Sergio Rizzo, in un bel pezzo sul Corriere della Sera di ieri, muovendo da uno Studio di Confartigianato, propone un desolante quadro dello stato di innovazione della pubblica amministrazione italiana.

Solo in sei comuni su cento, scrive Rizzo, un’impresa sarebbe attualmente in grado di portare a termine un procedimento interamente in digitale.

Si tratta di dati che in parte contrastano con quelli resi noti nei giorni scorsi dalla Commissione Europea ed in parte ne rappresentano una possibile spiegazione.


Secondo il report sullo stato di attuazione dell’agenda digitale pubblicato lo scorso 31 maggio dalla Commissione europea, infatti, l’Italia sarebbe tra le prime della classe in Europa in termini di servizi pubblici resi disponibili online ai cittadini ed alle imprese mentre sarebbe tra le ultime in termini di utilizzo di questi servizi da parte dei cittadini.

Secondo i dati resi disponibili da Bruxelles, infatti, solo il 22% degli italiani utilizza Internet per interagire con la pubblica amministrazione il che ci vale il quintultimo posto nella classifica dell’Europa a 27. Peggio di noi, solo Croazia, Grecia, Turchia e Romania.

La musica non cambia ed anzi il ritmo diviene addirittura più preoccupante se si prendono in esame i dati relativi all’utilizzo da parte dei cittadini italiani della Rete come strumento per il semplice invio di moduli alla Pubblica amministrazione. Nonostante la rivoluzionaria idea del Ministro Brunetta di “regalare”, a loro spese, a tutti i cittadini italiani un indirizzo di CEC PAC, solo il 7,5% della popolazione utilizza Internet per inviare moduli compilati alla pubblica amministrazione il che ci vale – ancora una volta – il quintultimo posto in classifica davanti alle solite Grecia, Croazia, Repubblica Ceca, Turchia e Romania.

Lo Studio della Confartigianato offre, forse, una possibile spiegazione all’apparente refrattarietà degli italiani all’utilizzo di Internet come strumento di dialogo con la pubblica amministrazione nonostante la sovrabbondanza di servizi pubblici online misurata dalla Commissione UE: i cittadini non utilizzano la Rete perché i servizi online sono disponibili ma non funzionano e/, comunque, non sono in grado di intercettare le reali esigenze degli utenti.

La tanto decantata digitalizzazione della pubblica amministrazione, sembrerebbe, dunque, una questione solo di facciata: un po’ come rifare la carrozzeria ad una vecchia macchina senza, tuttavia, preoccuparsi di intervenire su meccanica e motore.

Il nuovo Codice dell’Amministrazione digitale, sfortunatamente sembra parte integrante di questa operazione di maquillage digitale della pubblica amministrazione italica.

Ancora tanti ritocchi a regole e norme entrate in vigore, sulla carta, da anni ma mai realmente attuate nell’universo dei rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadini.

Occorre mettere mano al motore della PA e trasformarlo in digitale sebbene sia evidente a chiunque che lavorare sotto il cofano anziché sopra sia mediaticamente e politicamente – specie nel breve periodo – di minor soddisfazione e garantisca meno visibilità.

[fotogramma tratto dal film di Fellini, “I Clown”, 1971]


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