Google Plus e la privacy: prime impressioni

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Da due giorni sul Web si parla quasi esclusivamente della notizia del lancio di Plus, il nuovo social network di Google. Dal momento che il servizio è ancora in beta, in tanti (tra cui il sottoscritto) si sono affrettati a procurarsi un invito per provare quello che è stato definito come “l’anti-Facebook”.

Ovviamente qui non troverete recensioni o “prove sul campo” di Google+ che prendano in considerazione virtù e vizi del nuovo social network (che, nei prossimi giorni, pubblicherò su LeggiOggi nell’ambito degli approfondimenti dedicati a “Social Networks per avvocati”).

Da avvocato, infatti, oltre alle funzionalità ero interessato a leggere i termini del servizio (il passaggio cui, di solito, si riservano pochi secondi cliccando con fede cieca su “Prosegui“); in particolare c’era molta attenzione sulla riservatezza dei dati degli utenti e, in generale, sulle implicazioni in materia di privacy.

Privacy e social networks: “relazione complicata”

La riservatezza degli utenti (e dei loro dati) è diventata terreno di scontro nella battaglia tra vecchi e nuovi social networks; tanto più che la privacy, si sa, non è mai stata un punto di forza nè di Facebook nè di Google.

Non è un mistero, infatti, che uno dei timori che frena l’ulteriore sviluppo del social network fondato da Mark Zuckerberg (anche lui in questi giorni alla scoperta di G+) sia proprio la privacy. In teoria, Facebook consente una buona personalizzazione rispetto alle opzioni privacy di base, ma pochi lo sanno e il fatto che tali opzioni siano state introdotte solo in un secondo momento (e cambino spesso la loro collocazione nella pagina dell’account) è costato caro a FB in termini di fiducia da parte degli utenti.

Anche per Google, nelle sue (non fortunate) precedenti esperienze social, la privacy degli utenti ha riservato alcuni problemi; basti pensare a Google Buzz che consentiva la condivisione – non autorizzata – di contenuti degli utenti con contatti automaticamente estrapolati dalla propria rubrica.

Ebbene, memori di questi errori, dalle parti di Google non fanno mistero di aver puntato proprio sulla privacy degli utenti nel realizzare G+; il meccanismo è semplice: i contatti vengono suddivisi in “cerchie” (amici, famiglia, lavoro, ecc.) in modo da scegliere con chi condividere le singole informazioni (aggiornamenti di stato, foto, video, link).

Le norme sulla privacy di Google+

Sono andato a leggere le “Norme sulla privacy di Google+” (disponibili qui) per vedere se tale intenzione fosse stata trasfusa nella policy di questo nuovo servizio. Il documento è molto più sintetico (circa 1.000 parole) rispetto a quello analogo di Facebook (circa 6.000 parole); la maggiore brevità dovrebbe essere un fattore positivo, ma – purtroppo – sinteticità non significa sempre chiarezza.

Ad esempio, in uno dei primi passaggi della policy si legge:

Registreremo le informazioni relative all’attività dell’utente, ad esempio i post per cui inserisce un commento e gli utenti con cui interagisce, per ottimizzare l’esperienza di tutti gli utenti con i servizi Google”

Cosa significhi “ottimizzare l’esperienza di tutti gli utenti con i servizi Google” non è dato sapere, anche perchè alla specifica domanda posta da Wired, Big G è stata altrettanto evasiva.

Ulteriore punto interessante è quello riguardante “Foto e video” degli utenti; in particolare, è previsto che:

“Se si carica una foto o un video in Google+, il contenuto verrà archiviato in un album web Picasa e verrà attivato il prodotto Picasa Web Album per l’account Google dell’utente, se l’utente non ha ancora utilizzato Picasa. Per utilizzare Picasa, è necessario attenersi alle Norme sulla privacy di Picasa, oltre alle norme sulla privacy di Google+. Se non si desidera archiviare i metadati, ad esempio i dettagli delle foto, insieme alle foto e ai video, rimuoverli prima di caricare i contenuti.”

Questo significa che se l’utente di G+ aveva già un album di foto su Picasa questo diviene automaticamente visibile (in chiaro) nel suo profilo sul social network.
Sempre in relazione a Picasa, alcuni utenti hanno segnalato un bug particolarmente grave per chi utilizza la versione mobile di G+ su Android: ogni foto scattata viene automaticamente caricata su Picasa (sia pure in un album privato) e anche se cancellata dal dispositivo non viene automaticamente rimossa da Picasa.

