Ammettiamolo: le Province ci sono sempre state un po’ sulle scatole!

Chi non ha mai avuto un dubbio sulla reale utilità di questo amorfo ente locale che si atteggia da bullo nei confronti dei Comuni e che strizza l’occhio alla Regione, invidiandone l’autorità?

Se poi, si ha la (s)fortuna, come il sottoscritto, di non risiedere nel comune capoluogo, ecco che il dubbio sfocia in un cocktail di odio e rancore represso, per colpa di quell’odiosa etichetta di “provinciale” che ti affibbiano dietro fin quasi dalla nascita. E tu sei costretto ad ingoiare amaramente il fatto che chi abita nel capoluogo di provincia:


1. è sempre più alla moda di te, provinciale obsoleto;
2. ha una mentalità più aperta della tua, provinciale retrogrado;

3. ha più soldi di te, provinciale straccione;
4. conosce più locali “cool” di te, provinciale depresso;
5. e, cosa non indifferente, ha a disposizione ragazze più belle e più disponibili delle tue, provinciale sfigato.

Provinciali di tutta Italia, sta per compiersi la nostra vendetta!

Da mesi ormai si è insinuato nell’agone politico un movimento subdolo e trasversale, che potremmo chiamare “Movimento Pro.Pro.” (Provincia Proibita), che ha avuto la sua massima espressione nella proposta di legge costituzionale n. 1990 “Modifiche agli articoli 114, 117, 118, 119, 120, 132 e 133 della Costituzione, in materia di soppressione delle province”, promosso dall’Italia dei Valori, messa ai voti nell’Aula di Montecitorio il 5 luglio scorso e respinta dalla maggioranza, con l’astensione di 43 deputati del Pdl e dell’intero PD.

Al di là dell’esito, quel che conta è che la tematica resti al centro del dibattito politico, sui forum, sui giornali e nei palazzi che contano. Della serie, bene o male, purché se ne parli.

Il leader dell’Idv Di Pietro grida al “Tradimento generalizzato”.

Noi abbiamo le nostre proposte, non ci facciano tirate demagogiche“, replica il segretario del Pd Bersani.

Avremmo dato un segnale“, ha sottolineato il leader dell’Udc Casini, “e non sarebbe stato un peccato di lesa maestà suddividere le competenze delle Province tra Comuni e Regioni“.

Mi chiedo – ha detto Reguzzoni, capogruppo della Lega alla Camera – perché si parla tanto di abolizione delle Province e nessuno fa notare cheandrebbero soppressi i prefetti“.

Io avevo proposto di abolire le Province anche quando ero Presidente – ricorda Renzi, sindaco di Firenze ed ex Presidente della Provincia – e non era tema di moda. Avevamo da battere un rigore e non l’abbiamo neanche calciato!”.

In tal modo si potrebbe anche pensare ad abolire la Regione, e allora si che si avrebbero reali e concreti risparmi dei costi della politica”, si legge in una dichiarazione congiunta dei Presidenti delle Province di Caltanissetta, di Enna, di Ragusa e di Siracusa.

E’ un accanimento terapeutico contro di noi” – tuona il Presidente della Provincia di Perugia Guasticchidiscutiamo sul ruolo delle Province, sappiamo bene a cosa servono?”.

Certo che lo sappiamo, caro Guasticchi!

Livello intermedio di decentramento, fortemente ispirata al dipartimento francese, la Provincia ha trovato nella Costituzione italiana una importante sanzione. Nonostante fossero state soppresse dalla Commissione dei 75, furono resuscitate dall’Assemblea Costituente, che le collocò, insieme ai Comuni e le Regioni, tra gli enti territoriali che “costituiscono” la Repubblica (art.114).

Si tratta di una considerazione di particolare rilievo, anche se la storia delle Province è da sempre caratterizzata da incertezze e contestazioni.

Nate come circoscrizioni prefettizie, con un territorio definito in modo da poter essere attraversato in una giornata di cavallo, le provincie sono passate da 59, nel 1861, alle 110 attuali.

Negli anni ’70 l’avvento delle Regioni sembrava aver fissato la data di scadenza delle Province, ma un po’ per la decisione di aspettare il consolidamento dei nuovi enti, un po’ per la ricerca di soluzioni per l’allocazione delle loro funzioni, le amministrazioni provinciali rimasero al loro posto. Tuttavia il dibattito e la legislazione continuarono ad oscillare tra superamento e rivitalizzazione.

