L’estate – si sa – è il regno del sole, del caldo, del mare, delle spiagge traboccanti di bambini che ti urlano nelle orecchie, dei figaccioni reduci da dodici mesi di palestra furiosa per l’agognato rassodamento del terz’ultimo muscolo pelvico, delle ragazze attente a ridurre ad oltranza quei pochi centimetri di stoffa a mala pena sufficienti a coprire un quarto di sedere.

E’ il regno della promiscuità carnale che, golosa e crudelmente infida, si insinua di soppiatto tra la prima e la quarta fila degli ombrelloni, a pungolare con soddisfazione le pieghe mentali della ferrea disciplina morale dei bagnanti conservatori; quelli cui dà fastidio il tanga maschile (femmineo, a-virile, ed altamente sporcaccionesco), quelli che non gradiscono le tette di fuori della vicina di telo distesa accanto al figlio quindicenne (certo che poi il ragazzo mi si sveglia sempre con le occhiaie sotto gli occhi..!), quelli che inorridiscono di fronte a tutto ciò che possa assumere, ai loro occhi, le forme di un vero e proprio”scandalo al sole”.

Nudità, baci, carezze, abbracci impudichi, massaggi strumentali del più vario tipo, assumono al cospetto del bagnante conservatore le vesti di un conclamato oltraggio al “comune senso del pudore”.


E la gara si apre spietata tra i due ideali contendenti: i litigi e gli insulti a suon di cappelli di paglia istericamente gettati nello spazio residuo degli aquiloni e delle palline dei tamburelli; le denunce, scritte o con tanto di chiamata dei Carabinieri, per “atti osceni in luogo pubblico”.

… è una indecenza …. tutto il giorno a pomiciarmi vicino …

…. tutta invidia …..è brutta, acida e zitella ……

A noi giuristi le riflessioni di diritto.

Il nostro codice penale è tutt’altro che tenero con in materia.

L’art. 527 c.p. punisce con la reclusione da tre mesi a tre anni “chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni”; e “la pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori”.

A fronte delle pesanti sanzioni dell’art. 527 c.p. – che, tuttavia, è un delitto e dunque va provato quale fattispecie a carattere doloso – interviene il bonario e mitigante art. 726 c.p. che, nel prevedere una tipologia di natura colposa, punisce con l’arresto fino a un mese o con la sanzione dell’ammenda da 258 euro a 2.582 euro chi “in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza”.

Cosa siano gli “atti osceni” ce lo spiega l’art. 529 c.p.: “Agli effetti della legge penale, si considerano osceni gli atti e gli oggetti che, secondo il comune sentimento, offendono il pudore”.

….. e sulla nozione del comune senso del pudore si aprono fiumi in piena di un mondo di parole, dottrine, pensieri ed opinioni, da parte di tutto lo scibile umano, giuridico, dottrinario, letterario e politico.

In punto di diritto c’è di buono che, trattandosi di fattispecie normativa cd. aperta, la giurisprudenza ha sempre avuto la sana abitudine di affidarsi al ritenuto sentire dell’uomo di strada, cercando di cogliere nella quotidianità della vita e della sensibilità media della gente comune gli umori ed il senso del pudore tendenzialmente condiviso dall’intera collettività. Il risultato è, ad esempio, che il “denudamento di seno di donna” è stato di fatto depenalizzato già dagli ottanta – quando la Cassazione proclamò che “non offende più la decenza come è oggi sentita dalla collettività nazionale, almeno nella sua maggioranza” – e che, viceversa, rimane ancora ferma la punizione del “nudo integrale” da esibire esclusivamente nelle spiagge riservate ai nudisti. Parimenti sanzionate, e considerate a tutti gli effetti reato, quelle condotte che comunque “provochino nei consociati un senso di disgusto, disagio, disdegno o disapprovazione” (orinare o masturbarsi in pubblico, esporre i genitali a scopo provocatorio di tipo sessuale, etc. etc.).

E le effusioni, in spiaggia, delle coppie di omosessuali?

Fuor di ipocrisia, la coppia omosessuale suscita – oggettivamente – maggiore interesse di quella eterosessuale.

Giurisprudenza di legittimità ancora assente, schizofrenici livelli di tolleranza dei “famosi” nei confronti del più ampio tema dell’omosessualità: Carlo Giovanardi che va all’attacco di Umberto Veronesi che avrebbe definito l’amore omosessuale più puro di quello eterosessuale in quanto non contaminato dal condizionamento della procreazione; il sindaco di Sulmona Fabio Federico che ha equiparato certi tipi di omosessualità ad una aberrazione sessuale; la parlamentare Anna Paola Concia che lancia una mobilitazione su face book per cercare di fare approdare la legge antiomofobia; lo Stato di New York che legalizza il matrimonio degli omosessuali.

Mescolanza e dissonanza di opinioni, giudizi e valutazioni, assai spesso oltre il raggio della nostra piccola quotidianità, di ciò che a noi può suscitare più o meno fastidio nel nostro vivere insieme.

Ma il nostro codice penale – è bene tenerlo a mente – riconosce a noi, solo a noi cittadini, solo a noi uomini della strada, il potere-diritto di stabilire cosa può offendere realmente “il comune senso del pudore” e cosa invece merita di essere lasciato nel cestino dell’irrilevanza penale, cosa ci lascia indifferenti e cosa tende a crearci imbarazzo e turbamento.

