La notizia dell’auto-sospensione di Wikipedia in segno di protesta per la discussione in Parlamento della norma sull’obbligo di rettifica dei siti web (nell’ambito del disegno di legge in materia di intercettazioni) non solo ha colto tutti di sorpresa, ma ha anche provocato uno smarrimento generale.

Penso che a molti di noi durante queste giornate sia capitato, come tutti i giorni, di andare a consultare una voce in Wikipedia, e di fronte al “vuoto” ci siamo sentiti un po’ come se ci mancasse l’aria. A me è successo, e confesso che, quando ho scoperto che la versione per smartphone è ancora attiva, è stato come trovare una bomboletta d’ossigeno.

Per questa ragione si può essere ottimisti sul fatto che la protesta possa avere efficacia, e in effetti già durante la prima giornata di sospensione la stampa ha dato notizia di un emendamento alla norma, in forza del quale l’obbligo di rettifica entro 48 ore vigerebbe solo per le testate registrate, e quindi non per il sistema wiki. Notizia che, per inciso, dà certamente sollievo ai wikipediani, ma lascia aperto il problema generale del disegno di legge nel suo complesso, e anzi non deve metterlo in ombra.


In ogni caso, questo episodio ha riaperto la riflessione generale sul valore di Wikipedia, sul suo significato per la crescita culturale della nostra società, ma anche sui rischi di una sua sopravvalutazione, e quindi sul problema della sua concreta affidabilità.

Qui ci limiteremo ad un profilo peculiare. Ciò che cercheremo di dimostrare è che Wikipedia, se pure deve essere giustamente esaminata con occhio iper-critico, e non esaltata aprioristicamente, tuttavia rappresenta per certo un’esperienza molto importante non solo per la nostra realtà sociale in generale, ma per il mondo dei giuristi in particolare.

Per arrivare a sostenere questo, occorre almeno una importante considerazione di base: l’affidabilità di Wikipedia non costituisce solo una supposizione o un’ipotesi, ma è un dato accertato. È noto che uno studio pubblicato sulla rivista Nature del 2005 ha raffrontato, con metodo scientifico, i contenuti di Wikipedia e quelli dell’Enciclopedia Britannica, e ha dimostrato che, con riferimento alle voci a carattere scientifico, la quantità di errori è sì inferiore nella Britannica, ma di pochissimo: essa presenta in media tre errori per voce, mentre Wikipedia ne conta quattro. Certo, questo studio è riferito al sito in lingua inglese, ed esclude le voci a carattere non scientifico (per esempio quelle connesse a dibattiti ideologici), ma cosituisce comunque una legittimazione difficile da scardinare del sistema wiki come concezione complessiva. D’altra parte è significativo, e forse non scollegato da ciò, il fatto che a partire dal 2008 il sito web dell’Enciclopedia Britannica sia stato incentrato su una forte apertura all’invio di suggerimenti e contributi da parte dei lettori.

Alla luce di questa considerazione generale, possiamo dunque restringere il campo, e cercare di capire perchè il progetto Wikipedia assume un interesse particolare per chi si interessa alle materie giuridiche.

Le ragioni sono molte, ma qui ne osserviamo due. La prima è che Wikipedia rappresenta, in qualche modo, la “summa” di due realtà fondamentali del diritto della Rete, che sono l’open source e il creative commons. Normalmente esse appaiono simili ma distinte. L’open source riguarda la libertà di conoscere e modificare un codice-sorgente (per esempio, di apportare migliorie ad un software e ridistribuirlo); il creative commons attiene alla libertà di riprodurre un contenuto (per esempio un testo o un’immagine). In Wikipedia i due fenomeni si fondono in un unicum. Wikipedia è in regime di creative commons per chi la consulta, perché i termini contrattuali prevedono che le sue voci possano essere liberamente riprodotte e riutilizzate, citandone la fonte; essa però è anche in regime di open source (in senso lato) per chiunque voglia agire come utente attivo, accedendo alla sorgente delle pagine e modificando liberamente i contenuti. Ovviamente, è anche open source “in senso stretto”, perché il software alla base della realtà wiki (quello che permette di modificare le voci e gestire l’intero sistema) può essere liberamente riusato e riadattato, come effettivamente avviene con la gemmazione di numerose enciclopedie tematiche minori in Rete (celebre per esempio la LostPedia, interamente dedicata al serial americano “Lost”). Per chi studia, osserva o usa la contrattualistica dell’informazione in Rete, dunque, Wikipedia costituisce certamente l’exemplum più avanzato.

