle lattughe ed ai detersivi, se a questo siamo ridotti. Non è quindi una difesa di categoria o di fatturato quella che ci interessa, ma la salvaguardia della salute del cittadino cui viene prescritto un farmaco che – se abusato – può essere pericoloso. Non so se lo stesso può asserire ad esempio l’on. Bersani, che lo scorso 6 dicembre ha inviato una lettera alle cosiddette «parafarmacie» vantando il suo successo sulla formulazione del decreto. E a proposito del segretario del Pd, se tanto gli stanno a cuore le liberalizzazioni, perch´ non ne ha dato prova in occasione del recente referendum sull’acqua, invece che sposare la causa dello statalismo sovietico? Lo stesso vale anche per le signore Marcegaglia ed i professori Monti, cui non mancherà l’appoggio convinto del Pdl quando e se vorranno trattare le vere aperture del mercato dei servizi, non le azioni punitive verso questo o quello. O c’è qualcuno che creda davvero che spostare fatturato da una farmacia a qualche Coop produca sviluppo economico?
    La farmacia, anello fondamentale della filiera sanitaria e sottoposta a continui ed intensi controlli da parte di Asl, Regioni e Nas, gode da sempre della maggior fiducia dei cittadini. Spesso è l’unico presidio sanitario che eroga servizi collegati strettamente al farmaco; garantisce la preparazione di medicinali, risolvendo problemi per dosaggi inesistenti in commercio o per prodotti che l’industria non prepara più per scarsa domanda; svolge i turni di servizio notturni e festivi, garantendo l’assistenza 24 ore su 24 grazie ad una rete di 18.000 punti, seconda solo a quella delle Poste; garantisce il reperimento di farmaci in poche ore; offre prestazioni sanitarie di prima necessità (dalla pressione arteriosa alle prenotazioni di visite) in supporto ad altre strutture di accesso meno agevole e surrogando la Pubblica Amministrazione nelle sue inefficenze; è la struttura a stretto contatto con il cittadino per fornire una pronta assistenza sanitaria. Tutto ciò costituisce la sicurezza che deriva dalla farmacia più che dal farmacista che vi opera, proprio per l’obbligo di formazione e di controlli cui la struttura è soggetta.

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