Il ddl di stabilità imbarca la liberalizzazione dei servizi pubblici locali.

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri in tarda serata un maxiemendamento al disegno di legge all’esame delle Camere che prevede anche la riforma degli ordini professionali.

Per quanto riguarda i servizi pubblici locali di rilevanza economica, si legge nella bozza delle misure circolate ieri prima della riunione dell’esecutivo (non tutte potrebbero finire all’interno del maxiemendamento), “al fine di perseguire una completa ed efficace liberalizzazione e privatizzazione nonché di assicurare il progressivo miglioramento della qualità ed efficienza di gestione dei medesimi servizi” si prevede che “gli enti locali valutino l’opportunità di procedere all’affidamento simultaneo con gara di una pluralità di servizi pubblici locali nei casi in cui possa essere dimostrato che tale scelta sia economicamente vantaggiosa”.


Quanto alla liberalizzazione degli ordini professionali, la bozza prevede “che gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Altri commi del dl disciplinano ” la costituzione di società tra professionisti. “Il nostro Paese, infatti – si legge nella relazione – è ancora uno dei pochi Stati membri che vieta ai professionisti iscritti ad Ordini o Albi professionali, salve rare eccezioni, di esercitare la loro professione in forma societaria. Divieto che risulta incomprensibile alla luce delle sollecitazioni a rimuoverlo espresse dall’Antitrust, a sua volta ispirato dai recenti indirizzi dell’Ocse, della Commissione europea e della Corte di giustizia europea”.

Arrivano semplificazioni anche per gli iter autorizzativi per la realizzazione di infrastrutture energetiche strategiche. Le nuove norme hanno “lo scopo di introdurre una modalità semplificata di conseguimento degli atti autorizzativi o concessori relativi alle infrastrutture strategiche nazionali nel rispetto delle prerogative delle Regioni e degli enti locali”.

Le procedure risultano snellite, nel caso di pareri autorizzativi di Comuni, Province e Regioni, o di intese con le Regioni attraverso la procedura del silenzio assenso che concede due mesi per esprimersi.

“In caso di dissenso, si procede, entro i trenta giorni successivi, alla costituzione di un Comitato interistituzionale, i cui componenti sono designati in modo da assicurare una composizione paritaria, rispettivamente, dal ministero dello Sviluppo economico, dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, da un lato, e dalla Regione o dalle Regioni interessate, dall’altro”.

“Ove non si riesca a costituire il Comitato interistituzionale, ovvero non si pervenga alla definizione dell’intesa entro i sessanta giorni successivi alla costituzione del Comitato – spiega il testo – si provvede con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione o delle Regioni interessate.”

Per quanto riguarda le altre novità in dirittura, spicca un credito di imposta per la ricerca scientifica.  “Al fine di promuovere l’occupazione e facilitare l’accesso dei giovani al mercato del lavoro – si legge – è riconosciuto un credito di imposta nella misura del 80 per cento, per i primi tre anni, dei costi sostenuti dalle imprese per nuove assunzioni di giovani ricercatori in possesso di un titolo di dottorato o master o di aver esperienza di ricerca attestata da qualificata struttura di ricerca pubblica o privata, aventi età inferiore a 30 anni, con contratto a tempo indeterminato, ovvero nella misura del 50 per cento con contratto a tempo determinato per ogni anno di durata del contratto”.

Per l’attuazione della misura è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per l’anno 2012, 40 milioni per l’anno 2013 e 40 milioni per l’anno 2014. Con il completo assorbimento delle disponibilità identificate nella disposizione, si legge nella relazione tecnica, si prefigura un incremento occupazionale stimabile intorno al 0,2 per cento dello stanziamento complessivo.

Il credito di imposta si estende alle imprese che finanziano investimenti in progetti ed attività di ricerca sviluppata da strutture interne, anche in collaborazione con Università ovvero Enti pubblici di ricerca e organismi di ricerca.

Giuseppe Manfredi


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