La mai troppo vituperata prassi della “politica degli annunci” deve essere tracimata dagli avvilenti resoconti del teatrino della politica perché, purtroppo, sembra essersi impadronita anche dei commenti ai provvedimenti giurisdizionali, spesso con tutta la virulenza del malcostume intellettuale di chi urla prima di avere approfondito.

In particolare, questo è quanto è avvenuto a seguito della attenzione mediatica conferita alla Ordinanza del Magistrato di Sorveglianza di Lecce dott. Tarantino che ha liquidato una somma simbolica in favore di un detenuto tunisino che lamentava le incivili condizioni di detenzione, a causa del sovraffollamento della Casa Circondariale di Lecce.

Certo l’argomento è complesso e tocca numerosi punti di discussione tanto da sollecitare, secondo le differenti prospettazioni, sdegno, preoccupazione ,soddisfazione o speranze.


Tralasciando a priori il sempre deprimente panorama dei commenti politici, vorrei esemplificativamente citare due fonti che certamente possono a buon diritto vantare titolo di esprimersi in ragione di una diretta e puntuale informativa dell’universo inframurario.

Ovvero il grido di allarme di un sindacato della Polizia Penitenziaria, che, per bocca di Eugenio Sarno, segretario generale del sindacato penitenziario Uil-Pae, paventa i catastrofici effetti di una possibile class action dei detenutiche affollano le degradate e degradanti carceri italiane», con ulteriori aggressioni ai già limitati fondi ministeriali , oppure il moderato ottimismo di chi da anni segue il desolante panorama dell’universo carcerario in Italia, e fra questi Patrizio Gonnella.

In realtà la nota ordinanza non ha quel carattere così radicalmente innovativo ed anzi, sotto certi aspetti, è fortemente contraddittoria in punto motivazionale e certamente deludente sul piano dell’afflato umanitario.

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  1. “È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 24, secondo comma, 111, secondo comma, e 3, primo comma, Cost., l’art. 69, sesto comma, lettera a), della legge 26 luglio 1975, n. 354, che, nell’attribuire al magistrato di sorveglianza la competenza a decidere in ordine alle controversie di lavoro promosse dai detenuti, detta regole processuali inidonee – se riferite alle controversie di lavoro – ad assicurare un nucleo minimo di contraddittorio e di difesa, quale spetta a tutti i cittadini nei procedimenti giurisdizionali” (Corte cost., 27/10/2006, n. 341)

    Con tutto il rispetto per il Magistrato di Sorveglianza di Lecce e per … l’entusiasta commentatore!
    Proprio da questa pronuncia della Corte costituzionale avrebbe dovuto desumersi l’insussistenza della competenza della Magistratura di Sorveglianza nella materia in questione e la conseguente (ri)affermazione della competenza “generale” del giudice civile ordinario ex art. 1 c.p.c.
    Del resto, quale procedimento avrebbe dovuto applicarsi innanzi al Magistrato di Sorveglianza? Nei confronti di chi avrebbe dovuto proporsi la domanda risarcitoria? Come avrebbe dovuto attuarsi il contraddittorio e svolgersi l’attività istruttoria? (quali le prove da assumere? e come? ecc. ecc. ecc.
    Mi sembra che l’annotata ordinanza pronuncia del Magistrato di Sorveglianza sia il mero portato di … estemporaneità giuridica.

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