Alla fine la Corte di Strasburgo ha dato ragione a tutti. Ieri pomeriggio, appena un giorno dopo la festa dei centocinquant’anni, ha dato atto che la questione dei simboli religiosi è di competenza dello Stato italiano.

Poichè,“il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione hanno delle posizioni divergenti sul significato del crocifisso e la Corte Costituzionale non si è pronunciata sulla questione, la Corte considera che non è suo compito prendere posizione in un dibattito tra giurisdizioni interne”.

In definitiva, “la questione dei simboli religiosi nelle scuole è materia che rientra, in linea di principio, nel margine di apprezzamento degli Stati – in particolare perchè non vi è un’opinione condivisa al riguardo – a condizione che le decisioni assunte in questo ambito non portino a forme di indottrinamento”.


Ed è proprio sull’indottrinamento che la Corte osserva, a sorpresa:

“Non c’è la prova che la libertà religiosa in Italia sia realmente ed effettivamente violata”

Dunque, non c’è prova che effettivamente i simboli siano idonei, in Italia, a realizzare forme di indottrinamento.

Rileva la Corte che “non sussistono elementi tali da indicare che le autorità siano intolleranti rispetto ad alunni appartenenti ad altre religioni, non credenti o detentori di convinzioni filosofiche che non si riferiscano a una religione … i  ricorrenti non si lamentano del fatto che la presenza del crocifisso in classe abbia implicato delle pratiche di insegnamento volte al proselitismo o che i figli della ricorrente siano stati confrontati a un insegnamento condizionato da tale presenza. Infine la Corte osserva che il diritto della ricorrente, in quanto genitrice, di spiegare e consigliare i suoi figli e di orientarli verso una direzione conforme alle proprie convinzioni filosofiche è rimasto intatto”.

La Corte restituisce all’Italia un’immagine di laicità, centocinquant’anni dopo, che forse non pensavamo nemmeno di avere.

Qui il resoconto (in italiano) del processo.

Qui il testo integrale della decisione della Grande Corte del 18 marzo 2011 (in inglese).


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2 COMMENTI

  1. Chi ha una fede religiosa veramente profonda – qualunque essa sia – non può non ribellarsi all’idolatria di un’icona in luoghi estranei al culto. Chi è intimamente cattolico non può non essere infastidito dall’idea di un crocifisso trasportato da un muro all’altro come fosse un pacco postale, e non può non desiderare che la croce sia gelosamente custodita nella sua casa naturale. Chi predica di essere cristiano e cattolico non può esigere che tutti gli alunni di una scuola elementare possano avere dietro la scrivania della maestra il proprio simbolo religioso.
    Perché chi predica la dittatura del clero non è cristiano. Ed è lontano mille miglia da come lo avrebbe voluto Gesù ….

  2. Con il passare del tempo si finisce per accettare tutto. A proposito del tempo, si dice che ogni cosa ha il suo tempo e che il tempo consuma le cose. Ed è vero, bisogna ammettere che se non si sa riconoscere il momento giusto, il tempo passa e l’obiettivo perde di utilità. Non voglio dissentire, né compiacermi, voglio solo dire che nulla è cambiato da quando la religione cattolica non è più la religione di Stato: chi non condivide può esonerarsi dal vedere. Bisogna avere il coraggio di ammettere che l’educazione religiosa dovrebbe ricomprendere tutte le confessioni, perchè tutte riflettono il sentire di una popolazione.

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