Procedendo nella lettura, colpisce il paragrafo intitolato “CONDIVISIONE”:

“È possibile scegliere il destinatario dei contenuti condivisi in Google+. Tutti i destinatari di un post possono essere in grado di vedere alcune informazioni sulle altre persone che lo hanno ricevuto. I partecipanti a una conversazione di gruppo possono visualizzare la cronologia di tale conversazione (inclusi i partecipanti aggiunti alle conversazioni di gruppo nella funzionalità Huddle del cellulare). Inoltre, è opportuno ricordare che quando si condivide un contenuto tramite Google+, chiunque lo riceva potrà condividerlo con altri”.

Proprio a questa clausola fa riferimento un bug segnalato da molti utenti (tra cui Tim Bradshaw sul blog del Financial Times) relativo al “re-sharing” (alla possibilità, cioè, di condividere i contenuti postati da altri utenti).
Facciamo un esempio: posso scegliere di condividere una foto soltanto con una delle mie cerchie (cioè soltanto con alcuni dei miei contatti), ma – a sua volta – uno degli utenti che fa parte di quella cerchia può decidere di ri-condividerlo con tutti i suoi contatti, frustrando – di fatto – la mia volontà di mostrare quel contenuto soltanto ad alcune persone.
Si tratta di un bug che è in grado di incrinare la fiducia nei confronti di questo social network, anche perché non è possibile disabilitare il “re-sharing” prima di postare (lo si può fare solo successivamente); a ciò si aggiunga che gli utenti ne hanno scarsa consapevolezza, mentre hanno la (erronea) percezione che la diffusione di quei contenuti sia limitata solo alle cerchie.

Meritano infine di essere segnalate anche due ulteriori clausole.
La prima, relativa ai tag, prevede che non ci sia la possibilità di evitare di essere taggati preventivamente in quanto:

“Se qualcuno tagga l’utente in una foto o un video condiviso, l’utente può rimuovere il tag”.

La seconda, in modo alquanto generico, prevede che:

“Se gli amici dell’utente utilizzano delle applicazioni, è possibile che queste siano in grado di accedere ai contenuti e alle informazioni relative all’utente che sono visibili agli amici.”

Come se ciò non bastasse, come segnalato da Roberta Milano, una delle prime schermate che appaiono all’utente recita testualmente:

“Google+ è in fase di prova con accesso limitato. Non sempre le cose funzionano come previsto. Utilizzando questo prodotto ancora in fase di prova, sei responsabile della protezione di te stesso e dei tuoi dati da qualsiasi rischio, compresa la perdita di dati o la loro divulgazione”.

Conclusioni

Mi sembra chiaro, quindi, che – al momento – in materia di privacy G+ non sia poi così diverso da Facebook e, del resto, non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. I social networks fanno la loro fortuna sulla condivisione e le impostazioni restrittive sulla privacy tendono ad inibire la condivisione.

Tuttavia sarebbe opportuno che Google, proprio per garantire il successo di questo progetto, in futuro sia più chiara e trasparente per quel che concerne la privacy, fornendo all’utente il (preventivo) controllo totale di tutte le informazioni che lo riguardano.

In attesa che ciò accada, è auspicabile un uso molto responsabile da parte degli utenti, con la consapevolezza delle insidie per i propri dati. In rete ci sono già diversi tutorial su come settare le impostazioni privacy di Google+: prima di postare alle vostre cerchie, dateci un’occhiata 🙂

Ernesto Belisario


UPDATE del 5 luglio 2011

I problemi segnalati in relazione a Picasa sembrano risolti in quanto:
a) gli album preesistenti non diventano più pubblici;
b) l’applicazione G+ per Android, alla prima schermata, chiede all’utente se vuole abilitare l’upload istantaneo.

Tuttavia, Vincenzo Cosenza mi segnala questo ulteriore aspetto: se faccio un post e ne limito la visibilità ad una cerchia, le persone cui è destinato il post possono vedere, cliccando su limited (in italiano “con restrizioni”), tutte i nomi degli altri. Potrebbe essere un problema, in quanto l’utente ha la convinzione che la composizione delle proprie cerchie rimanga sconosciuta agli altri utenti, mentre in questo caso i destinatari di un messaggio sono – di fatto – visibili come nel caso di una email con tanti destinatari indicati nel campo “A” o “Cc”.

Ernesto Belisario

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