Una rivitalizzazione certamente segnata dalla legge 142 del 1990, che ha riconosciuto alla Provincia un ruolo rilevante nella programmazione e nella pianificazione del territorio, e dalla legge 81 del 1993, che ha dato all’ente locale un ulteriore, vigoroso riconoscimento, attribuendo al Presidente della Provincia, come al Sindaco, il massimo grado di legittimazione popolare, con l’elezione diretta.

Il rilievo attribuito alla Provincia risulta oggi evidente nella definizione del ruolo delineato dal T.U. degli Enti Locali, approvato con decreto legislativo n. 267 del 2000, affermando che ad essa spettano, ex art. 19, “le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale” in settori quali:

– difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell’ambiente e prevenzione delle calamità; tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
– valorizzazione dei beni culturali;
– viabilità e trasporti;
– protezione della flora e della fauna, parchi e riserve naturali; caccia e pesca nelle acque interne;
– smaltimento dei rifiuti a livello provinciale; rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
– compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica e alla formazione professionale, compresa l’edilizia scolastica.

Francamente, seppur rilevanti, tale elenco di competenze non mi sembra ostativo ad un eventuale ripensamento dell’ente provinciale.

Inoltre, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, è evidente come le Regioni, i Comuni e le Città metropolitane, abbiano privato le Province di buona parte delle loro funzioni originarie.

Risulta quasi paradossale che per svolgere funzioni prevalentemente di coordinamento si mantenga un ulteriore livello di governo, e che si reputi indispensabile un ente le cui competenze vengono sempre più spesso devolute ai Comuni, in virtù dei principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione introdotti nell’art. 118 Cost. dalla legge costituzionale n. 3 del 2001.

Vi è piuttosto il sospetto che la ragione del mantenere un simile carrozzone burocratico sia un’altra.

Anche se non lo ammetteranno mai, i partiti politici vogliono conservare le Province, in quanto preziosi e ghiotti uffici di collocamento per i loro esponenti.

Non servono più al funzionamento dello Stato, non servono più a rappresentare gli orientamenti e le esigenze della popolazione (per questa esigenza ci sono sempre stati i Comuni, più radicati storicamente), ma servono a occupare e retribuire un personale politico che ha l’unico compito di fare propaganda, raccogliere nuove adesioni e preparare le sempre più frequenti campagne elettorali.

Ma anche sotto l’aspetto della rappresentanza politica, nonostante l’introduzione del collegamento diretto tra corpo elettorale e Presidente della Provincia, non ci sono mai stati risultati soddisfacenti.

In primis, per la figura stessa del Presidente della Provincia, messo in ombra dalla sfolgorante visibilità del Presidente della Regione e dalla tangibile vicinanza alle esigenze della popolazione del Sindaco.

In secondo luogo, per fattori puramente statistici: sono sempre meno gli elettori che prendono parte alle elezioni provinciali, anche quando queste sono contemporanee alle elezioni comunali (circostanza questa che sollecita molti cittadini a votare anche per le provinciali).

La provincia, insomma, continua ad apparire, come è sempre stata, un ente lontano dalla gente, dall’elettorato e dalle loro necessità.

Affrontando poi il profilo “costi”, vengono in evidenza due simpatiche invenzioni tutte nostrane che incidono sulle tasche degli italiani: l’imposta provinciale di trascrizione e la quota dell’assicurazione per responsabilità civile auto, entrambe in continua inarrestabile lievitazione per una media che attualmente si stima intorno alle 200 euro l’anno per ogni italiano.

Stendiamo poi un velo pietoso sui 62.000 euro l’anno di un Presidente della Provincia e sui 21.000 di un consigliere provinciale.

Il risparmio per le casse dello Stato sarebbe, fuor di dubbio, enorme.

Non so se la soppressione in toto delle Province sia in definitiva la risposta migliore per riformare una macchina amministrativa sempre più lenta, inceppata e costosa.

Ma so che il movimento Pro.Pro. ha tutto il mio appoggio e la mia simpatia.

Fin quando, ovviamente, qualcuno non mi offrirà un posto alla Provincia…


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3 COMMENTI

  1. […] per effetto della “manovra bis”, contenuta nel decreto legge 138 del 2011; sul tema, vedi anche l’articolo di Giovanni […]

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