Vagabondando senza una meta precisa tra i siti delle Istituzioni Comunitarie, mi imbatto in una risoluzione dell’europarlamento sulla criminalità organizzata nell’Unione europea, approvata il 25 ottobre scorso.

Scorrendo l‘iter parlamentare del testo, mi accorgo, con un sano moto d’orgoglio, che il provvedimento, predisposto dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, reca in calce le firme di alcuni membri italiani dell’europarlamento che hanno fatto della lotta alla criminalità la propria ragione di vita, tra i quali Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo, e Rosario Crocetta, l’ex sindaco di Gela che vive da anni sotto scorta. La risoluzione, e qui ho il secondo moto d’orgoglio, ha come relatrice l’eurodeputata Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe, ucciso dalla mafia nel 1993.

Procedo dunque ad una veloce lettura del testo, che si rileva essere anche di un certo pregio, poiché esorta alla cooperazione tra gli Stati nella lotta alla criminalità, alla predisposizione di un quadro legislativo efficace e non troppo dissimile tra gli ordinamenti degli Stati membri, al miglioramento del funzionamento delle strutture europee impegnate a vario titolo nel contrasto alla criminalità , allo sviluppo del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni penali e al miglioramento della cooperazione giudiziaria e di polizia nell’UE e con i paesi terzi.


Giungo così al terzo irrefrenabile moto d’orgoglio.

Al paragrafo 35 della risoluzione leggo: il Parlamento Europeo “si impegna a stabilire norme per assicurare l’incandidabilità al Parlamento europeo di persone condannate con sentenza passata in giudicato per reati di partecipazione a organizzazioni criminali o tipicamente commessi nell’ambito delle stesse (come la tratta di esseri umani, il traffico internazionale di stupefacenti, il riciclaggio di denaro, la frode, la corruzione e l’estorsione); chiede agli Stati membri di stabilire norme analoghe per le elezioni nazionali e locali”.

La portata della disposizione è dirompente: vietare a chi ha subito condanne in via definitiva per reati gravi di candidarsi alle elezioni europee! E non solo. L’Europa chiede all’Italia di stabilire una norma analoga anche per le elezioni nazionali e amministrative!

Approfondendo la vicenda, scopro che la notizia non è stata riportata da nessun organo di informazione nazionale, se non dal Fatto Quotidiano per mano della stessa Sonia Alfano.

Il richiamo alla legge di iniziativa popolare presentata da Beppe Grillo nel dicembre 2007 e sostenuta da 350.000 firme è evidente. Quel testo recitava: «Art. 10-bis. – 1. Non possono essere candidati alle elezioni coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo.2. La sentenza che applica la pena su richiesta delle parti, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, è equiparata alla sentenza di condanna.3. L’ineleggibilità prevista dal presente articolo è perpetua».

Il ddl di Grillo e dei 350.000 italiani che lo hanno firmato, dopo essere stato quattro anni nei senatoriali cassetti, è stato definitivamente bocciato il 21 settembre scorso quando il Senato ha deciso, con voto trasversale, di non procedere alla sua calendarizzazione.

Adesso l’Europa ci chiede di adottare un provvedimento dello stesso identico tenore.

Certo, lo fa con una risoluzione, quindi con un atto adottato dal Parlamento europeo, che si pronuncia su un rapporto presentatogli dalla Commissione; e la risoluzione ha in questo caso la portata di una raccomandazione, ossia di un atto non vincolante, peraltro indirizzata al Consiglio, alla Commissione, ai parlamenti nazionali, a Europol, a Eurojust, alla Banca europea per gli investimenti, a Interpol e all’UNODC.

Ma resta intatta l’enorme efficacia simbolica della disposizione.

Riuscirà il Parlamento Nazionale a rinvenire nuove facce di bronzo che siano sorde e insensibili anche alla richiesta di Strasburgo? O le ha tutte terminate quando ha cestinato 350.000 firme di cittadini che chiedevano una tanto semplice e naturale, quanto ovvia cosa: che si vieti ai delinquenti di sedere in Parlamento?


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3 COMMENTI

  1. Caro Giovanni, se in Italia restano le stesse facce, il pessimismo è d’obbligo.
    Mi hai fatto ricordare che il 5 luglio 2006 è stato bocciato l’emendamento che precludeva ai parlamentari, inquisiti di reati di mafia e contro la pubblica amministrazione, di sedere tra i banchi della Commissione antimafia.
    Ed ancora, il libro di Travaglio e Gomez “Onorevoli Wanted” dove si dice: “…su 900 e rotti parlamentari i diversamente onesti accertati o sospettati sono una novantina: Uno su dieci. Una percentuale di devianza criminale che non si riscontra nemmeno nelle più disgiate periferie metropolitane”.
    Complimenti per avere scritto su questo tema.

  2. Grandioso !!!!!!!!!!
    Ricordiamo però che si tratta di qualcosa di più di un semplice fatto simbolico. Tra i principi fondamentali da noi liberamente accettati quando abbiamo deciso di entrare nella Comunità Europea, il più significativo è quello che riguarda il “Primato del Diritto Comunitario”. Ciò vuol dire che: “col cavolo i nostri parlamentari possono mettere nel cassetto una risoluzione del genere….”!!
    Circa le facce di bronzo, non ci giurerei affatto sulla loro possibile non sufficienza.
    Con le facce di bronze – e non disdegnerei affatto altro altro tipo di materiale, innanzitutto quello da risulta biologica – che abbiamo in Parlamento potremmo costruire una nuova Tour Eiffel tutta romana….

  3. L’Europa sbaglia nel seguente passaggio:”CHIEDE agli stati membri di adottare…”
    Il punto è che, se esistesse l’Europa, questa non chiederebbe agli stati membri bensì ORDINEREBBE agli stati membri.
    Ricordate cosa è successo per il decreto anticorruzione europea? Non lo sapete? Ed allora di cosa parliamo.
    Prima informiamoci e poi votiamo.

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