La riforma non c’è ancora, ma in questi giorni non si fa che parlare di pensioni.  Il sistema contributivo pro rata annunciato dal ministro Fornero e le ipotesi di un blocco dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione hanno fatto storcere il naso ai sindacati che vorrebbero essere convocati al più presto dal nuovo esecutivo per non trovarsi di fronte al fatto compiuto.
“Se fossero vere le notizie anticipate dalla stampa riguardo alle misure sulle pensioni, ci troveremmo di fronte a provvedimenti inaccettabili. Il ventilato blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere, per la CGIL “è esattamente il contrario dell’equità” perché, spiega Vera Lamonica, Segretario Confederale della CGIL con delega al Welfare e alla previdenza –  “colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d’acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi a condizioni di vita che si sono fatte sempre più difficili, con effetti anche sulle condizioni generali del Paese segnate dalla caduta dei consumi e delle dinamiche recessive in atto”. Se fossero vere le anticipazioni, prosegue Lamonica “l’approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive”.
“La CGIL non intende mettere in discussione il limite dei 40 anni di contributi per le pensioni di anzianità – ha rimarcato il segretario generale Susanna Camusso -. Tuttavia, ha aggiunto, “si rischia di continuare a commentare indiscrezioni e indicazioni. Credo che sia giunta l’ora che il Governo chiami le parti e ponga il tema di quali scelte intende fare e come intende discuterne”. Ad oggi comunque, ha concluso Camusso, “dal Governo non è arrivata nessuna convocazione alle parti sociali per discutere la questione delle pensioni”. Anche i segretari di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti  chiedono al più presto un confronto con Palazzo Chigi.
E se le forze sindacali pensano già a scendere in piazza, alcuni parlamentari pensano  alla fuga, ovvero a  rassegnare le dimissioni il prima possibile  o perlomeno prima del 2012 in modo da rientrare nel vecchio sistema dei vitalizi, mentre chi era tra i firmatari della proposta, come l’on. Boccia del PD si lamenta di questa operazione di Fini e Schifani, fatta senza confronto con i gruppi parlamentari.
“Proprio perchè sono tra i primi firmatari di questa proposta, posso dire cosa non va nella direzione individuata. Noi abbiamo chiesto da tempo di eliminare i vitalizi per sostituirli con un sistema contributivo analogo a quello di tutti i lavoratori. Però se lo possono scordare di fare un’innovazione solo sulla testa delle nuove generazioni. Tutti noi entrati nel 2008 siamo furibondi per questa operazione di immagine fatta da Fini e Schifani e non concordata con nessuno. Non c’è stato nessun confronto e neanche una discussione con i gruppi parlamentari” – ha commentato in un’intervista ad un quotidiano nazionale – “Chi decide sulle pensioni degli altri – conclude Boccia – dia per primo il suo esempio. Noi pensiamo che il vitalizio non lo debba avere nessuno, quindi nemmeno tutti quelli che già lo percepiscono”.


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2 COMMENTI

  1. Salve vorrei sapere x cortesia se posso andare in pensione il 1 marzo 2012 avendo maturato il diritto alla pensione come da certificato inps il mese di luglio 2007.
    é da notare che sono nato il 1 marzo 1949 e ho maturato 39 e6 mesi di anzianità complessiva e quindi il 2012 con la nuova legge non riesco ad arrivare a 42 anni di contributi pertanto vista l’urgenza dei tempi vorrei sapere se devo dare le dimissioni entro il 31 dicembre 2011 x evtare di lavorare atri 2 anni gratis .
    Vi ringrazio anticipatamente in attesa di un vs sollecita risposta cordialmente Vi saluto Raffaele

  2. PENSIONI
    prima di fare alcuna modifica è necessario
    – ABOLIRE VITALIZI IMMEDIATEMENTE !!!!
    – Versare i contributi previdenziali per i politici nella posizione inps individuale
    – La regola sul diritto alle pensioni deve essere , per i politici, uguale a quella dei lavoratori DIPENDENTI

    SOLO DOPO aver stabilito queste Dopo di questo si può procedere ad attuare eventuali modifiche se ritenute necessarie dagli esperti

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