Chi tutela gli enti locali dai tagli draconiani inflitti loro dalle tante manovre finanziarie? Un quesito al quale rispondere è molto più complicato di quanto non sembri.

Intanto, occorre condividere il presupposto: gli enti locali sono “vittime” di una manovra contabile generale tendente a sacrificare maggiormente le amministrazioni locali, rispetto a quelle centrali e rispetto agli enti del sistema sanitario nazionale. Da almeno un decennio si scaricano sulla “periferia” (e dunque sui servizi direttamente rivolti ai cittadini) sacrifici che a livello centrale si negano. Basti pensare all’attenzione spasmodica alle società partecipate: i tanti vincoli imposti (per carità, alcuni dei quali sacrosanti) riguardano solo quelle locali, ma non quelle statali.

Non si tratta di una litania autoreferenziale. Non bastassero i conti e le regole sempre più avviluppate e contorte dei tanti “patti di stabilità”, a svolgere il ruolo del bambino che addita il “re nudo” è Moody’s. Non che le agenzie di rating godano di particolare buona reputazione. Tuttavia, le rare volte che in modo realmente terzo osservano i fatti e li indicano, non si può far finta di nulla. E sui quotidiani del 19 settembre è apparsa la notizia che secondo Moody’s, appunto, la manovra finanziaria “appesantisca ulteriormente” i bilanci locali “già allo stremo“, introducendo “elementi di incertezza per quanto riguarda la distribuzione di poteri e responsabilità a livello locale“.


Insomma, appare evidente che il giochino di incidere solo sui bilanci locali da un lato non è sufficiente a risolvere i problemi complessivi della finanza pubblica, dall’altro rende poco efficace la manovra. Infatti, se si intende ridurre l’indebitamento pubblico e rafforzare l’efficienza della spesa, non è possibile soffocare i bilanci di una parte consistente dei centri decisionali di spesa dell’intero sistema. E’ come nascondere la polvere sotto i tappeti.

In teoria, l’Associazione nazionale dei comuni dovrebbe insorgere e tutelare gli enti da decisioni oggettivamente tali da comprometterne l’azione. Ed, in teoria, questo accade. Ma, rappresentanti autorevolissimi dell’Anci, per effetto delle norme italiane incapaci di dettare regole chiare su conflitti di interesse e incompatibilità tra più cariche pubbliche, e molti sindaci, di comuni grandi e piccoli, sono anche contestualmente parlamentari. Osvaldo Napoli, quando ha vestito la giacca di vice presidente dell’Anci ha correttamente preso le difese dei comuni dalle restrizioni della manovra finanziaria. Ma, quando ha indossato l’altrettanto importante giacca da parlamentare, ha votato a favore di quella stessa manovra che strozza gli enti locali. E molti sindaci di comuni appartenenti alla Lega non hanno potuto manifestare nei giorni scorsi contro la manovra, o hanno dovuto sconfessare il proprio ruolo, dimettendosi dai loro ruoli nell’Anci.

Insomma, si naviga a vista nella tempesta. E che a ricordarcelo debba essere proprio una delle agenzie di rating che con le sue valutazioni tutt’altro che attendibili diede la stura, nel 2008, alla crisi ancora in corso appare paradossale.


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