Ed io mio chiedo: ma cosa sente e pensa realmente la gente comune nei confronti degli omosessuali eccessivamente innamorati e pubblicamente iper-affettuosi?


CONDIVIDI
Articolo precedenteInformazione sui prodotti alimentari: nuove regole dal Parlamento Europeo
Articolo successivoTutela del marchio comunitario e diritto al nome

37 COMMENTI

  1. Ovviamente lungi da qualsivoglia discriminazione nei confronti degli amori e delle coppie omosessuali, si tratta qui, evidentemente, di trovare un criterio quanto più oggettivo possibile per legittimare o per sanzionare le effusioni omosessuali in un luogo pubblico ( per di più frequentato da minori ) come la spiaggia. Dobbiamo chiederci, in altre parole, se si tratti di quegli atti osceni a titolo doloso, che il nostro Codice Penale sanziona severamente nel suo articolo 527, considerandoli lesivi, secondo il sentimento comune, del senso del pudore. Oppure se trattasi dei meno gravi atti di natura colposa, “ contrari alla pubblica decenza “ , sanzionati dall’articolo 726 del medesimo Codice. In ogni caso, come bene evidenzia Franzina Bilardo nel proprio intervento, il problema reale consiste, in un’ipotetica sede giudiziale, nel potere individuare quando e quanto, di fronte a qualche effusione omosessuale in spiaggia, il sentimento comune ravvisi che il senso del pudore sia stato effettivamente offeso, o quando e quanto possa intendersi lesa, dalle medesime effusioni, la pubblica decenza. Purtroppo, ci troviamo di fronte ad uno di quei casi in cui il legislatore non è stato in grado di fornirci un criterio oggettivo di giudizio, costringendoci effettivamente ad assumere, come ago della bilancia, il quotidiano sentire dell’uomo comune, qui eretto a valore universale. Temo, però, che si vada ad innescare, a questo punto, un’ulteriore tipologia di problema, dalla portata non indifferente. Mi viene spontaneo chiedermi, difatti, se proprio tutti i componenti del mondo magistratuale attuale posseggano quella cultura di stampo umanistico e quella lucidità di percezione, che dovrebbero condurli a bene interpretare ciò che l’uomo comune cova nel proprio sentire. Non sarebbe forse molto meglio e di gran lunga più sicuro esplorare il suddetto sentimento dell’uomo della strada tramite tecniche già affinate e certamente più oggettive? Il sottoscritto sta qui pensando, evidentemente, alle valide esplorazioni offerte dall’attuale scienza statistica.

  2. Secondo me il buon senso deve regnare sia per gli omo che per gli etero. In questo periodo storico probabilmente gli omo osano di più anche per una questione di rivalsa sociale, il che a volte potrebbe dar fastidio. Per il resto ripeto, regni il buon senso da entrambe le parti.

  3. Articolo molto chiaro in merito al tema.
    Uno dei miei amici più cari è gay e con lui tocchiamo spesso questi argomenti. Io non sono un giurista ma il tutto verte sul “comune senso del pudore”, perchè certamente è una questione molto morbida e suscettibile di (anche repentini) cambiamenti.
    Personalmente credo (sono molto anglosassone in questo!) che una buona dose di
    buon senso insieme ad un pizzico di ironia permettano a noi tutti di vivere in
    armonia con noi stessi e con gli altri.

  4. complimenti per l’articolo che ha suscitato varie riflessioni. Sono anche io dell’opinione che non conta tanto se le coppie siano etero o omo- ma l’attenzione che si ha per attenersi a comportamento discreto e rispettoso da avere in luoghi pubblici. quindi ogni comportamento, da qualunque persona venga di genere o di età, che non tenga conto di tale considerazione, è comunque riprovevole ed imbarazzante. Questo vale tanto per il sesso e le effusioni eccessive, che per ogni altro atteggiamento che vada al di là delle regole proprie dell’educazione civica e del rispetto reciproco.

  5. Condivido pienamente la considerazione che il diritto debba nascere dalla “base”
    e interpretare la quotidianità ed il vivere comune. Talvolta però il diritto
    (e le leggi) possono anche essere più avanti del semplice interpretare la
    quotidianità ed “indicare” la strada da imboccare nel vivere comune. Non so se
    questo è il caso. Personalmente non faccio differenza tra coppie omo e etero o
    di trans, per me sono tutte “coppie” solo di esseri umani. Mi piace pensare
    che l’Italia sia matura per non fare differenze tra le persone in base
    all’identità di genere. Se così non fosse bisogna riconoscere allora che il
    diritto potrebbe avere una funzione “anticipatoria”, nel caso specifico
    indicando la strada che il vivere comune è tra esseri umani e non della loro
    identità di genere.

  6. Complimenti per l’articolo.
    L’ostentazione eccessiva, in qualsiasi campo, non è di mio gradimento.
    Credo ci siano luoghi e luoghi per fare determinate cose.
    In pubblico ci si comporta come persone civili!
    Un bel po’ di senso civico non guasta!

