“Tre gradi di giudizio indipendentemente dalla natura e dal valore della controversia, sono un lusso che non ci possiamo più permettere”.

Lo ha affermato Michele Vietti, vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, intervenendo Napoli al convegno di Unicost, sull’efficienza del servizio giustizia.

Per ridurre i tempi della Giustizia, sostiene Vietti, ci sono due alternative: modificare i criteri oggi vigenti per il ricorso in Cassazione, oppure introdurre un filtro di ammissibilita’ per gli appelli.


“O, addirittura – aggiunge Vietti – c’e’ un’ipotesi ancora piu’ delicata, che e’ quella di eliminare direttamente l’appello”.

Per il vice presidente del Csm non tutte le controversie meritano di essere valutate in tre gradi di giudizio. “Il sistema americano – conclude Vietti – non ha l’appello o comunque ce l’ha assolutamente discrezionale. Noi, invece, anche per una contravvenzione stradale facciamo tre gradi di giudizio.”


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2 COMMENTI

  1. Si continuano a proporre “scorciatoie” e si elude il vero problema: l’eccessiva durata del processo penale italiano e specialmente del procedimento di primo grado.
    Ci si ostina a non volere prendere atto che il codice vigente:
    a) con il principio della “sepataratezza delle fasi (in virtù del quale, per esempio, tutto quello che è stato fatto nella fase indagini preliminari di regola non è utilizzabile dal giudice nella fase dibattimentale) determina la necessità di “ricominciare sempre da capo”:
    b) con la previsone di assurde cause di inutilizzabilità per vizi meramente formali (v. ad esempio quelle ex art. 197 bis) finisce con il vanificare anni di indagini.
    Generalizzare la previsione di un solo grado di giudizio di merito, però, sarebbe solo … uno scimmiottamentamento degli americani e la mortificazione di garanzie fondamentali, considerato in particolare il “forte” pericolo di “errori in primo grado” derivanti spesso dall’esigenza di evitare la prescrizione del reato (l’abbreviazione dei cui termini proprio lo stesso on. le Vietti patrocinò ai tempi del suo sottosegretariato alla Giustizia ai tempi del Ministro Castelli… ).
    La soluzione?
    Eccola:
    1) abrogare le vigenti norme sulla fase dibattimentale;
    2) generalizzare il “rito abbreviato” quale giudizio di primo grado;
    3) riservare la “riduzione di pena” conseguente al “rito abbreviato” solo ai casi in cui l’imputato non chieda integrazioni probatorie ex art. 438, comma 5, c.p.p. (le quali, pertanto, dovranno essere sempre disposte dal giudice, se ammissibili e rilevanti).

  2. Andiamo avanti così a demolire le garanzie dei cittadini!
    Fra poco diventeremo come la Corea del Nord.

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