Diffuse le motivazioni dell’ordinanza con la quale il Tribunale del Riesame, come già anticipato su queste pagine, ha rimesso la competenza del c.d. “Caso Tarantini” alla Procura di Bari, escludendo la natura estorsiva della vicenda e mettendo una seria ipoteca sul rinvio a giudizio del Presidente del Consiglio.

“La condotta processuale fin dall’origine assunta da Tarantini, volta a tenere il più possibile ‘indenne’ il presidente del Consiglio da verosimili danni alla sua immagine pubblica derivanti dalla divulgazione dei risvolti più ‘sconvenienti’ del processo pendente presso l’autorità giudiziaria Barese è stata indotta dalla promessa (anche tacita o facta concludentia quali la nomina e la retribuzione di un avvocato indicato dal suo entourage) da parte del premier di ‘farsi carico’ della situazione di Tarantini“, si legge nell’ordinanza.

La condotta “posta in essere da Silvio Berlusconi – proseguono i giudici – con il concorso in qualità di intermediario di Valter Lavitola nei confronti di Tarantini appare perfettamente rispondente al paradigma legislativo di cui all’articolo 377 bis c. P.“.


Sull’annullamento della custodia cautelare in carcere dell’imprenditore pugliese, i giudici spiegano: “In considerazione della qualità di destinatario dell’induzione” – a rendere false dichiarazioni ai magistrati – “assunta da Tarantini”, la sua condotta, “deve ritenersi non punibile“.

Nell’ordinanza viene anche precisato il motivo per cui, secondo il Tribunale del Riesame, per il presidente del Consiglio era così importante condizionare Tarantini: “Silvio Berlusconi era pienamente consapevoleche le ragazze portate nelle sue residenze da Gianpaolo Tarantini “erano delle escort“.

Alla luce del provvedimento del Riesame adesso i pm Curcio, Piscitelli e Woodcock insieme al procuratore aggiunto Greco dovranno decidere come procedere. Avendo i pm di Napoli già trasmesso il fascicolo nei giorni scorsi alla Procura di Roma, spetterebbe a quest’ultima inviare gli atti alla procura del capoluogo pugliese. Ma la Procura di Roma potrebbe non condividere le valutazioni del Riesame e sollevare il contrasto davanti alla Procura generale della Cassazione.


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