  7. Interessante questione nell’articolo trattata con garbo e sensibilità ma che nasconde un quesito ben più ampio e generale con notevoli effetti in futuro sul piano giuridico: cosa è realmente il comportamento morale, e da cosa è prodotto. Son tempi questi in cui gli studi di neurologia comportamentale ora confermano ora smentiscono valutazioni filosofiche e razionali. La morale è figlia dei processi mentali che nostro malgrado guidano il nostro comportamento e anche se li riteniamo complicati sono sempre processi semplici generati da elementari regole inconsce con effetti complessi. Alla base del comportamento morale o della valutazione di questo c’è sempre una semplice euristica “fa quello che fa la maggioranza del tuo gruppo” . Ovvero è sempre l’ambiente a cui aderiamo che formula i riferimenti. Oggi viviamo una realtà di molte “tribù” e l’adesione a queste ci porta a formulare giudizi inconsci su ciò che è morale e cosa no per non esserne esclusi. Inevitabile trovare chi disprezza certi comportamenti così come chi li approva. La scelta di accettare i diversi modi di sentire i rapporti anche in realtà diverse dalle dinamiche del proprio gruppo è un processo di civiltà che non esclude il permanere di gruppi in cui certi comportamenti restano all’indice. Sul perché e come questi giudizi si siano formati è giudizio comune il soddisfacimento dell’equilibrio del gruppo cui si appartiene. In passato certi comportamenti erano funzionali alla società, oggi quelle esigenze, nella realtà occidentale ed urbana, sono in gran parte decadute. Spesso quanto riguarda un rapporto stretto tra individui ha la necessità di uscire dalla sfera del privato e mostrarsi, per rimarcare un’appartenenza, e quando questo ostentare è percepito come un’aggressione al proprio territorio di regole a cui si è aderenti. Alla fine se un comportamento è morale è sempre la maggioranza del comune sentire che stabilisce il livello dell’asticella dell’accettazione. Per cui per giudicare una risposta occorre sempre valutare la “tribù” a cui appartiene, consciamente o o inconsciamente chi giudica.

  8. Avevo – “volutamente” – evitato di esprimere la mia personale opinione sul tema. Oggi voglio farlo.
    Da un po’ tutti i commenti credo sia emerso a chiare lettere – e ne sono veramente felice – un atteggiamento di reale tolleranza nei confronti dei gay e delle coppie omosessuali. Altrettanto chiaramente, mi sembra essere affiorato un senso di profondo fastidio nei confronti della volgarità in genere, del superamento dei limiti della decenza da parte di omo piuttosto che etero sessuali.
    Tra le mie speranze idealistiche: sarebbe bello – a prescindere che si sia maschi, femmine, gay o transessuali – recuperare e riassaporare i valori profondi, “antichi”, della pudicizia, della riservatezza, del buon gusto, del rispetto degli altri. Il vivere comune dovrebbe, ad esempio, farci ricordare che i bambini e gli anziani potrebbero non essere pronti a gesti o a situazioni di eccessiva fisicità; i primi per immaturità psicofisica, i secondi per essere nati e cresciuti in epoche caratterizzate da un rigido senso del pudore.
    Ma il mio pensiero va – soprattutto – a chi, suo malgrado, non può vivere normalmente l’amore ed il sesso. Penso ai disabili gravi, mentalmente integri ma fisicamente offesi in misura da condizionare una regolare vita sentimentale. Mi metto nei loro panni e riesco a sentire, nel più profondo dell’animo, cosa possano provare a vedersi sbaciucchiare davanti coppie di “amanti” (maschi o femmine che siano), a vedere fare ciò che a loro è purtroppo inibito.
    …. Nella vita non esiste solo il diritto o la morale, esistono anche i sentimenti di solidarietà umana ed esiste – innanzitutto – il dovere di essere generosi e sensibili nei confronti di chi è meno fortunato di noi ….

  9. La mia è la parola di un uomo di Fede e di Chiesa. Io amo indistintamente tutti, e rispetto indistintamente tutti per come essi sono, nel bene e nel male. Chi ama persone del proprio sesso non è male, è così e basta. Altra cosa è l’ostentazione di comportamenti che, dal mio personale punto di vista, possono essere eccessivamente “liberi” e turbare la collettività. Il sesso, e tutto quello ad esso legato, è un fatto strettamente privato, e come tale va vissuto. Ci si può amare profondamente anche senza cadere nelle oscenità che offendono il “comune senso del pudore”. Questo io mi auguro che accada.

  10. Non capisco quale rilevanza possa avere l’orientamento sessuale nel giudicare l’oscenità o meno di un comportamento. Vedere due uomini baciarsi mi suscita la stessa tenerezza che vedere un uomo e una donna. Non capisco chi definisce ostentazione la prima.
    Non sto qui a ricordare che l’omosessualità è una variante NATURALE dell’orientamento sessuale, come dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità già nel 1990. Come essere mancini è una variante naturale. Ogni altra distinzione ha solo origini ideologiche o religiose, ma non mi interessa, come solo pochi anni fa non mi interessavano le affermazioni per cui la donna fosse senz’anima, inferiore all’uomo o strumento del demonio (a seconda delle epoche).

    Concludo con una simpatica scenetta vista in una sit com.
    Un ragazzo gay vede due etero baciarsi appassionatamente e urla “e basta! non ho nulla contro voi etero, ma non sopporto questo voler ‘ostentare’ la vostra eterosessualità! Certe cose fatele, in privato, a casa vostra! ”
    Capito? ;)

  11. Io non sono omofobica ma devo dire… che l’ostentazione eccessiva in tutte le sue manifestazioni non è di mio gradimento… ho degli amici omosessuali che non esternano “pesantemente” il loro modo di essere, soprattutto in pubblico… anche le effusioni tra eterosessuali posso urtare la sensibilità di chi è costretto (spiaggia e/o qualsiasi altro luogo) a subirne la visione… quindi l’art. 527 c.p. non deve essere applicato con discriminazione…

  12. Concordo pienamente le tue idee, è vero talvolta se si criticano tali atteggiamenti si rischia di essere accusati d’invidia, ma anch’io credo che ci sono luoghi e luoghi per determinate cose, specialmente in presenza di bambini. Credo che sia una questione di educazione e rispetto verso gli altri e se stessi (talvolta).

