L’iter confuso e accidentato della manovra d’agosto ha rappresentato un perfetto esempio di governo delle lobby, e di Governo sotto schiaffo del “consenso” di categoria.

I farmacisti ce l’hanno fatta, i notai pure e con loro i tassisti, a far sparire le norme che, liberalizzando il mercato, li penalizzavano direttamente e ad introdurre gli opportuni distinguo e le eccezioni redatte ad arte in fase di conversione.

E gli avvocati?


A modo loro, anche loro, ma operando dei tagli orizzontali, ovvero mantenendo alcuni privilegi già riservati a pochi e non riuscendo invece a proteggere dagli attacchi indiscriminati alla Giustizia e alle loro tasche la massa dei propri iscritti.

Dalla manovra bis è sparito ogni accenno alle «società di lavoro professionale» che avrebbero, grazie all’impianto delle società di capitali, consentito di superare i limiti imposti dall’attuale forma associativa e dalla società tra professionisti, funzionanti sulla base del modello della società semplice, non adatto ai tempi e al mercato di una avvocatura che andrebbe modernizzata.

È sopravvissuto (anche perché in gran parte già effettivo), il provvedimento di liberalizzazione della pubblicità.

È stata introdotta la polizza per responsabilità professionale obbligatoria (chi non è stato chiamato in questi tre giorni da qualche compagnia alzi la mano), che è sacrosanta ma aggiunge costi certi a guadagni incerti.

È stata confermata l’obbligatorietà della formazione permanente, osteggiata da molti ma già in vigore e fortemente voluta dalle istituzioni forensi.

In sostanza, non è cambiato niente.

È stato però pesantemente inasprito l’accesso alla giustizia, con l’introduzione del contributo unificato nei procedimenti di separazione e divorzio, che si somma al grave l’aumento contro cui Leggi Oggi ha aperto una importante campagna e all’incentivo alla mediazione, decisamente iniquo, ove non incostituzionale, ottenuto grazie alla doppia tassazione di chi non intende farvi ricorso.

Una giustizia costosa è una giustizia negata e si traduce in  una perdita secca per gli avvocati che lavorano nel contenzioso, soprattutto civile.

La clientela è già sufficientemente vessata e demotivata per non temere anche questa impennata di costi col risultato di rinunciare all’assistenza di un legale per tutelare il proprio diritto.

Dove però la voce degli avvocati ahimé si è fatta sentire, dove ha avuto uno slancio di rara elevazione, è stato nel proteggere i privilegi dei (pochi) avvocati deputati e senatori, che hanno rischiato di vedersi dimezzata l’indennità parlamentare…

Il danno di immagine è enorme.

Il cittadino pensa certamente che “tutti” gli avvocati facciano parte di una casta, mentre i più, nel silenzio assoluto, sono stati vessati e vedranno il proprio mercato, già ristretto, ridursi ulteriormente, in danno proprio e di una Giustizia giusta.


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10 COMMENTI

  1. i nostri politici parlano, parlano, parlano..non conoscono la nostra realtà, le difficoltà, i problemi che affrontiamo ogni giorno..che ne sanno di gestione dello studio, dei clienti, delle cause, del lavoro che facciamo ogni giorno e dei rischi che affrontiamo..