La seconda ragione per la quale Wikipedia può e deve interessare i giuristi, riguarda le persone.

Attorno a Wikipedia si è creata la comunità dei c.d. wikipediani, ossia di coloro che partecipano attivamente al progetto, scrivendo e modificando le voci.

È una comunità complessa e articolata: vi sono gli utenti comuni, che possono liberamente modificare i contenuti, e al di sopra di essi vi sono gli amministratori, che sono investiti di privilegi ulteriori a tutela della governabilità del sistema: hanno per esempio la possibilità di “bloccare” temporneamente le voci, ossia di impedirne le modifiche, qualora ripetuti interventi in sensi opposti le rendano fortemente instabili. Gli amministratori sono eletti fra i membri registrati dell’intera comunità degli utenti, con alcune limitazioni relative solo all’“anzianità” di permanenza e al numero di modifiche effettuate alle voci: per accedere all’elettorato passivo e attivo occorre avere operato almeno 500 interventi di modifica ai contenuti dell’enciclopedia.

L’edizione italiana di Wikipedia conta attualmente 101 amministratori, su un totale di 637.730 utenti registrati, di cui 8.423 considerati attivi (cioé che hanno compiuto più di dieci interventi).

Vi sarebbe molto altro da osservare, per esempio in relazione al sistema democratico che si attiva per la cancellazione delle voci ritenute “non encicloperiche”, la quale avviene attraverso referendum degli utenti, con alcune norme atipiche ma interessanti per il computo del quorum (i due terzi della media dei votanti delle ultime quatto elezioni concluse).

Ovviamente non è questa la sede per approfondire l’analisi, ma si può osservare che attorno al questa realtà si sta creando in piccolo una sorta di “diritto wiki-costituzionale” e di “diritto wiki-amministrativo” che non può non interessare il giurista, e va oltre il mero divertissement, se si tiene conto della rilevanza esterna di quello che, lentamente, si avvicina ad essere assimilabile ad un servizio universale.


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6 COMMENTI

  1. mi ritrovo perfettamente nel commento di sandro kensan :)
    sono un’iper amante di wikipedia e quindi mi ritrovo anche nello smarrimento descritto nell’articolo al momento in cui è mancato momentaneamente l’accesso a wikipedia
    inoltre mi sto avvicinando ora a studi di tipo giuridico e confermo che dal quel punto di vista l’esposizione è estremamente chiara.
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  2. Ci sono un po’ di imprecisioni sui dettagli, le voci adesso non vengono più cancellate “per votazione”, che viene ora usata solo come estrema ratio, ma attraverso la Discussione, la valutazione delle argomentazioni pro e contro, e la ricerca di un consenso, e, se questo non dovesse essere raggiunto entro 15-20 giorni allora si passa alla votazione, dove per cancellare una pagina servono 2/3 dei voti favorevoli fra i soli intervenuti, senza alcuna media delle cancellazioni pregresse.
    La media per determinare il quorum, basata sulle 4 votazioni precedenti, è solo ed esclusivamente per l’elezione degli amministratori (che fra l’altro non sono utenti privilegiati, ma solo utenze tecnico-operative), che richiede un voto favorevole di almeno 4/5 dei votanti.

  3. sono in gran parte daccordo con il contenuto dell’articolo; la rilevanza di un tale sistema di partecipazione popolare e al tempo stesso culturale è un segno solamente positivo della ns società civile.
    inoltre, il “cretive commons” dovrebbe essere considerato come un tassello del ns ormai inalienabile futuro ordinamento giurico.

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