  13. Cara Collega,
    ho letto con vivo interesse il tuo articolo. Certo l’argomento è scottante, soprattutto in questo periodo pre (per i più fortunati) vacanziero. Premetto di essere eterosessuale e “conservatore”. Devo dire però che le effusioni tra omosessuali non mi danno più “fastidio” di quelle tra eterosessuali. Purchè siano, le une e le altre, contenute nei limiti della pubblica decenza. E qui si tocca il nervo scoperto. Quale sia il limite della pubblica decenza è, come sostieni tu giustamente, assolutamente soggettivo. Personalmente ritengo che baciarsi ed accarezzarsi non oltrepassi il comune senso del pudore. Quando le effusioni coinvolgono gli organi sessuali, maschili o femminili, siamo sicuramente oltre. Ma come tutti i processi umani è un concetto assolutamente in evoluzione. Ricordo che negli anni 70 (ero piccino) alcuni Pretori condannarono per atti osceni le prime signorine in topless. Il dilagare del fenomeno costrinse gli stessi a rivedere le loro posizioni, pena l’intasamento delle Preture “costiere” per tali reati. Oggi la moda del topless è un pò superata ed ecco che a tenere banco è arrivato l’amore omosessuale e chissà se tra qualche anno, aiutati magari da qualche anziano luminare della medicina che non perde occasione di dire la sua,
    assisteremo al processo inverso e magari saremo qui a chiederci se è corretto
    che gli eterosessuali si bacino in pubblico….

  14. Articolo interessante. Da persona adulta e madre, onestamente qualsiasi atto
    eccessivamente effusivo in spiaggia mi infastidisce. Forse in Italia la crisi
    degli alloggi forza le coppiette a fare in spiaggia quello che qui in America si
    fa in casa propria? Insomma, omosessuali o meno, preferirei che le coppie di
    bagnanti si limitassero a tenersi per mano o a darsi un bacio affettuoso invece
    che fare una specie di film porno in pubblico, anche se ormai questo tipo di
    immagini sono di facile accesso dappertutto a partire da YOUTUBE dove ricordo dhe
    cercando un video sugli animali da far vedere al mio bambino allora “duenne” ho
    dovuto evitare di gran foga centinaia di video su atti sessuali tra animali e
    umani… Insomma, nonostante il pudore sembri essere sparito dalle ns considerazioni
    quotidiane, penso che nel ns subconscio continui ad esistere e il malgusto in
    tutti i campi continui ad essere “sentito”. Quello che e’ cambiato, a causa di
    certi media soprattutto, e’ la percezione che la societa’ dovrebbe avere verso
    chi manifesta qualsiasi tipo di reazione a atti che sono decisamente offensivi al
    senso comune siano essi di carattere sessuale o altro. Certi media ci fanno
    capire che la societa’ dovrebbe ritenere che avere senso del pudore sia un indice
    di intolleranza, penso che alla base di questa forzature nei confronti della
    gente comune, ci siano i guadagni multimiliardari che l’apertura a qualsiasi tipo
    di immagine a sfondo sessuale o di carattere violento porta a TV, internet e
    altro.

  15. Innanzitutto grazie per questo ennesimo spunto di riflessione, cosa che tutti
    dovremmo fare più spesso, specie in tempi come questo.
    Potrei rispondere alla domanda da Lei posta su due fronti: quello giuridico e
    quello personale. Mi permette, una volta tanto, di non usare il punto di vista
    della giurista?!
    Allora Le dirò che non mi offende affatto l’amore, di qualsiasi tipologia sia.
    Mi offende la volgarità, che sia omo o eterosessuale. Non mi offende un bacio,
    nè un topless. Mi offende l’ostentazione, il volersi porre come “cartellone umano“.
    Credo che questo faccia parte, spesso, anche del mondo omosessuale.

  16. Ritengo disgustose le effusioni troppo spinte in pubblico, sia da parte degli eterosessuali che da parte degli omosessuali. …le semplici tenerezze e piccole coccole, ritengo assolutamente normale che a farlo siano anche coppie omosessuali. Va solo evitata la volgarità, e questa certamente prescinde dal sesso e dagli orientamenti sessuali di ognuno di noi.

