Non so dire a quanti mancherà il ministro Calderoli. Così come non so dire perché, sia nella fase terminale del berlusconismo che in quella che ha preceduto la formazione dell’attuale governo, non si è affatto accennato al federalismo fiscale. Al suo futuro. A come andrà a finire.

Infatti, fatta eccezione per un solo richiamo del presidente Monti, in sede di replica al Senato, nessun esplicito impegno in tal senso.

Eppure è legge dello Stato. Invero, con la legge delega 42/08 e gli otto decreti attuativi, che ne sono conseguiti, i suoi paletti legislativi sono belli e pronti per essere ossequiati.


Come dire, i blocchi di partenza sono sulla pista. C’è anche l’ometto pronto allo start. Latitano gli atleti e il traguardo attende invano.

E’ vero che mancano all’incirca 100 provvedimenti applicativi, ma il grosso è fatto. Peraltro, condiviso bipartisan, fatta eccezione per l’Udc e il decreto legislativo che riguarda la fiscalità municipale, opposto dal PD.

E allora perché nessuno ne parla?

Come si diceva, neppure il nuovo Premier vi ha fatto menzione alcuna nella dichiarazione programmatica (salvo un velato richiamo al d.lgs. 23/11 in tema di IMU/ICI), nonostante esso regoli il nuovo sistema di finanza pubblica, rinnovandolo radicalmente!

Muta il meccanismo che manda in soffitta la spesa storica sostituita dai costi standard.

In buona sostanza, il federalismo fiscale costituisce il rinnovato sistema attraverso il quale si renderanno garanti i principali diritti sociali (in primis, sanità, assistenza e scuola) e si assicurerà il funzionamento degli enti locali.

A fronte di una tale irrinunciabile esigenza, un silenzio che fa rumore. Che induce a preoccupazioni, e non di poco conto.

Insomma, un bel dilemma. C’è chi si augura, persino, un passo indietro, che significherebbe la riscrittura dell’art. 119 della Costituzione, con un repentino ritorno al centralismo.

C’è chi, invece, auspica una riscrittura “riparatoria” dei decreti delegati più significativi. Primi fra tutti, quello sul federalismo municipale, ma anche quello sui costi standard. Un modo, questo, per rendere l’attuazione del federalismo fiscale una concreta realtà e, con essa, la cura ai grandi mali. Quelli che hanno afflitto il governo della spesa pubblica e, pertanto, generato l’inenarrabile debito che condiziona negativamente il Paese.

Su tutto, vi è quindi la necessità di dare ordine alla spesa sub-statale (e non solo) non trascurando la qualità delle prestazioni essenziali da rendere esigibili alla collettività. Lo pretende la Costituzione!

Bisogna fare presto a ridare fiducia ai cittadini e ai mercati.

I primi, impauriti dall’abbandono, per esempio, della sanità pubblica, sempre più precaria, incartata dalle liste d’attesa e dalle discriminazioni. Ma anche dal venire meno delle sicurezze di ieri, finanche del rimborso dei titoli di Stato che hanno fatto da compagnia ai loro risparmi.

I secondi, disposti ad una salutare inversione di marcia a condizione che si metta in moto il governo del “sapere fare”, che mandi in soffitta quello del “fare comunque e a prescindere”, purché utile alla sopravvivenza della vecchia politica. Quella che si spera non continui a sopravvivere anche per “interposte persone”.

Dunque, vi è sul tavolo, bella e pronta per essere giocata, una nuova partita. Da affrontare con le dovute cautele e una buona dose di coraggio.

Requisiti che i rappresentanti dei saperi, diligentemente chiamati a fare parte del nuovo Governo, sapranno certamente mettere a disposizione del Paese. Impegnandosi per il migliore esordio di quel federalismo fiscale equo e solidale, che sappia distribuire le risorse in modo da garantire l’unità sostanziale della Repubblica, attraverso l’erogazione uniforme dei diritti civili e sociali.

Questo sarà il modo più corretto per rinviare al mittente quegli indici alzati che, unitamente alle vicende vissute con allarmante disinvoltura dall’ex Premier, hanno contribuito a dare dell’Italia esclusivamente un’immagine hard.


