La riforma fiscale, la panacea universale alla quale il governo ha affidato le proprie speranze di ‘fare cassa’, non è coperta.

Lo ha detto il Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino alla commissione Finanze della Camera.

La riforma fiscale non ha copertura, anche perché parte delle entrate sono state usate dal decreto di agosto. Bisogna quindi tassare i beni ”personali e reali”, evitando i tagli lineari alle agevolazioni che ”sarebbero recessivi”.


Inoltre, osserva la Corte, se entro il 2012 la riforma non venisse approvata calerebbe la scure su ben 20 miliardi di agevolazioni.

Un taglio della spesa sociale, così come è prefigurato dal disegno di legge delega di riforma fiscale e assistenziale – afferma il presidente dell’organismo di controllo contabile – è difficilmente da percorrere“, perché finirebbe per colpire i ceti più deboli e in più avrebbe gli stessi effetti negativi per l’economia del Paese “di quelli derivanti da un prelievo fiscale eccessivo e distorto“.

Il monito piove nel bel mezzo di un dibattito molto acceso, in cui il fatidico “costo zero” di Tremonti rende gli spazi di manovra molto stretti.

E la Corte, in effetti, li restringe anche di più.

Ricorda che l’iniziativa di riforma fiscale risponde all’insoddisfazione per un sistema segnato da un forte tasso di evasione (siamo alle spalle della Grecia) e da un’elevata pressione fiscale.

Nel corso dell’audizione alla commissione finanze della camera il presidente Giampaolino dice anche che gli effetti rilevanti che si fanno discendere dalla riforma sono connessi alla delega, e questa richiede però tempi rapidi di approvazione, altrimenti scattano quei tagli automatici e lineari che il paese in questo momento non può sopportare.

Il disegno di legge di riforma fiscale e assistenziale soffre di mezzi di copertura «incerti, limitati e talora superati dagli eventi» e principi e criteri direttivi della delega «a maglie troppo larghe».

Giampaolino nota che «incerti restano gli esiti dell’iniziativa legislativa, nella considerazione che le decisioni assunte d’urgenza per fronteggiare le recenti turbolenze economiche hanno comportato un’ulteriore restrizione degli spazi utilizzabili dal riformatore fiscale». Il presidente della Corte dei Conti ha infatti ricordato che il recupero di evasione è stato «già prenotato» dalle manovre, e comunque richiede stime «prudenziali», manovre che hanno attinto anche all’aumento dell’Iva e alla revisione dalla tassazione delle rendite finanziarie.

Quanto al taglio delle agevolazioni fiscali, che dovrebbe dare almeno 20 miliardi a regime, «la Corte ha più volte avuto occasione di esprimere le proprie perplessità connesse, da una parte, all’incertezza delle stime e, dall’altra, alla considerazione che va tenuto conto sia delle reazioni di comportamento dei contribuenti sia della difficoltà di chiaramente distinguere fra forme di intervento devianti rispetto alla struttura normale di un tributo e trattamenti tributari preferenziali che rappresentano, invece, un elemento strutturale dell’imposta e incidono per non meno del 50% dei 161 miliardi dell’erosione complessiva stimata dalla commissione ministeriale».

Se però l’esigenza di riduzione dell’indebitamento ha già fatto ricorso alle possibili coperture della riforma fiscale, «se dovessero concretizzarsi le perplessità emerse a proposito della operatività del sistema di copertura disegnato dal Ddl, rischierebbe di risultare compromesso il percorso della riforma fiscale e con esso la spinta che la stessa riforma dovrebbe assicurare alla ripresa dell’economia».

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I testi:

– Il testo integrale dell’audizione del Presidente della Corte dei Conti presso la VI Commissione Finanze della Camere dei Deputati

– Il disegno di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale (AC 4566)


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