E’ come assistere ad un derby Roma Lazio. Da mesi divampa il dibattito fra i sostenitori ed i denigratori della mediazione civile e commerciale con toni che a volte raggiungono i confini della tifoseria ultrà.

Da un lato del campo una parte dell’Avvocatura, capitanata dai vertici dell’OUA, che considerano la mediazione obbligatoria uno strumento utile solo a speculatori senza scrupoli che lucrano sulla lentezza del processi senza, peraltro, risolvere i problemi della giustizia italiana.

Dal lato opposto i sostenitori del nuovo istituto, per i quali gli avvocati vicini alla posizioni dell’OUA, sono animati dal solo desiderio di non impedire processi lunghi e farraginosi che fanno lievitare il “tassametro” delle loro parcelle.


Alla partita si sono uniti anche alcuni organi istituzionali, ripartendosi anch’essi nelle due squadre.

Il primo gol lo mettono a segno i denigratori della mediazione. Infatti il Tar Lazio, chiamato a pronunciarsi sul Decreto Ministeriale  n. 180/2010, dichiara, con Ordinanza del 12 aprile 2011, n. 3202, non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale avanzata dalla stessa OUA su alcune parti del D.Lgs. n. 28/2010 ed invia il testo alla Corte Costituzionale.

La stessa azione offensiva si ripete davanti al Giudice di Pace di Catanzaro che, lo scorso 1° settembre, fa recapitare al Palazzo dei Marescialli lo stesso D.Lgs. 28/2010.

Qualche settimana prima il Tribunale di Palermo, sezione di Bagheria, con Ordinanza del 16 agosto 2011, chiede l’intervento della Corte di Giustizia Europea ritenendo non manifestamente infondati i dubbi di conformità dell’istituto con la normativa europea.

A questo punto i detrattori della mediazione stavano già intonando il grido di “ vae victis”, quando parte il contropiede della squadra avversaria.

La prima azione offensiva dei pro-mediazione avviene a Lamezia Terme dove il Tribunale ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale.

Poi il Ministero della Giustizia, giocando in difesa, con il D.M. 145/2011 tenta di rimediare ad alcuni degli aspetti più critici al vaglio della Consulta, limitando le spese del procedimento e disponendo che la selezione del mediatore debba essere necessariamente legata alla competenza professionale di ciascuno di essi. Ma nel medesimo provvedimento, il Ministero rischia un clamoroso autogol a causa della incomprensibile stesura di alcune parti del provvedimento. In particolare ha suscitato diverse perplessità la modifica all’art. 4 del D.M. 180/2010 che introduce un “tirocinio assistito” per i mediatori. La norma non specifica in cosa consista esattamente questo tirocinio. Inoltre tale tirocinio viene inserito nella normativa quale requisito di aggiornamento che il mediatore deve acquisire ogni biennio. A chi scrive pare evidente una contraddizione in termini, il tirocinio è di per sé un elemento propedeutico all’esercizio di un’attività ed appare paradossale che debba essere ripetuto ogni due anni per sempre.

Entrata a gamba tesa del Governo! Nello scorso agosto viene introdotto nel maxiemendamento alla manovra c.d. di ferragosto e poi approvato definitivamente, un articolo riguardante la mediazione. Nei casi di tentativo obbligatorio, alla parte che non compare in mediazione senza un giustificato motivo, una volta instaurato il giudizio, sarà comminata dal giudice una multa pari al valore del contributo unificato.

Infine, è di questi giorni la notizia di una risoluzione del Parlamento europeo (13 settembre 2011, n. 2011/2026 (INI)) in materia di mediazione che loda apertamente i primi risultati che il D.Lgs. n. 28/2010 in riferimento alla diminuzione del numero di cause pendenti nei tribunali italiani. A prima vista sembrerebbe un punto in favore della mediazione obbligatoria, ma ad alcuni commentatori è sfuggita una frase della risoluzione: “…[Il Parlamento Europeo] osserva che nel sistema giuridico italiano la mediazione obbligatoria sembra raggiungere l’obiettivo di diminuire la congestione nei tribunali; ciononostante sottolinea che la mediazione dovrebbe essere promossa come una forma di giustizia alternativa praticabile, a basso costo e più rapida, piuttosto che come un elemento obbligatorio della procedura giudiziaria…”. In queste righe sembrerebbe intravvedersi, sebbene in un giudizio complessivamente molto positivo, una moderata critica all’obbligatorietà del tentativo di mediazione prevista dalla normativa italiana.

Nel prolungarsi di questo derby, in molti è nato il dubbio se investire nella mediazione frequentando i corsi ed iniziando l’attività di mediatore. Il legislatore, pur con molti errori, ha indubbiamente puntato molto sulla mediazione ed effettivamente i primi risultati sembrano arrivare. Certamente ci sono molti aspetti da chiarire e risolvere, ma credo che sulla mediazione (obbligatoria o non) ci si debba impegnare a partire dalla classe forense il cui contributo è indispensabile per la sopravvivenza dell’istituto.

