Sgarbi, un profeta del nostro tempo?

Ci piace ricordare, tra le tante, questa frase del politico e critico d’arte Vittorio Sgarbi, riportata da La Stampa di Torino: “sono contrario alla paternità. Quella del padre non è una categoria a cui ritengo di dover appartenere. Ciò detto sono anche contrario all’aborto. Ci sono donne che hanno voluto figli da me, non io da loro perché non può esserci l’obbligo di diventare padre”.


E’ un’opinione, di certo discutibile, ma non è ancora un insulto (almeno in termini giuridici).

Era invece un insulto (tra ingiuria e diffamazione) quello pronunziato, nel corso del programma “Sgarbi quotidiani”, contro l’allora giudice Gherardo Colombo, definito, insieme ad altri suoi colleghi, «magistrati mediocri che, mossi da ostilità verso altro magistrato … di gran lunga di loro più meritevole e capace, gli avevano impedito una importante progressione in carriera, rendendo all’organo di autogoverno della magistratura “dichiarazioni” tali da “bloccargli” la strada».

La Camera dei Deputati aveva ritenuto (al solito) che l’opinione espressa dall’allora parlamentare non fosse censurabile, “diversamente opinando il suo sindacato comprometterebbe l’esercizio del mandato parlamentare, che la Costituzione vuole libero (art. 67 Cost.).

Libero insulto dunque?

Non proprio. L’art. 67 della Costituzione prevede solo che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincoli di mandato”.

La Camera aveva pure affermato “la insindacabilità, a norma dell’art. 68, primo comma, Cost., delle opinioni espresse dall’on. Sgarbi”.

Ma l’art. 68 della Costituzione si limita a prevedere che i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.

E allora, veniamo al punto:

L’onorevole Sgarbi, durante il programma televisivo “Sgarbi quotidiani”, stava esercitando le sue funzioni di membro del Parlamento?

No, secondo la Cassazione, che ha infatti presentato ricorso alla Consulta avverso la delibera di insindacabilità, affermando che “il programma ‘Sgarbi quotidiani’ era una mera vetrina televisiva nella quale quel deputato prestava, dietro corrispettivo, la propria attività privatistica di conduttore”.

La Corte Costituzionale, con la sentenza depositata lo scorso 24 giugno, ha dato ora pienamente ragione alla Cassazione, affermando dunque che (qualche volta) anche gli insulti dei parlamentari sono sindacabili …

La sentenza integrale


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5 COMMENTI

  1. Sgarbi, un nome una garanzia. Sgarbi, un concetto teleologico. Ha fatto del suo nome il suo cavallo di battaglia ed ha vinto parecchie battaglie. Insultare, sclerare, vilipendere, umiliare, e quant’altro del genere gli hanno eretto il personaggio che è, che gli fa guadagnare milioni; che gli accattiva simpatie incredibili, che attira pubblico televisivo. Magari per poco, ma lo attira. Giustamente e onestamente la sua trasmissione si chiamava “sgarbi quotidiani”: non dite che non vi aveva avvertiti.

  2. E mi sembra quasi giusto, altro che funzioni da parlamentare, quello veniva pagato profumatamente per mandare in onda un programma che di cultura aveva poco, ed è stato un autentico flop! Fategli passare la voglia di fare il prepotente, ha stancato tutti! Cordialmente!

  3. Che goduria!
    Tra i gesti di maggiore inciviltà politica, il più grave è quello dei parlamentari che pensano di potere violentare le persone, il sistema, la buona educazione, la libertà di stampa e di comunicazione intesa come strumento e luogo di reciproco rispetto e continenza.
    Questa idea di presunta impunità generalizzata rispetto ai “comuni cittadini” – rectius “i fessi”, che se sbagliano a parlare vengono condannati per ingiuria e diffamazione – mi fa orrore!
    E la smetta questo signore di imporci le sue isterie simil-culturali su fatti e situazioni che appartengono solo ed esclusivamente alla sua vita, alla quale siamo peraltro ben lieti di essere assolutamente estranei.
    … La gente è molto più seria ed accreditata di quanto Vittorio Sgarbi – dal basso del suo narcisismo intellettualistico – possa ritenere, ed è anche sufficientemente stufa dei suoi pedestri toni “quotidiani”…
    Quanto alla nostra “dotta” camera dei deputati, personalmente ne farei un pacco doni da inviare in bassa Nigeria con posta prioritaria!

  4. Gentile Umberto, la frase completa era “Buffone fatti processare”, pronunciata all’uscita di un’aula di Tribunale contro il premier di allora, nel lontano 2003. La fondamentale differenza con la vicenda di Sgarbi è che lì il poverino (un giornalista) fu attaccato dal cav., processato regolarmente, ed alla fine assolto. Qui Sgarbi, e la Camera con lui, volevano proprio evitarlo il processo !!!

  5. Chissà se la Corte avrebbe reso la stessa pronunzia, se ad essere insultato fosse stato un semplice cittadino, o un non magistrato, o un non amico …. Vi ricordate la Cassazione? “Buffone” (rivolto al Cav.) era un “legittimo esercizio del diritto di critica” e l’imputato fu – ovviamente – assolto…. meditate …

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