A distanza di un mese dalla pubblicazione della sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, il chiasso intorno alla vicenda si è sopito e il caso della radiazione di Cesare Previti è stato archiviato come un atto dovuto sul quale, finalmente, è posta la parola “fine”.

A distanza di un mese non si parla più del caso IMI-SIR, del processo SME o del Lodo Mondadori.

A distanza di un mese, come succede per tutte le vicende cui viene data – a torto o a ragione –  una connotazione fortemente politica, il plauso generale ha lasciato velocemente spazio ad altre questioni più “attuali”.


Di certo non si può pretendere che venga taciuto o messo in secondo piano il ruolo che Cesare Previti, ex Ministro della Difesa, abbia avuto per la politica del nostro Paese. Sono, però, stupita dal fatto che sia stato dato poco rilievo ad un aspetto importante: lo stesso Previti, per decenni, è stato visto da tutti anche come un rappresentante di un ordine professionale, quello degli avvocati.

Se questo “dettaglio” può non interessare al cittadino comune, sicuramente più attento alla condotta di chi lo governa, mi sarei aspettata una reazione maggiore da parte di coloro che il titolo di avvocato cercano di difenderlo giorno dopo giorno.

Il procedimento disciplinare nei confronti dell’avv. Cesare Previti, avviato nel 1999 a seguito del rinvio a giudizio formulato dalla Procura della Repubblica di Milano per la presunta (poi confermata) corruzione dei magistrati chiamati a decidere sul contenzioso IMI-SIR, si è concluso nel maggio 2006. Sono poi seguiti l’impugnazione dinanzi al Consiglio Nazionale Forense e il ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, entrambi rigettati.

Il responso definitivo è stata la radiazione dall’albo degli avvocati.

Tra le sanzioni disciplinari irrogabili, la radiazione è la più grave che sia prevista dall’art. 40 della Legge professionale forense (Regio Decreto-Legge n. 1578/1933) e comporta, al pari della cancellazione, la privazione della possibilità di esercitare la professione per un tempo illimitato.

Se gli effetti sono gli stessi (la cancellazione dall’albo e la perdita del titolo di avvocato), qual è la differenza tra l’una è l’altra sanzione? Il discrimine sta nella gravità della condotta tenuta dal professionista e quindi sanzionata.

L’art. 41 della l.p.f. così recita: “La radiazione è pronunciata contro l’avvocato o il procuratore che abbia comunque, con la sua condotta, compromesso la propria reputazione e la dignità della classe forense”.

Su questo dovremmo porre la nostra attenzione: Cesare Previti, personaggio pubblico e particolarmente in vista, esercitando la professione e anteponendo per anni al suo nome il titolo di “avvocato”, con la sua condotta penalmente rilevante ha compromesso la dignità della classe forense.

A causa di questo e di altri episodi, noi, la classe forense, stiamo pagando e pagheremo serie conseguenze: il prezzo è la graduale perdita di credibilità e di fiducia. Il risultato è il comune sentire di fronte al nostro serio, prezioso e difficile lavoro.


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5 COMMENTI

  1. Chi è senza peccato scagli la prima Pietra, disse Gesù agli isdraeliti furiosi con la donna adultera…
    La politica è frutto del modus vivendi del popolo (non per niente è sovrano….!), se ci fosse meno corruzione ed arroganza a tutti i livelli la nostra quotidianità sarebbe meno povera e meschina.
    Dal pensionato allo studente, dal professionista al dipendente, dallo studente universitario a quello delle elementari arroganza e corruzione dilagano.
    Non è solo una questione legata al portafoglio, alla professione o all’età: sussiste ormai in ogni dove…

  2. Sono un ex praticante, ho abbandonato la professione e ora mi dedico ad altro. Ma nella mia benché breve esperienza, ho notato che la professione forense offre, come altre e forse più di altre professioni, molte occasioni di trarre profitto dalla propria disonestà. E molto spesso, chi si comporta in modo disonesto (parlo sempre per esperienza) si fa scudo di certe logiche corporative che vigono nei consigli dell’ordine (ovvero “oggi io proteggo te, domani tu proteggerai me”). Se queste sono le premesse, non mi meraviglio di nulla, né di Previti né di tanti sconosciuti disonesti e incapaci. Mi inchino invece di fronte alle persone oneste che fanno questo lavoro.

  3. Mi viene in mente solo questo: Previti, cattivo avvocato, non poteva essere un buon ministro. Ma la colpa era nostra. Culpa in eligendo …

  4. …. ce ne sono tanti, troppi anche fra gli avvocati che non si occupano di politica e che
    meriterebbero la radiazione. Ma sarebbe una decimazione. Ho qui sottomano un sfilza di comparse che, dal falso documentale, ideologico e materiale fino alla personale disonestà
    deontologica – nota a tutto il branco – dal quale viene considerato uno “squalo” ma temuto
    non per la sua preparazione ma per la mancanza di scrupoli.
    Purtroppo la vostra professione è fatta certamente anche di persone oneste, ma sono i
    malandrini quelli che ne sporcano il nome.
    Si parla di Previti … ed ha avuto quello che si meritava. Ma quanti sono i disonesti, gli incapaci, gli impreparati del tutto anonimi e sconosciuti al gran pubblico che rovinano le famiglie nel civile o le persone nel penale ?
    Se volete faccio nomi, cognomi, indirizzo …

  5. Questo è un articolo molto importante, perchè fa riflettere correttamente su tante cose, passate-presenti-future. La radiazione di un avvocato dall’Albo è il massimo della vergogna e del disdoro! Ecco, sono questi i personaggi che ci sono stati imposti come Ministri. Ma quanti altri ce ne sono in circolazione della stessa risma? Non oso fare i conti…

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