  17. @Matteo …Il senso del pudore è una delle cose più personali che esistano, quindi non credo si possa tacciare di “discriminazione” colui che si sente offeso da alcuni atteggiamenti tenuti in pubblico, laddove non ci sia in gioco un vero e proprio diritto soggettivo del “discriminato” (come sarebbe, d’altra parte, il caso del diritto di parità di trattamento sul posto di lavoro, ma questo è altro discorso).
    Il “diritto” di esprimere effusioni in pubblico, deve fare i conti con il “diritto” di non sentirsi intimamente offesi dall’altrui atteggiamento, quindi, capirai, affidarsi alla somma dei sentimenti dei singoli, sarà l’unica via per uscirne (logicamente) indenni. Il problema è dato, più che altro, da coloro che sono chiamati tirare le somme ed a misurare il “senso comune”.
    Credo che nella maggioranza dei casi non sia la discriminazione a guidare l’indignazione, bensì l’educazione ricevuta ed il “concetto di pudore” nel quale si è rimasti immersi sin da bambini. Quando discuto con gente che appartiene ad una generazione precedente la mia, noto che, per quanto possa essere vasta la loro cultura, su questo argomento ci sono, inevitabilmente, dei “gap”. Per mia nonna, ad esempio era sconveniente che io dormissi (a 27 anni) nella stessa casa della mia ragazza, e ne era seriamente turbata, benchè fossimo (come siamo tutt’ora) una coppia eterosessuale.
    Ognuno di noi ha un limite che si è formato sulla base dell’ambiente in cui è vissuto, dell’educazione ricevuta, e delle esperienze personali; e questo limite non credo sia contestabile.
    Nessuno può escludere che i nostri nipoti troveranno normale vedere la gente che si accoppia agli angoli delle strade come animali, tuttavia non credo che nessuno di noi sarebbe contento di sentirsi sotto accusa perché ciò è per lui/lei fonte di turbamento.
    Detto ciò, concordo con te sul fatto che i comportamenti realmente sanzionabili dovrebbero essere altri (tra cui, in primis, quelli della mggioranza dell’attuale classe politica) e penso che, chi querela per quest’ordine di ragioni lo faccia, essenzialmente, perché non ha nulla di meglio da fare nella sua triste esistenza…

  18. Innanzitutto, noto con estrema simpatia che l’autrice dell’articolo in questione pone sempre l’accento su temi “scottanti” – forse anche appositamente provocatori – che suscitano grande partecipazione e colgono sempre nel segno!
    In realtà, credo che già dai commenti rilasciati da ogni singolo lettore (“operatori del diritto” e “comuni cittadini”) la risposta non possa che essere soltanto una: non siamo ancora pronti (probabilmente io per prima) a vedere tenere effusioni tra omosessuali (figuriamoci altro!!) e questo senza voler dire – nè pensare – che sia sbagliato esserlo!
    Francamente ritengo che il nostro Paese abbia davvero uno strano concetto del comune senso del pudore, considerato che siamo tutti pronti a scandalizzarci di fronte a due uomini che si baciano e poi ricerchiamo in televisione programmi dove si esaltano comportamenti – sia etero che omo – poco decenti (vedi per esempio il Grande Fratello, ma ne potrei menzionare tanti e tanti altri).
    Ma questa, probabilmente è un’altra storia…!

  19. Complimentandomi per la leggerezza di scrittura rispetto alla pesantezza dell’argomento, sono lieta di poter esprimere il mio personalissimo parere: sarebbe necessaria quanto opportuna maggiore educazione e discrezione rispetto a tutte le stagioni e gli esseri viventi, invece puntualmente si sottolinea l’animo pettegolo dell’italiano!

  20. Cara Franzina,
    secondo me i nostri costumi sono figli delle nostre abitudini.
    la libertà non è fare tutto quello che ci piace, ma fare tutto quello che ci piace che non offenda l’altrui sensibilità; ognuno ha diritto di non essere turbato da nessuno in ogni senso.
    Atti osceni possono essere sia omosessuali che eterosessuali senza alcuna differenza tra loro allorquando incidono sulla sensibilità degli altri.
    per fortuna oggi abbiamo la possibilità di discutere in presenza di una libertà acquisita dopo secoli di oscurantismo dove avevano buon gioco i “sepolcri imbiancati” che collegavano direttamente l’atto sessuale alla procreazione e mai al reciproco soddisfacimento di bisogni psicologici.
    Se ci pensiamo bene questo concetto si allinea molto al concetto di famiglia creata al fine di moltiplicare le braccia per una maggiore produzione, specialmente in un’economia agricola.
    Questo concetto ora mal si coniuga con l’amore omosessuale perché non da i risultati richiesti fin dalla notte dei tempi: famiglia con più potenzialità produttive e società in incremento demografico per sostenere la sete espansionistica dei vari potentati locali.
    Più sudditi, più espansione, più “mucche” da mungere.

  21. Complimenti per l’articolo. Rivendico anch’io il mio ruolo di uomo della strada per constatare che in tutte le società, da che mondo e mondo, la religione ha fornito lo spunto per mantenere le regole del vivere in comune entro certi limiti morali. Potremmo dire che tutte le religioni sono state fonte di pensiero morale.
    Ruolo delle società umane mantenere questo pensiero morale entro certi limiti, garantendo la laicità di certi enti dell’istituzione capo.
    In Italia dobbiamo scontare da questo punto di vista di essere ostaggio, più di qualsiasi altra nazione, della chiesa cattolica che in fatto di sesso ha idee ben precise e che cerca di lottizzare tutti i poteri.
    Per fortuna a bilanciare questa tendenza c’è la scarsa credibilità della doppia morale che permette di bestemmiare solo a certe persone o nasconde gli episodi di pedofilia se a commetterli sono i suoi ministri.
    Personalmente, sono per principio contro ogni tipo di discriminazione, per cui se ci si può baciare in pubblico, penso che lo possano fare tutti indipendentemente dall’orientamento sessuale.
    A proposito di uomo della strada, avete notato come si faccia discriminazione anche nelle espressioni linguistiche, se avessi detto donna di strada, il significato sarebbe stato completamente diverso, una mignotta. Mah, vedo discriminazioni ovunque!

