Il Tribunale di Roma con una recentissima sentenza ha inibito a Yahoo! la prosecuzione e la ripetizione della violazione dei diritti di sfruttamento economico sul film “About Elly” mediante il collegamento a mezzo dell’omonimo motore di ricerca ai siti riproducenti in tutto o in parte l’opera, diversi dal sito ufficiale del film.

Ci siamo. Anche la giustizia italiana prova a scardinare Internet ed a generare cambiamenti epocali nella struttura della Rete che potranno rappresentare la fine stessa della Rete. Si sapeva che prima o poi sarebbe successo e le major cinematografiche (chissà perché la cinematografia è più potente della discografia) in merito ad un film, nemmeno tanto conosciuto, sono riuscite a mettere le mani sui motori di ricerca facendo configurare (e rispolverando) a carico di un colosso come Yahoo! addirittura una forma di responsabilità da link abbandonata da tempo.

Complice una giustizia italiana poco esperta della Rete e tutta intenta a trattare Internet come un qualsiasi fenomeno della vita sociale che va regolato e collocato nei classici schemi di responsabilità conosciuti dal giurista classico. Niente di più sbagliato e fuorviante: lo sostengo da tempo e ne sono sempre più convinto, è vero che Internet deve essere regolamentato, ma con l’apporto di chi conosce a fondo i meccanismi della Rete e questi non è certo il giudice italiano.

Il sistema è quello classico: Yahoo! è accusato di favorire in qualche modo con la classica indicizzazione tipica dei motori di ricerca il collegamento ai link “pirata” di siti riproducenti in tutto o in parte il film “about Elly”, diversi dal sito ufficiale del film. Non potendo arrivare ai “responsabili” dei siti “pirata”, quindi la casa cinematografica se la prende con il motore di ricerca ed il giudice fa il suo gioco riconoscendo addirittura che, pur essendo vero i motori di ricerca non possono esercitare un controllo preventivo sui contenuti dei siti sorgente a cui è effettuato il link, una volta avvisati dell’esistenza di link illegittimi devono agire di conseguenza. E non è la stessa cosa? Sinceramente mi sembra una decisione paradossale e spero che leggendo le motivazioni della sentenza, ci sia qualche chiarimento. La Rete è piena di siti con contenuti illegittimi, gli stessi inevitabilmente vengono catturati dagli spider dei motori di ricerca e se molto cliccati arrivano addirittura ai primi posti, ebbene il giudice romano chiede che il responsabile del motore di ricerca, quando riceve una segnalazione, eserciti comunque un’attività di polizia analizzando la legittimità di questi siti ed eliminando ogni riferimento nel caso l’accertamento sia positivo.

Ma questa è la Rete! Si sta mettendo sotto processo Internet in quanto tale! E del resto chi è Yahoo? In base a quale titolo o legittimazione può esercitare questa forma di censura? Accertare l’illegittimità di un sito potrebbe essere un’attività non facile e dovrebbe essere comunque compito di un’autorità inquirente.

Non è questo il modo di tutelare il diritto d’autore e con questa decisione siamo arrivati a conseguenze più gravi dello stesso file sharing, spero di dovermi ricredere dopo aver letto la sentenza, ma i dubbi sono tanti.


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