Quest’anno, l’8 marzo pare colorarsi di una connotazione diversa, che va al di là dei cliché a cui ci eravamo abituati.

Oggi il presidente Napolitano, in occasione  della giornata internazionale della donna, ha pronunciato parole bellissime:

La parità del genere non riguarda solo le donne. Così come le battaglie per dare a tutti i cittadini una vita decorosa non riguardano solo i poveri, le lotte per la libertà politica non sono esclusiva dei dissidenti, quelle per la tolleranza non toccano solo le minoranze. Sono e devono essere cause comuni che coinvolgono chiunque assuma come propri i valori democratici.


L’avanzamento verso la parità di genere “non può non essere parte di una generale ripresa di valori civili”.

Ed ancora: “Se è evidente che le donne stesse devono agire da protagoniste nel condurre fino in fondo la marcia verso la parità, gli uomini non sono esentati dal dovere di comportarsi come loro validi e solidali compagni”.

E dunque, “il grado d’impegno delle donne per la parità, l’affermazione del loro ruolo nei vari ambiti sociali, il livello di uguaglianza, di dignità e di considerazione di cui esse godono sono tra i principali indicatori della maturità e dello stato di salute dei sistemi democratici”.

La giornata delle donne parla soprattutto dalla piazza, con iniziative rumorose. Il comitato “Se non ora quando”, con lo slogan “Rimettiamo al mondo l’Italia” ed il coordinamento “ Indecorose e Libere” si sono dati appuntamento in molte città italiane per recuperare il carattere sociale che lega l’otto marzo alle lotte per la libertà di scelta e di relazione. Tra flash mob, cortei, letture, incontri istituzionali, proiezioni di video e musica dal vivo, si grida a gran voce “no” all’immagine consumistica della donna. A quell’immagine che, a dire del Capo dello Stato, riduce la donna “da soggetto a oggetto propiziando comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto”. L’UDI, Unione donne in Italia, termina oggi la campagna nazionale “Immagini amiche”, nata proprio per contrastare le rappresentazioni lesive e gli stereotipi femminili.

È importante riuscire a fare uno scatto per migliorare il presente e servirsi degli errori per non ripeterli più.

Bisogna apprezzare la diversità fra gli esseri umani, quale segno della libertà di esistere.

Si deve amare la bellezza di una comunità pacifica.

La civiltà di un popolo deve potersi misurare attraverso la parità di genere che, sotto altra prospettiva, coincide con la possibilità stessa di essere liberi.

Non posso dimenticare le parole di Simone de Beauvoir: “Ebbi una rivelazione: questo mondo era maschile, la mia infanzia era stata nutrita da miti forgiati dagli uomini, e io non avevo reagito come se fossi stata un ragazzo. Mi appassionai tanto da abbandonare il progetto di una confessione personale per occuparmi della condizione femminile in generale”.


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4 COMMENTI

  1. Credo che ci sia ,oramai da secoli, un circolo vizioso difficilissimo da spezzare. I due generi continuano ad essere vittima uno dell’altro e di sé. Seppure la guerra non avvantaggi nessuno, in tanti rifiutano una riconcilazione. Intanto le donne, troppe volte, continuano ad essere complici dell’avversario.

  2. Credo che soffermarsi sulla condizione storica della donna significhi interrogarsi sulla libertà e sulla dignità di tutto il genere umano.
    Una bella riflessione che va al di là dei moralismi di questi tempi!

    Grazie Carlotta, aspettiamo di rileggerti presto!

  3. Complimenti, bell’articolo!
    Però… sarà mica una vecchia storia “Trovami dieci giusti e salverò la città”?

    La dignità personale come premessa, sintesi e contenuto dei diritti fondamentali; come espressione della centralità della persona; come ponte fra il passato, il presente, il futuro, e fra l’eguaglianza e la diversità. La pari dignità sociale – anche e soprattutto quella dei soggetti più deboli – per realizzare l’eguaglianza nella concretezza e nel rispetto della diversità.

    Sono, questi, alcuni tra i riferimenti che possono e devono contribuire alla riflessione sul modo per uscire dalla crisi di valori, anzi per non rientrarvi.

    E sono riferimenti che si collocano in una dimensione laica, come quella espressa dalla nostra Costituzione (art. 3), la quale si ispira esplicitamente a molti dei princìpi e valori cristiani contenuti nell’enciclica Caritas in Veritate, per una antropologia fondata sullo sviluppo integrale e globale dell’uomo e dell’umanità.

    Una differente modalità è quella con cui le femministe parlano di dignità di genere, sottintendendo così una doppia tipologia di classificazione, in cui sono presenti risvolti ideologici. Infatti, ad una prima classificazione positiva del tipo “come siamo (come io sono)” si contrappone una più potente classificazione negativa del tipo “come io non sono (come noi non siamo)”. Ambedue le classificazioni presentano delle limitazioni.

    Lì dove la classificazione positiva rischia di calcificare l’identità personale museificandola, la classificazione negativa nasconde in sé il pericolo di attribuire all’esterno le qualità o caratteristiche negative non gradite, creando alterità ad hoc.

    Sarà mica colpa della TV e/o del “cattivo” giornalismo o come riferiva il Signor Gaber è necessaria “la censura” per ritrovare un pò di sana libertà e moralità?

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