  22. Io non credo sia una questione di morale o di pudore, ma solo di buon senso.
    Ci sono voluti decenni e decenni per abituarci a vedere le donne in monochini o le donne che baciano ed accarezzano i loro uomini in pubblico. Gli omosessuali che vivono alla luce del sole i loro amori sono un fatto abbastanza recente, e mi sembra abbastanza normale che ci si debba abituare a poco a poco.
    Gli omosessuali intelligenti e maturi non possono non capire tutto questo.

  23. Sono della convinzione che sia meglio cercare di non lasciarci distrarre troppo da gossip, news e manifestazioni, scandalistiche a partire da quelle che riguardano le attuali figure di rappresentanza istituzionale, per arrivare ai penosi atti dimostrativi di persone che non si riescono ad accettare come il buon Dio nella natura della sua Altissima Creazione li ha fatti generare.
    Non mi lascerei troppo trasportare dalle manifestazioni eclettiche, a volte volgari, di individui, di sesso femminile o maschile, che vogliono, o cercano, di dimostrare agli altri la loro libertà di interpretarsi creature diverse… e come tali… aventi, secondo il loro modo di vedersi, dei diritti diversi… baciarsi in pubblico, sfilare in carnevalate fuori stagione, comportarsi come se con i loro approcci ambigui e fuori natura, gli altri li debbano accettare… di forza… é questa la loro dimostrazione di libertà umana?
    Io direi che probabilmente sono loro i primi a non riuscire ad accettarsi, e nel dimostrarsi agli altri violentemente (con atti ed espressioni, a volte insolite e volgari nei costumi, a volte simpaticamente colorite) danno dimostrazione dell’effettiva confusione umana nella quale stiamo vivendo oggi tutti noi, dallo stato di New York alla spiaggia di Fregene.
    L’importante è che tutto ciò che vediamo, e sentiamo, non ci condizioni verso un cambiamento di mentalità… poi il problema è solo loro.

  24. Ciao, scusa se mi permetto, ma le 117 righe di articolo prima della domanda cruciale mi risultano un po’ pesanti e ridondanti, a partire da Giovanardi ed a seguire con il resto!
    Io penso che la “giurisprudenza di legittimità ancora assente” in un paese civile non dovrebbe esistere! E che in Italia abbiamo una tanto decantata Costituzione, a cui giudici giuristi ed avvocati potrebbero ispirarsi, che dice che non possano farsi discriminazioni in base alle preferenze politiche, religiose e sessuali! Certo che in premessa ho esordito con l’ipotesi di trovarci in un paese civile, ed assolutamente l’Italia non lo é! Faccio io una domanda (spero mi sia concesso pur non essendo il mio blog), perche ci interroghiamo sul “pudore comune” in riferimento agli omosessuali e non a politici indagati, di qualunque partito siano… o di fronte a reati ben più gravi ormai nessuno si indigna piu’?

  25. Beh… per rispondere in modo aperto all’esplicito sondaggio: nella mia vita ho conosciuto diversi omosessuali di ambo i sessi e ho avuto modo di provare a comprenderne le loro motivazioni ed accettarle.
    Vederli, però, “in azione” è tutto un altro discorso… almeno per me.
    A tutt’oggi vedere delle effusioni “spinte” in pubblico mi susciterebbe un po’ di… chiamiamolo stupore, anche se ci vorrebbero molte più parole e condivisioni di senso per esprimere esattamente ciò che mi accade.
    Nonostante tutto, credo che, al di fuori della sensazione personale, c’è da prendere atto della realtà che questo fenomeno costituisce e che prima o poi, conservatrice o non, la società dovrà fare i conti e accettare che gli omosessuali, così come gli etero, hanno diritto di manifestare i sentimenti pubblicamente.
    Il senso del pudore lo determina la società nella sua “evoluzione”, così come nei primi anni del secolo scorso i costumi da bagno coprivano quasi interamente il corpo, sia di uomini che di donne, oggi, soprattutto quelli delle donne, non coprono quasi più nulla… e nessuno si lamenta, denunciando oltraggio al pudore (anzi… diciamolo pure… piace!), penso che per analogia, con il costante diffondersi del fenomeno, le società future lo troveranno “normale” e nessuno si sentirà più turbato dalla visione di due uomini o di due donne che manifestano pubblicamente i loro sentimenti.
    Questo è quanto penso personalmente, a voi la parola!

