L’accesso al credito continua ad essere molto spesso un ostacolo per le imprese del nostro Paese, alle prese con un difficile momento di stagnazione produttiva e di forte indebitamento.

Molte le imprese che si affidano alla “finanza agevolata”, strumento di sostegno per realizzare progetti utili allo sviluppo di attività produttive o di aree geografiche svantaggiate. Si tratta di contributi finanziari che soprattutto Enti pubblici erogano a sostegno dell’attività d’impresa, sotto forma di contributi a fondo perduto di cui non è richiesta restituzione, ma anche di prestiti agevolati.

Tali strumenti, diffusissimi fino a non molto tempo fa, non hanno prodotto i risultati sperati.


La nota legge 488 del 1992, ad esempio, da strumento di sostegno alle aree depresse del nostro Paese, si è trasformata nel simbolo evidente del fallimento dell’intervento dello Stato in economia.

Non vi è dubbio sul fatto che la responsabilità principale di quanto accaduto vada ricercata in una classe imprenditoriale avventuriera, sprovvista di un’etica dell’impresa, inconsapevole del ruolo primario che occupa nel tessuto sociale.

E’ stato capovolto, spiace affermarlo, il concetto di “imprenditore”: da soggetto che rischia capitali propri si è passati alla situazione -inversa-  di rischio dei capitali altrui.

Tale esperienza negativa ha fatto sorgere la necessità di modificare l’approccio al sistema di crescita delle imprese: l’obiettivo non deve essere quello di accaparrare quanto più possibile dal finanziamento, che deve essere un mezzo, uno strumento, non il fine.

Si è diffusa maggiormente, negli ultimi tempi, la forma degli aiuti automatici alle imprese.

Anche il decreto Sviluppo, DL 70 del 2011, si è mosso in tale direzione, prevedendo misure per il rilancio dell’economia (soprattutto delle aree del Mezzogiorno) quali il “bonus assunzioni” al Sud e il credito d’imposta per la ricerca scientifica.

E’ vero che gli aiuti automatici, per certi aspetti, eliminano l’intermediazione politica e burocratica. Ma, non sempre i crediti generano vantaggi per l’impresa. A volte, essi rischiano di creare solo situazioni di vantaggio assolutamente momentanee.

Occorre, forse, recuperare il senso vero degli incentivi ed operare con una certa selettività, privilegiando la qualità dei progetti e le iniziative imprenditoriali meritevoli.


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