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19 COMMENTI

  1. Ho trovato per caso il vostro sito, facendo ricerca su Virgilio sul tema del federalismo fiscale del quale mi interesso dal 2000. Conosco i numerosi scritti di Ettore Jorio che apprezzo per chiarezza ed esaustività. Ho comprato anche un suo libro. Leggendo i commenti, ai quali ho deciso di unirmi, mi sono reso conto che pochi conoscono che cosa sia e da che cosa sia disciplinato. Per esempio Giorgio rimprovera Berlusconi di non aver fatto i provvedimenti. Non è vero, ne ha approvati otto. Altri, vedono nel federalismo una vittoria di qualcuno e la sconfitta dell’unità d’Italia. Non è vero. Il fedrealismo aggrega in nome del sapere amministrare. Altri vedono nel federalismo fiscale una conlfittualità con ciò che sta accadendo in Europa. Non è vero neppure questo, perchè è ciò che c’è altrove.
    Insomma chiariamoci bene le idee, a cominciare da approfondimenti che spero pubblicherete, magari con firme autorevoli come Jorio.
    saluti e grazie
    A.L.

  2. Mi sono andato a rivedere la legge delega 42 … una legge inutile di fatto! approvare una legge che dice che entro 24 mesi (!!) dovranno essere adottati decreti che regolino la legge stessa è da fessi.

    Ovviamente non è operativa! una belle enunciazione lunga e complicatissima di principi .. che dovranno essere attuati.

    Mi chiedo che cavolo ha combinato Calderoli e perchè Berlusconi non li abbiano fatti questi cavolo di decreti! ma non era un governo pro-federalismo?

    Ho letto l’articolo, molto ben fatto: ma questa è una legge inutile.

  3. I VITALIZI ….. via subito, TUTTI i vitalizi di tutti.
    non siamo tonti, abbiamo chiuso gli occhi fino ad ora …. ADESSO BASTA !!!

  4. C’è aria di ritorno ai temi caldi della sinistra italiana. Centralismo, stagnazione, mantenimento dei cosidetti diritti acquisiti, in poche parole status quo.
    Vediamo il comportamento di Landini e della Camusso che sono riusciti ad affossare l’economia italiana e che si rifiutano di adeguarsi ai cambiamenti dell’economia.
    Temo che il federalismo fiscale verrà affossato in nome della pace sociale che ci porterà alla pace eterna del Paese,

  5. Direttore
    leggo ogni giorno il suo giornale web e devo dire che lo apprezzo, così come lo apprezzano tutti i miei amici ai quali l’ho consigliato.
    Sono una dipendente pubblica di livello dirigenziale molto preoccupata per il federalismo fiscale. Leggo gli articoli di Jorio che in questo articolo mi è apparso un po’ troppo blindato. Contrariamente a come solitamente scrive non propone nulla. Forse che è divenuto un federalista pentito?
    Direttore allarghi la partecipazione alla tematica. C’è una sete di apprendimento che non ha eguali.
    Saluti
    EDM

  6. BEN VENGA IL FEDERALISMO SE CI RENDERA’ TUTTI UGUALI, MENO LADRI E PIU’ RESPONSABILI NELL’AMMINISTRARE IL DANARO PUBBLICO.

  7. Ho letto l’articolo e il commento di Marilena e devo dire che sono d’accordo con lei .
    Molto interessante il distinguere il SAPERE FARE dal FARE COMUNQUE A PRESCINDERE.
    Sarebbe il caso scrivere e diffondere la differenza.
    Fabio Marrelli

  8. Ho avuto modo di rintracciare questo articolo su un motore di ricerca alla voce Federalismo Fiscale e devo che l’ho trovato pungente e opportunamente puntuale.
    Ottimo il sito, bravi!
    Manlio

