Legge di stabilità 2015: tutte le misure nella manovra di Renzi

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La legge di stabilità 2015 è stata approvata la sera del 15 ottobre scorso da parte del Consiglio dei ministri ed è arrivata al Quirinale per la firma del presidente della Repubblica dopo diversi giorni, ottenendo la bollinatura della Ragioneria di Stato il 22 ottobre. Il via libera in prima lettura in parlamento è arrivato dalla Camera il 30 novembre.

Nel complesso, la prima finanziaria del governo Renzi contiene interventi nell’economia per un totale di 36 miliardi di euro: una manovra, insomma, ben più consistente di quella varata dodici mesi prima da un più prudente Enrico Letta, inconsapevole della conclusione della sua corsa da premier pochi giorni dopo l’entrata in vigore della legge.

Il governo, tramite il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ha fatto sapere di attendersi molto dall’entrata in vigore di questa manovra. Se per il presidente del Consiglio, “ora gli imprenditori non hanno più scuse per non assumere”, il responsabile del Tesoro si è addirittura augurato che entro pochi mesi vengano creati 800mila nuovi posti di lavoro.

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QUI IL TESTO DELLA MANOVRA PRESENTATO AL QUIRINALE E ALLA RAGIONERIA DI STATO

QUI IL DOCUMENTO DEL MEF

QUI IL TESTO APPROVATO IN PRIMA LETTURA ALLA CAMERA

QUI IL TESTO DEFINITIVO DEL MAXIEMENDAMENTO POI PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE

Vediamo in dettaglio i punti principali della legge di stabilità 2015

Lavoro

Il governo ha varato incentivi all’assunzione per tre miliardi, uno all’anno. Viene assicurato lo scontro sui contributi previdenziali alle aziende che apriranno le porte a nuovi addetti, assumendoli a tempo indeterminato. Il tetto sarà pari a 8mila euro all’anno per ogni lavoratore che non abbia lavorato nel semestre precedente con contratto a tempo indeterminato. Lo sgravio assicurerà 36 mesi di versamenti più bassi all’impresa.

Confermata, anche se ancora mancano alcune coordinate, la possibilità per i lavoratori di vedersi anticipare fino a metà del Tfr nella busta paga di ogni mese. Rimane strutturale anche il bonus da 80 euro, che il governo continuerà ad assicurare ai lavoratori dipendenti con redditi sotto i 24mila euro annui anche per tutto il 2015.

Fisco

La finanziaria attualmente in esame contiene lo sconto tanto atteso per l’Irap da parte delle imprese. Il governo ha messo sul piatto un totale di 6,5 miliardi di euro per ridurre l’imposta: una misura che avrà effetto particolarmente sulle realtà medio grandi, che possono annoverare un maggior numero di dipendenti da cui ridurre l’Irap. Da subito, ci sarà l’incremento generalizzato di aliquota, poi dal 2015 giù i costi per la voce lavoro.

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Novità in vista anche per il regime dei minimi, la fascia di contribuzione agevolata per chi detiene partite Iva che fatturino entro certi limiti. Dal primo gennaio 2015, coloro che rientrino in un reddito tra 15mila e 40mila euro, potranno usufruire della nuova aliquota del 15% in base alla rendita variabile stimata tra 40 e 86%. In entrambi i casi, reddito e rendita, il tetto massimo per ogni categoria professionale è definito proprio dalla stessa legge di stabilità negli allegati al testo.

Qui l’approfondimento con tutti i dettagli

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Cambiano le norme delle verifiche fiscali: d’ora in avanti il verbale non ostacolerà più il ravvedimento operoso alle violazioni relative ai tributi di competenza dell’Agenzia delle Entrate. Oltretutto, verrà meno la possibilità di adesione ai processi verbali di constatazione e per il contraddittorio.

Isee. Confermata la partenza del nuovo strumento a seguito della pubblicazione della dichiarazione unica sostitutiva, i dati raccolti andranno a incrociarsi con l’anagrafe dei conti correnti tenuta dall’Agenzia delle Entrate.

Stangata sulle polizze vita: dal primo gennaio, salirà del 26% la tassazione sulle plusvalenze generate da polizze incassate dagli eredi, fino a oggi completamente esenti. Non si tratterà, comunque, di una tassa di successione.

Nuova sanatoria per le cartelle di Equitalia: tutti i debiti al di sotto dei 300 euro e certificati da almeno tre anni saranno considerati inesigibili.

Qui l’approfondimento sulla sanatoria

L’Iva sugli ebook passa dal 22% al 4% come per l’editoria cartacea.