Nei prossimi giorni assisteremo al prolungarsi e, forse, inasprirsi del confronto. Ora siamo in attesa del triplice fischio della Corte Costituzionale che metta fine all’incontro e decida definitivamente sulla sorte della mediazione obbligatoria nel nostro ordinamento. La speranza di tutti è che la Consulta non ci costringa ai tempi supplementari.


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10 COMMENTI

  1. Colorono che esultano non sanno di cosa si tratta.
    E’ un’innovazione vergognosa, cui gli avvocati onesti si oppongono fermamente.
    Obbliga il cittadino prima di avere giustizia a rivolgersi ad un organo pagando cifre assurde: organo che non farà che prendere atto della inconciliabilità rimandando al giudice, e qui ovviamente altri quattrini tra contributo unificato e parcelle.
    Gli avvocati onesti già tentano in ogni modo di trovare una soluzione conciliativa e quando si arriva a vole fare causa è perchè c’è necessità di applicare la legge e non di andare davanti ad un mediatore (che non ha le competenze nè applica la legge)
    Provare per credere
    RIFORMA VERGOGNOSA!!!!
    Bastava aumentare il numero dei giudici e ridurre le spese di giustizia o introdurla solo volontaria in tale modo il cittadino che vuole, senza avvocato, vi può accedere

  2. Qui la questione ruota tutta tra chi è favorevole e chi è contrario alla mediazione civile, sul piano della sua istituzione in Italia e dei suoi principi, non tanto sul piano dei contenuti e regole applicative. Mi sembra chiaro ormai che la “casta”, ovvero gli avvocati al vertice di associazioni, ordini professionali e così via si sentano minacciati da questo nuovo istituto – positivissimo nelle sue finalità e riconducibile alle esperienze giuridiche di molti ordinamenti diversi dal nostro.
    Questo perchè la mediazione comporterebbe:
    – minori costi per i cittadini e minori guadagni per gli avvocati in fase di giudizio;
    – diminuzione di clientela rispetto al passato: oltre alla crisi, ora la mediazione allontanerà ancora di più i cittadini da studi legali e tribunali;
    – la mediazione è volta all’accordo, l’avvocatura è volta allo scontro:
    – elemento non meno importante, la saturazione della professione forense: giovani laureati in legge, che non ne vogliono sapere assolutamente di fare l’avvocato, ora vedono questa nuova opportunità lavorativa, osteggiati appunto da tutti quegli avvocati che temono un calo consistente dei guadagni;

    Ripeto la questione non ruota tanto sul piano delle regole (quelle nel tempo possono essere istituite nel dettaglio), quanto invece sul piano di “voler istituire la mediazione oppure no”.
    La questione è tutta politica e di potere, questo è il punto.
    Questo paese deve svegliarsi una volta per tutte e, per farlo, deve portare avanti una riforma come questa: portarla avanti significa spegnere, a poco a poco nel tempo, le voci contrarie che urlano e protestano per futili interessi personalistici e di denaro.

    Riflettiamoci.

  3. Una volta chiariti tutti i risvolti tecnici/giuridici credo fermamente che la mediazione possa dare una svolta alla grave situazione della giustizia in Italia. Probabilmente la classe forense hà timore che manchi il lavoro, ma è un’idea errata perchè quando il sistema paese può funzionare meglio anche gli avvocati possono lavorare meglio e di più.Penso che ci sarà molto più lavoro con pratiche che si svolgono in pochi mesi non in anni.Oggi molte persone o aziende non intraprendono molte controversie perchè la giustizia è lenta e costosa, se fosse più veloce non ci sarebbero 5.000.000 di cause/mediazioni ma 10.000.000 di cause/mediazioni.

  4. ho letto solo un mare di parole inconcludenti.Chi ne volesse capire di più sulla mediazione non riuscirebbe a trovare chiarimenti nei vostri commenti.Le situzioni che avete esporsto si conoscono già:la casse forense non è d’accordo ad un procedimento di mediazione,divenuta obbligatoria ,ogni avv.ha seguito corsi di formazione per la mediazione,nel timore di perdere i clienti,non c’è una disciplina vera e propria sulla mediazione,ma solo belle parole formulate per invogliare a perder..e ulteriori soldi e tempo(chi ne avesse).Conclusione chi ne sa di più nel concreto senza ricorrere a metafore fuorvianti?

