E’ il primo Ministro della Repubblica Italiana a detenere il poco “onorevole” record di essere formalmente imputato (in carica) di concorso esterno in associazione mafiosa.

L’udienza preliminare è già stata fissata per il 25 ottobre.

Nella richiesta di rinvio a giudizio depositata lo scorso 13 luglio dalla Procura di Palermo, a seguito della decisione del Giudice per le Indagini Preliminari Castiglia di respingere la richiesta di archiviazione del pm Di Matteo e ordinare l’imputazione coatta, ai sensi dell’art. 409 c.p.p., si legge: “Nella sua veste di esponente politico di spicco avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell’associazione mafiosa”.


I suoi numeri di telefono sono stati trovati annotati dietro un biglietto di “Pronto Pizza – servizio a domicilio” nel portafoglio del boss di Agrigento Alberto Provenzano il giorno che l’arrestarono, il 2 agosto 2002. Accusato da un paio di pentiti di essere “nelle mani” di Cosa Nostra (dall’ordinanza di rinvio a giudizio).

Lui è Francesco Saverio Romano, 46 anni, avvocato, sposato e padre di 3 figli.

Nato politicamente nella Dc, inizialmente ricopre incarichi nelle istituzioni locali, a Palermo, dove viene notato da Totò Cuffaro, l’ex Presidente della Regione che sta scontando in carcere una pena definitiva di 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra, che lo prende sotto la sua ala protettrice e nel 2001 lo fa diventare deputato. Parlamentare da dieci anni, Romano fa carriera nell’UDC, partito che lascia il 28 settembre 2010 per fondare il Pid (popolari di Italia Domani). Il giorno dopo vota la fiducia al Governo Berlusconi, salvandolo di fatto dalla crisi in cui era precipitato. Il 23 marzo 2011 Berlusconi ricambia il favore, nominandolo Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Ministro “con riserva”.

Già, perché all’indomani della sua nomina, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano diramò una nota, unica nel suo genere, in cui ne prendeva le distanze, a causa delle gravi imputazioni a carico del neo ministro, auspicando che gli sviluppi del procedimento penale chiarissero presto la sua posizione.

Posizione effettivamente poi chiarita dal G.I.P. ordinando l’imputazione coatta di Romano per concorso esterno in associazione mafiosa.

“Non mi dimetto – ha però dichiarato il Ministro – l’opposizione strumentalizza la mia vicenda perchè sono quello che ha sventato la caduta del governo”.

Ecco allora l’opposizione rispolverare e sfoderare la discussa arma della mozione di sfiducia ad personam.

Si tratta di un istituto non previsto dalla Costituzione ma legittimato da una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 7 del 1996), pronunciata a seguito di un conflitto di attribuzioni insorto nell’unico caso in cui una simile mozione sia stata approvata (dal Senato, contro l’ex Guardasigilli Mancuso, sfiduciato nel 1995 e morto nel maggio scorso a 88 anni).

A sostegno dell’ammissibilità della mozione, la Consulta fece riferimento all’articolo 95, comma 3 della Costituzione, secondo cui “…i ministri sono responsabili… individualmente degli atti dei loro dicasteri”.

In quell’occasione, nonostante il rifiuto del ministro sfiduciato di dimettersi, il presidente della Repubblica procedette alla sua sostituzione, su proposta dello stesso presidente di Consiglio di allora, Dini, che nulla aveva fatto per difendere il ministro, dalle cui azioni si era dissociato.

L’istituto della sfiducia individuale fu usato per far le veci di un potere (la revoca di singoli ministri) di cui il presidente del Consiglio nel nostro ordinamento non dispone.

La mozione di sfiducia individuale presentata dal Pd e appoggiata dal Terzo Polo e dall’IdV è stata, com’era prevedibile, respinta dalla Camera dei deputanti nel tardo pomeriggio di ieri con 315 no e 294 si, nel corso di una seduta, ancora prevedibilmente, ad alta tensione.

Il premier ha rinnovato “stima e fiducia” al Ministro, la Lega ha obbedito al diktat del capo, la maggioranza tiene.

Il regolamento della Camera dei deputati ha poi fatto la sua parte, prevedendo il voto palese e per appello nominale, come per la fiducia al governo, neutralizzando di fatto l’effetto “franchi tiratori”.

Pericolo scampato, tutto normale, avanti con le riforme.

Che grande Paese, il nostro.

Sei rinviato a giudizio per mafia? Non puoi fare nemmeno l’operaio stagionale addetto alla raccolta dei rifiuti in qualsiasi pubblica amministrazione… però puoi fare il Ministro!

La vicenda, oltre che il Codice Penale, tocca anche il meno definito ma non per questo meno importante Codice Etico.

Tre anni prima di morire, rivolgendosi a degli studenti, il giudice Paolo Borsellino spiegò mirabilmente i limiti della giustizia e i doveri della politica: “La magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire: ci sono sospetti, anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica.. Però, siccome dalle indagini sono emersi fatti gravi… altri organi, cioè i politici.. dovrebbero trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi..”