Edilizia

Confermata la proroga ai bonus energia e ristrutturazioni, che resteranno al massimo per tutto il 2015 e, poi, a inizio 2016 torneranno al valore di base. Le detrazioni Irpef sulla riqualificazione energetica degli edifici rimane stabile al 65% ma terminerà sei mesi prima del previsto invece di scendere progressivamente. Lo stesso dicasi per i lavori in condomini, che potranno godere di un’agevolazione identica. Per gli interventi di recupero e ristrutturazione, la detrazione resterà stabile al 50% per poi tornare al 36% da inizio 2016. Il tetto di spesa rimarrà a 96mila euro, per poi passare a 48 con il calo dell’incentivo.

Amministrazione

Si valuta una spending review di forte impatto per finanziare le misure contenute nella legge finanziaria, che potrebbe arrivare a 10-12 miliardi di euro.

Comuni. Chiesto uno sforzo di 1,2 miliardi che potranno essere compensati sia in spesa corrente che in investimenti. Viene posto un serio incentivo alle unioni di Comuni, consentendo ai contraenti di sforare il patto di stabilità per un quinquennio

Ministeri. Tagli pesanti su vari comparti ministeriali, che andranno a inficiare anche i servizi correlati. Nell’ordine, a pagare il conto della finanziaria saranno la Difesa (1,5 miliardi di dismissioni e 500 milioni di riduzioni alle Forze armate), Istruzione (150 milioni di tagli tra asili, elementari e scuole medie), Interni (meno 74 milioni alla pubblica sicurezza), Giustizia (64 milioni a civile e penale, 36 all’amministrazione penitenziaria).

Regioni e Province. Le Regioni protestano per i tagli, mentre sembra che l’impatto peggiore arriverà sulle province, le quali ormai condannate alla scomparsa, dovranno operare dei tagli pesanti, obbligando le amministrazioni locali a nuovi balzelli per assicurare i servizi. Nello specifico, la finanziaria impone alle province tagli per 1 miliardo nel 2015, 2 miliardi nel 2016 e 3 miliardi nel 2017.

Niente sblocco stipendi dei dipendenti statali: come ha candidamente ammesso il mininstro Madia, infatti, non ci sono i soldi, che sembrano spuntati, però, per gli addetti della pubblica sicurezza. Polizia, Carabinieri e gli altri corpi infatti, dovrebbero vedersi confermato lo sblocco dei salari a partire da gennaio (un miliardo per l’intervento).

Scuola

Al via anche il percorso di 150mila assunzioni annunciato dal premier Renzi e dal ministro Giannini. Il 15 novembre, si chiuderà la consultazione pubblica sui temi della scuola e, intanto, arrivano modifiche importanti sulla didattica e per la regolarizzazione dei precari. Da una parte, l’esame di maturità torna al passato, con la reintroduzione delle commissioni completamente interne, fatta eccezione per il presidente. Dall’altra, viene stanziato un miliardo per procedere alla prima tranche di assunzioni che, negli auspici del governo, dovrebbero portare alla scomparsa delle tanto odiate graduatorie.

Welfare

Confermato il bonus bebè: fino al 2017, le coppie con reddito famigliare Isee inferiore a 25mila euro che avranno – o adotteranno – un bambino, si vedranno riconoscere la cifra di 80 euro mensili. Sotto i 7mila euro di Isee, il bonus diventa di 160 euro.

Ammortizzatori. Dopo il miliardo e mezzo stanziato nel testo originario, sono stati aggiunti 400 milioni in due anni, precisamente 200 milioni nel 2015 e 200 nel 2016.

Viene stabilito un tetto alle pensioni d’oro che varrà per tutti i manager pubblici, inclusi magistrati, medici e professori universitari. Sui requisiti per andare in pensione, si prevede un taglio  delle penalizzazioni per chi decide di andare in pensione prima dei 62 anni di età con il minimo di contributi versati.

Dovrebbe cambiare la data di riscossione della pensione, che salterebbe al 10 di ogni mese per la ricezione dell’assegno Inps, ma solo per i destinatari di prestazioni che comprendano anche Inpdap. Nessun accenno, nel testo base, alla questione della mancata pensione ai Quota 96, dopo l’interrogazione ad hoc al ministro dell’Economia. Saliranno dal 20 al 26% i prelievi sulle rendite finanziarie per le Casse di previdenza delle professioni. Per i fondi di previdenza complementare, invece, il balzo sarà dall’11,50% al 20%.