  5. Gentile Antonio Caradonna,
    tralascio i toni del Suo commento, quanto meno impropri in questa sede.
    Nessuno nasconde i difetti della vigente normativa, né gli evidenti tentativi di sfruttare la situazione come opportunità di vantaggi economici.
    L’evitare tali situazioni vede uniti sia chi crede che chi non crede nella mediazione.
    Però, cerchiamo di parlare con un minimo di conoscenza della materia!
    La mediazione in materie tecniche può essere tranquillamente condotta da un ingegnere, perché NON si tratta di verificare la sussitenza di diritti o doveri tra le parti in base alle domande depositate, ma di cercare di rimediare ad un conflitto con un accordo che prescinde dalla stretta applicazione del diritto (pur con precisi limiti).
    Non confondiamo il giudizio con la mediazione e non facciamo l’errore di credere che l’unico capace di risolvere un conflitto sia un giurista. Inoltre (e qui c’é la lacuna più grossa del Suo intervento), l’eventuale giudizio successivo alla mediazione non viene in alcun modo condizionato da quanto detto o fatto in mediazione.
    Certo, molti si buttano sulla mediazione perché in cerca di una occupazione, ma la stessa cosa accade in molti altri settori, non esclusa, come Lei sa bene, la professione forense.
    Tranquillo! Nessuno vuole “segare” l’avvocatura, anzi, a mio avviso, il convinto apporto della classe forense potrebbe rendere superflua la norma sulla obbligatorietà della mediazione.
    Cordiali saluti.

  6. Carissimi Colleghi

    smettetela con l’ipocrisia di chi ha investito e vuole giustamente vedere i riscontri positivi dei propri investimenti.

    Continuate a sproloquiare senza aver colto il principale problema che è quello di voler segare la classe forense.

    Carissimi amici, nel mio sud su 150 laureati in giurisprudenza all’anno, 149 si buttano sulla professione poichè non hanno altri sbocchi. Questo è il vero problema !!!!!!

    Poichè la mediazione non prevede la difesa tecnica, mi dite come potrebbe un cittadino affrontare il successivo giudizio quando per il ricorso al mediatore si è servito di un ingegnere ??????

  7. Egregio Collega,
    ho apprezzato molto il tuo intervento sul derby in essere in materia di mediazione civile e commerciale, e condivido le tue osservazioni e le tue perplessità.
    Sono il responsabile di un organismo di mediazione, riconosciuto dal Ministero, denominato ISMEDIA-ADR Srl,, che insieme ad altri colleghi ho costituito nella mia città di Messina, credendo profondamente nella cultura della mediazione; tale istituto infatti potrà dare dei risultati, solo quando passerà, principalmente nell’ambiente forense, la cultura della mediazione.
    Non condivido le ostruzioni fatte dai colleghi dell’OUA che ritengo essere meramente una presa di posizione incomprensibile, se solo si considera lo stato in cui si trova la giustizia civile in Italia. Pensassero, piuttosto, i colleghi dell’OUA di fare proposte concrete e conducenti per risolvere il problema e non mero ostruzionismo nei confronti di un istituto, sicuramente da rivedere e correggere, ma utile ad iniziare un percorso che come ho detto prima e solo di cultura.
    Quanto al decreto 145/2011 ed alla … formazione ed aggiornamento dei mediatori prevista nello stesso, rilevo, oltre alla impraticabilità di fatto delle disposizioni contenute nel decreto (venti procedimenti ai quali assistere come praticanti), la incoerenza di tale disposizione che contrasta con il principio della riservatezza, proclamato dalla legge istitutiva; la parte infatti, che già con fatica si rapporta con il mediatore, persona estranea alla vicenda e sicuramente guardato dalle parti con diffidenza, dinanzi ad una pletora di mediatori “praticanti”, sarebbe portata a chiudersi definitivamente, così compromettendo qualunque tentativo di mediazione.
    Sarebbe opportuno che il Ministero rivedesse tali disposizioni e chiarisse una volta per tutte le perplessità contenute nel decreto .

  8. Grazie molte per la giusta e tempestiva segnalazione.
    Ho letto l’Ordinanza solo dopo la pubblicazione dell’articolo. E’ un nuovo elemento che si aggiunge ad un panorama frastagliato e di difficile interpretazione.
    Continuo, però, a ritenere che il vero banco di prova sarà la nostra Corte Costituzionale più che la Corte di Giustizia Europea. Faccio fatica ad intravvedere elementi di conflitto tra il D.Lgs. 28/2010 e la normativa europea, mentre mi rimane il sospetto di un eccesso di delega nella previsione della obbligatorietà della mediazione.
    Cosa ne pensa?
    Grazie, cordiali saluti.

  9. Gentile Collega Pari,
    La informo (ma forse ne è già a conoscenza) che il Giudice di pace di Mercato San Severino ha rinviato alla Corte di giustizia dell’Unione europea un’ulteriore questione pregiudiziale sulla compatibilità con il diritto dell’Unione del D. Lgs. n. 28/2010. L’ordinanza è stata pubblicata ieri sul sito http://www.ilcaso.it.

    A differenza dell’ordinanza di rinvio pronunciata dal Tribunale di Palermo/Bagheria (che solleva questioni parziali e tutto sommato secondarie), questa nuova ordinanza sottopone alla Corte questioni che, se risolte nel senso del contrasto tra il D. Lgs. n. 28/2010 ed il diritto dell’Unione, sono idonee a cancellare definitivamente la mediazione obbligatoria dall’Ordinamento giuridico italiano.

    Se vuole posso inviarLe copia dell’ordinanza, ma dovrei conoscere il suo indirizzo di posta elettronica.

    Cordiali saluti.

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