  2. Ottima analisi e chiarezza di sintesi del serissimo problema lavorativo vissuto dalla classe forense di base. Con altri amici e colleghi stiamo realizzando un’associazione spontanea, “LASAI” (LAssociazione Avvocati Italiani, -l’apostrofo non è voluto di proposito) per tutelare la ns dignità professionale per la quale avevamo redatto finanche un disegno di legge presentato ad alcuni parlamentari: bene, si parla tanto di voler deflazionare le cause pervenendo così alla vituperata mediazione (che io non condivido affatto per le note ragioni espresse dai colleghi) ed allora cominciamo col dire che, per principio, l’avvocato deve assistere il proprio cliente in tutta la materia contrattualistica e successoria (nei contratti immobiliari l’avv. deve essere sempre presente per assistere il proprio cliente; nelle successioni ogni coerede; nelle locazioni ogni controparte; idem in quelli societari) pena la nullità del contratto e la mancata registrazione dello stesso; inoltre, in caso di controversia tra quelle parti, i colleghi dovranno dirimere l’insorgendo contenzioso in via arbitrale (con costi a tariffa minima, magari sino a quando non si esca dalla crisi, tanto per dare un esempio di responabilità!).Ad esempio, bisognerebbe consentire agli avvocati di poter notificare dalla loro Corte di Appello di competenza laddove intendano incardinare una lite presso altra Corte di Appello; e così via, in Cancelleria e dagli Uff Giudiziari, avvalersi della collaborazione di LSU per il disbrigo di semplici attività di routine. Ma queste sono solo alcune proposte perché ci sarebbe da fare tanto per garantire la ns … sopravvivenza. Altrimenti quale alternativa ? Grazie per l’attenzione prestata. Giuliano

  3. In tutta sincerità, non credo proprio che l’avvocatura di base auspichi l’ingresso di soci di capitali negli studi legali. Non, quantomeno, l’avvocatura di provincia nè, più in generale, gli studi con unico titolare e, comunque, quelli di dimensioni medio-piccole. Più facilmente questa esigenza verrà sentita dalle law firm d’ispirazione anglosassone: bisognerà poi domandarsi, con approccio certamente nostalgico, che ne sarà dell’avvocato che ha un socio di capitali che s’aspetta di ottenere utili. Quanto agli avvocati tanti o troppi, era dibattito da farsi negli anni ’90: oggi, per l’accesso libero e liberalizzato, spingono solo Confindustria ed i consumatori; e non è certo un caso. La torta, dei servizi professionali, è bella grossa, ed in tempi di crisi, perchè non pensare di mangiarsela due volte, pagando poco gli avvocati e, poi, sedendosi anche al loro tavolo, dove ne vale la pena? Che poi lo Stato ci usi anche per far cassa, fregandosene della qualità del servizio che riceviamo in cambio, è, come dire, il portato dell’epoca. Ma siamo in buona compagnia (almeno, quella dei nostri clienti).

  4. Affinché non mi si fraintenda, aggiungo che sono anche avvocato patrocinante in Cassazione. L’avevo scritto nel mio post sopra, ma il blog non l’ha preso.

  5. Purtroppo i cittadini pensano anche peggio degli avvocati. Non solo che costituiscano, con parola usata e abusata, una casta. Pensano purtroppo che gli avvocati non siano i difensori del diritto e dei diritti, e di quelli fondamentali o inviolabili in specie. E siano invece intrallazzatori e sanguisughe legalizzati. Non che abbiano ragione. Ma alcune volte l’hanno.

    Avvocati tanti, giuristi pochi: dissi una volta. E una mia ex laureata oggi avvocatessa mi corresse: Avvocati troppi, giuristi pochi.

    Con questo non voglio dire che la manovra sia giusta. Voglio solo dire che non pochi avvocati niente hanno fatto per meritare un diverso e migliore trattamento.

    Le mie sono modeste riflessioni e valgono per il poco che valgono. Le trasmisi tempo fa anche al Presidente del Cnf Guido Alpa.

    Domenico Corradini H. Broussard. Prof. ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa

  6. Ce ne sarebbero tanti di commenti da fare, mi hanno detto che se non sono soddisfatta di cambiare alla veneranda età di 48 anni professione. Non ci resta che piangere :(
    Avv. Lucia Mazzocchin

  7. Gentile Collega hai perfettamente illustrato con chiarezza e lucidità l’esatta situzione degli avvocati di oggi così come il collega Marcello Adriano Mazzola ha fatto ieri con un articolo della medesima qualità sul Fatto Quotidiano.
    Grazie anche a nome della base della avvocatura

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