  9. Bello il pezzo ma è solo un assaggio.
    Meglio sarebbe un approfondimento!
    Complimenti per il sito.
    A.M.

  10. Ho avuto modo di conoscere questo sito su google e ho apprezzato questo articolo di Jorio che ho avuto modo di leggere sul sito Astrid.
    Una proposta all’autore che saluto:
    “Perchè non occuparsi dei singoli provvedimenti attuativi dal momento che solo da essi dipenderà il futuro del nostro paese?”
    Complimenti

  11. Prodi, Berlusconi, Monti.
    Un trittico che dovrebbe portare a buon fine il federalismo fiscale.
    Nel nord siamo veramente seccati di pagare i debiti di un sud sprecone che potrebbe però crescere.
    Trascorrro le ferie estive in Campania e devo dire che le qualità nei giovani ci sono!

  12. Non è vero quanto presunto nell’articolo, tant’è che il governo ha ripreso a scrivere di federalismo fiscale. Nella giornata di oggi infatti sarà emanato il nono dlgs quello che completa Roma Capitale. Come Iorio (del quale leggo da anni libri e articoli) mi occupo anche io di federalismo fiscale e devo dire che spero proprio che il nuovo governo lo definisca presto. Perchè non fare nel sito una rubrica di monitoraggio sul federalismo fiscale e dintorni? Credo che possa servire anche alla politica che governa.

  13. Mi è piaciuta molto la differenza tra il “sapere fare” e il “fare comunque e a prescindere”. Credo che sia il vero problema che affligge il ns paese. Occorre imparare a fare ciò che serve per uscire dal guado del debito senza nulla togliere ai cittadini non ricchi. Insomma pià solidarietà e legalità. Ben venga il federalismo fiscale, sempre che sia capace a mandare a casa per sempre i ladri, quelli che fanno comunque a prescrindere. Bell’articolo

  14. Il dubbio espresso dall’autore, che conosco per avere letto alcuni articoli che interessano la mia professione (farmacista), è da condividersi. E’ doveroso fare conoscere ai cittadini che fine farà il federalismo fiscale, per il quale hanno litigando in tanti. L”autore ci ricorda tutte le leggi approvate che hanno impensierito tutto il sud Italia, preoccupato di non ricevere le risorse sufficienti a garantire la sanità agli amministrati.
    Speriamo di saperne di più tra qualche gionro, confidando che Monti non faccia brutti scherzi. Forse il federalismo è la strada giusta. Bye

  15. Sono perfettamento d’accordo con le perplessità sollevate nell’articolo che ho trovato chiaro e stimolante. Tuttavia non condividendo quanto in esso riferrito in relazione al silenzio di Mario Monti.
    Lo stesso, infatti, ha fatto esplicite precisazioni sulla ovvia continuità di attuare il federalismo fiscale.
    Del resto rappresenta l’unico strumento attraverso il quale verrebbero garantiti il rinsavimento della spesa e il voto più intelligente degli elettori.
    Spero che gli articoli in materia si moltiplichino.
    Aurelia Magni

  16. L’articolo stimola quella chiarezza che sull’argomento non c’è stata nelle dichiarazioni di Mario Monti.
    Il problema della finanza pubblica è fondamentale per sancire le migliori misure economiche cui il paese deve uniformarsi per superare il pericolo di default.
    Ben vengano i chiarimenti in tal senso.
    Complimenti

  17. Il Governo appena uscito ha predicato di voler perseguire il federalismo fiscale e contemporaneamente ha abolito l’unica vera imposta federale mai esistita, l’Ici. Non il massimo della coerenza.
    Nel frattempo, trascorsi questi tre anni di crisi, ci si dovrebbe essere accorti che ragionare di federalismo inteso come frazionamento di un potere di governo nazionale verso poteri di governo locale, mentre vi sono problemi di unità di una moneta europea e chiari segni di un’acquisizione di fatto di poteri sovranazionali da parte della Ue, pare uno s-ragionare.
    Che si introducano sistemi di controllo della spesa, puntando sull’individuazione di fabbisogni e costi standard può andare ottimamente, ma parlare di federalismo mentre è chiaro che gli Stati nazionali si stanno inevitabilmente riducendo a “regioni d’Europa” forse è divenuto manifestamente antistorico.

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