  26. “O tempora o mores” avrebbe tuonato Cicerone dal suo scranno, é proprio il variare dei tempi e dei costumi ciò che costituisce il nocciolo della odierna diatriba. Nell’età Vittoriana il solo mostrare la caviglia, ancorché coperta da morbida stoffa, bastava a qualificare il gesto come esplicito gesto sessuale e marchiava la poveretta come una donna dai “discutibili costumi”. Nell’antichità, ovvero presso i greci prima ed i romani poi, lo status sessuale di ognuno aveva la sua collocazione e il suo riconoscimento, “etere”, “puer delicatus”, così come anche la presenza dell'”ermafrodito” (rappresentato in alcune pitture tombali etrusche) non solo sono tollerate, ma non appaiono per nulla scandalose in quelle società.
    L’evoluzione dei costumi, attraverso i secoli, spesso condizionata dalle regole religiose, ha portato a diversi modi di affrontare e sentire certe situazioni, che divennero “abnormi” o “devianti”.
    Oggi quindi, nella nostra società ci troviamo ad affrontare un argomento che potremmo definire un non-argomento. Difatti l’estensore dell’articolo, ha da se stesso dato una risposta alla sua stessa domanda, ovvero, la nostra legge prevede che vengano puniti comportamenti lesivi del comune senso del pudore, quindi sono in discussione i comportamenti tenuti da una “coppia” (etero o omo non ha importanza) che nel loro fare eccedano nei loro comportamenti, stesso discorso lo potremmo fare per il turpiloquio, o per tanti altri comportamenti eccessivi (cosa dire del vicino che per cuocersi una bistecca trasforma il quartiere in una landa invasa da una nebbia maleodorante, o quello che vuole sentire l’ultima fatica del suo gruppo hard-metal o la partita mettendo lo stereo a pieno regime piuttosto di usare le cuffie o il ragazzino, con la complicità del padre, che ci costringe ad ammettere che il suo ciclomotore è sicuramente il più rumoroso che abbiamo sentito negli ultimi anni).
    Se siete arrivati sin qui, avrete capito che qualsiasi comportamento è tollerabile se rimane nell’ambito del rispetto del diritto naturale, ovvero quello che la mia libertà finisce dove inizia quella del mio prossimo, e non ritengo sia scandaloso che due persone mostrino apertamente il loro affetto reciproco anche attraverso quei gesti normali che possono essere una carezza, mentre ritengo che qualsiasi altro comportamento sia da definirsi privato, ovvero che va assaporato nell’intimità e non “condiviso” con una massa di persone che per un caso ci ritroviamo intorno.
    Chiudo con l’affermare che le nostre leggi, per fortuna, non dettano rigidi schemi da osservare, ma prendono in esame, come è giusto, solo quelle manifestazioni che travalicano ogni e qualsivoglia comprensione…

  27. Il tuo articolo è ben fatto. Pone al centro dell’interesse un problema di ordine morale che sta diventando senza precedenti. In cuor mio non ho nulla contro qualsiasi tipo di relazione ma sono certe alcune fondamentali cose, al di la del Diritto:
    1) il comune senso del pudore, perso a scavezzacollo lungo la rupe a precipizio di questa società capace solo di evidenziare e far emergere ogni forma di appariscente, futile e vuota scabrosità del vivere civile
    2) comunque la si pensi il baluardo della nostra società è e deve assolutamente restare la Famiglia, pena l’inesorabile declino, conseguente soprattutto all’esaltazione di ogni forma di egoismo, di cui è inversamente proporzionale, anzi, inversamente esponenziale
    3) in questo strano Paese tendiamo sempre a dirimere le questioni con una legge, ecco perché ne abbiamo quanto mezza Europa messa assieme. Questo è indice di pre-illuminismo, quando cioè si delegava sempre a qualcun altro la soluzione ai nostri problemi. Poi guardiamo sempre agli altri Paesi, quando ci fa comodo.
    Dovremmo infine mettere da parte certe bigotte posizioni clericali che accendono solo gli animi in questo Paese da tifo da stadio per ogni questione. Come dici tu, dare un verso e una direzione al senso del pudore non dimenticando che molti di noi hanno dei figli a cui DOBBIAMO dare l’esempio. E l’esempio più giusto è sempre quello di comportarci come desideriamo che loro si comportino.

  28. Ma che male c’è a scambi di affetto e di effusioni, tra maschi e maschi, femmine e femmine, maschi e femmine?
    In un mondo in cui la gente si sbrana ed i popoli si ammazzano senza pietà, ben vengano i baci e le carezze. Facciamo l’amore non la guerra!

  29. Il problema sono le effusioni.
    Scambi di attenzioni e premure sono tollerabili al contrario di effusioni che potendo mettere in imbarazzo i presenti sono …da rimandare.

    A mio parere i problemi nascono quando l’eterosessuale e l’omosessuale non ha rispetto per se stesso, in primis, e per gli altri.

    ;-)

    Cordiali saluti

  30. Ebbene la questione pare “scottante”… e non soltanto per il sole! Direi che prima di esprimere un qualsivoglia affrettato giudizio in merito si dovrebbe ben vedere cosa sia il concetto di pudore. Certamente non è un parametro oggettivo, nulla o poco è oggettivo quando ci siamo di mezzo noi esseri umani! Già di suo il pudore va di pari passo con la moda, con il buon costume di una data epoca, con la gente che fa parte di un dato territorio etc… insomma, con ogni usanza e credenza. Ora poiché “l’usanza” in questione pare emergere in una società ancora troppo eterogenea, pudicamente parlando, è ovvio che il tutto si traduca nella scissione di gruppi che esprimono idee contrastanti. Ammetto di appartenere al gruppo di quelli alquanto infastiditi da questi “troppo affettuosi scenari” che si dispiegano di fronte ai nostri malcapitati occhi. Nonostante ciò penso che prima o poi sarà inevitabile assuefarsi a questi atteggiamenti che inquadrerei un po’ come la classica novità che fa rumore e che in un futuro abbastanza prossimo sarà la normalità. Del resto quante cose, che oggi ci sembrano normali, un tempo erano considerate scandalose!?

  31. Io non sono un nonno ma, comunque, mi trovo in piena sintonia con il commento della “nonna”.
    Ritengo che per rispetto degli altri le effusioni particolarmente “spinte” e continue andrebbero limitate nelle quattro mura ove le persone sono libere di esprimersi come e quanto vogliono…
    In pubblico no,
    Per rispetto della altrui sensibilità.
    In altre parole la vera libertà si ha allorchè non venga limitata la libertà degli altri.