Parole sparse al vento, sospinte una domenica pomeriggio di 19 anni fa dall’esplosione di 100 kg di tritolo in via D’Amelio…


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8 COMMENTI

  1. Oggi per caso ho aperto canale cinque e la trasmissione che si occupava del caso di Amanda e quell’altro Sollecito, ed ho visto una trasmissione tutta incentrata sulla vicenda ed tesa a mettere in cattiva luce la magistratura. Secondo il conduttore, almeno quello faceva intendere, questo processo sarebbe stato un pasticciaccio infinito e i due sunnominati due colombe innocenti, quindi chi li ha giudicati un incompetente… questo il teorema che viene suggerito dalla trasmissione… Se il tenore delle trasmissioni è quello, perchè senz’altro c’è una regia che deve rendere conto all’innominabile di Arcore, niente da stupirsi se poi le votazioni vengano influenzate dai media… Io da anni mi domando: ma l’Antitrust in Italia chi lo gestisce?

  2. E’ indispensabile pensare al dopo e per questo propongo di organizzare un referendum abrogativo di tutte le leggi, i decreti le norme e quant’altro esiste e concede privilegi di qualsiasi natura (legale, amministrativa , protettiva, economica, familiare e chi piu’ ne ha piu’ ne metta) a chi fa o vuol fare politica. Perche’ la politica deve essere gestita non per interessi personali o per avere potere, ma per amministrare la famiglia Nazione. Quindi chi fa politica deve essere un cittadino/a identico a qualsiasi altro cittadino/a. Chi la pensa come me lo dica in modo da poterci contare

  3. Credo che nel nostro Paese si dovrebbe ripristinare una legge sull’immunità parlamentare, per evitare tentazioni “eversive” della varie lobby e caste sulla sovranità popolare che rimane l’ultima spiaggia dei cittadini. Almeno per il periodo del mandato dopodichè terminata la legislatura, se il deputato non viene rieletto sarà lo zelo della magistratura, sempre pronta e soprattutto imparziale ad aspettare al varco il sospetto, che però fino a giudizio definitivo deve rimanere tale.
    PS/ Ricordatevi ogni tanto del caso Tortora, del caso Andreotti, e delle centinaia di flop che si sono verificati negli ultimi 18 anni. Uno Stato di diritto è lecito quando applica la Legge e la fa rispettare senza sconti, quando le prove sono schiaccianti e si è matematicamente certi dalla colpa. Processi rapidi e niente divismo.

  4. VI ODIO, VI ODIO ITALIANI , VI ODIO PERCHE’ VOTANDO IL PDL SAPEVATE PERFETTAMENTE CHE METTEVATE L’ITALIA IN MANO ALLA MAFIA.
    MA CHE IMPORTA DELL’ITALIA, L’IMPORTANTE E’ NON PAGARE L’ICI!
    ADESSO SIAMO PRIGIONIERI DI QUESTO SISTEMA, NON SI PUO’ SFIDUCIARE UN MINISTRO PERCHE’ SE ARRESTATO CHE COSA POTREBBE USCIRE DA QUELLA BOCCA?
    LORO SI COPRONO A VICENDA E NOI SPROFONDIAMO E NON VEDO NESSUNA ANCORA PRONTA A DARCI UNA MANO.
    W L’ITALIA L’ITALIA CHE MUORE

  5. Io dico che uno gia’ inquisito non puo’ essere scelto come ministro della Repubblica. Chi l’ha scelto sapeva o fingeva in quel momento ???? Pero’ in questa maggioranza, minoranza di etica e di onesta’, hanno fatto in modo che ci stia anche questo. E’ una INDECENZA , UNA VOLGARITA’ E UNA MANCANZA DI RISPETTO.

  6. ma perché non scrivere anche un bell’articolo su LOMBARDO,non è un ministro ma pur sempre un presidente di regione…

  7. Da cittadino ritengo che le dimissioni del ministro Romano fossero dovute, in quanto imputazioni del genere minano la credibilità di tutta una nazione e del suo governo,ma da studente di giurisprudenza non posso far presente quanto le decisioni della Corte Costituzionale siano tal volta politiche(non nel senso di favorire una parte sull’altra,ma nel senso di provare a mettere una pezza a ciò che la poltiica non è in grado di fare).
    Se l’istituto della sfiducia individuale non è previsto,non lo si può fare e basta!!!
    L’art 101 cost. dice chiaramente che i giudici (quindi pure quelli costituzionali) sono soggetti solo alla legge,e quindi non è ammesso il precedente giurisprudeniziale tipico dei paesi di common law.Esiste anche l’ufficio del massimario presso la Suprema Corte di Cassazione,ma questo vale per i casi ove la legge manchi,e in ogni caso il giudice non è tenuto a conformarsi a tali decisioni.
    Grazie.

  8. Stanno sopravvivendo solo sulla rendita delle scorse elezioni e uno sfruttamento paranoico (eviterò di usare altro termine, che comunque ritengo sia nel pensiero di tutti…) della “fiducia” parlamentare. Tutto perfettamente in linea con l’attuale andazzo!

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