  32. Trovo molto interessante ed ironico questo articolo. Probabilmente i più non ne coglieranno appieno lo spirito, però personalmente ritengo che, al di là delle convinzioni personali, morali e sessuali di ognuno, esiste un divieto di discriminazione per ragioni varie: razza, religione, sesso, convinzioni politiche e via dicendo, dunque ritengo che le effusioni tra omosessuali vadano trattate esattamente come le effusioni tra etero, ai fini dell’ eventuale applicazione della norma.
    Poi che diano più fastidio le une o le altre, a Tizio anziché a Caio, è tutt’altra faccenda…
    Se così non fosse potremmo anche disquisire sulle effusioni omosessuali femminili e maschili, considerando le prime a parecchi uomini non danno alcun fastidio, e le seconde fastidio ai più (uomini e donne nella quasi unanimità)…
    potremmo anche giungere a discutere tra le effusioni o le nudità di “belli” e “brutti”….

    Tutti o nessuno, o come si legge nelle nostre aule: la legge è uguale per tutti… per cui a mio avviso o le condanniamo tutte, etero od omo che siano, o nessuna.

    L’ unico sbarramento dovrebbe essere sempre e comunque la presenza di minori, concetto peraltro ripreso non solo dal 726, ma anche dal 609 cp: Chiunque compie atti sessuali in presenza di persona minore di anni quattordici, al fine di farla assistere, é punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Con l’ unica questione da approfondire sulla “intensità” delle effusioni e sul dolo specifico previsto dalla norma

  33. E’ difficile pretendere dalla gente in generale di essere bene educata.
    Oggi, più di ieri, è Il vero elemento di distinzione. Devo dire che se solo per un attimo prendessimo a riferimento opinion leader o chi comunque dovrebbe rappresentarci al meglio, il risultato sarebbe disarmante. Si vive quotidianamente di esempi di noncuranza della sensibilità comune e nello stesso tempo non ci si cura di dare un minimo di buon esempio. Le riviste di gossip pullulano di immagini di personaggi illustri alle prese con effusioni ed oscenità di ogni genere. Cantava De Andrè: la gente dispensa buoni consigli sentendosi come Gesù nel Tempio non potendo più dare il cattivo esempio. Sia pure anarchico, si poneva il tema del cattivo esempio.
    Tornando alle gente comune, se come dicevo in inizio di intervento, non è supportata da buona educazione, troverà normale non curarsi della sensibilità altrui.
    Ho amici omosessuali. Questa condizione non viene né nascosta né ostentata. Evidentemente ho la fortuna di avere amici bene educati. In altri termini, mi auguro che in alcuni casi il codice penale riesca a fare ciò che non riesce a fare il comune sentire.
    Ben vengano le condanne! Incominciamo ad aspettarci che giungano a chi avrebbe l’età dei buoni consigli come Gesù nel Tempio e persevera invece a dare il cattivo esempio.

  34. Io non mi sento di giudicare le coppie omosessuali, ci sono sempre state dai tempi più antichi ed è giusto che gli uomini, come anche garantito nella nostra Carta Costituzionale, decidano della loro vita privata, sempre, ovviamente, nel rispetto della comunità che li circonda.
    Credo, pertanto, che siano sbagliati, tutti quegli atti “osceni” che vengono commessi, in spiaggia come in qualsiasi altro “luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico”, non solo dalle coppie omosessuali, bensì, da tutti, comprese le coppie eterosessuali.

  35. Salve… mi chiamo Fernanda e ho 30 anni… generazione 1981.. e posso dire di essere aperta a tutte le novità… anche all’amore (innocente) omosessuale… mi batto spesso con chi li condanna per il sol fatto di stare insieme e per il loro desiderio di vivere il loro amore senza essere additati… c’è un però… nonostante la mia apertura mentale, ancora non mi sento pronta a vederli slinguazzare in giro, per cui mi piacerebbe che loro avessero rispetto nei confronti di chi li osserva e ciò non vuol dire vederli diversi… anche perché mi lasciano allo stesso modo perplessa le coppie etero che non hanno il benchè minimo rispetto per chi gli sta accanto…

  36. Io sono gay, adoro il mio ragazzo e lo desidero moltissimo, quando siamo insieme a casa ci scambiamo un mare di baci e di coccole, ma in pubblico siamo molto timidi riservati, non ci va di essere guardati male. Io credo sia soprattutto questione di educazione e di rispetto reciproco delle proprie diversità. Capisco che il mio amore può destare turbamento e quindi, entro certo limiti, accetto tutto questo e cerco di adeguarmi.
    Ciò non toglie che nessuno può permettersi di mettere in discussione il nostro diritto di amarci liberamente!

  37. Io sono una nonna, giovane, aperta ed amante della gioventù. Sono io che porto al mare i miei nipotini. Francamente a me danno fastidio le coppie troppo spinte in genere, e temo sempre che i bambini ne possano rimanere turbati. Se accetto a malapena le effusioni esagerate delle coppie eterosessuali, quelle omosessuali proprio non le tollero. Non chiedetemi perché, probabilmente sarò di un’altra generazione e non sono ancora riuscita ad abituarmi a questo tipo di libertà dei costumi.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here