Per il 90% degli under 32 è una necessità lasciare il Paese per trovare lavoro all’estero: l’Australia, gli Usa ma anche il Regno Unito sono le mete in cima alla classifica. Su un gruppo di 1000 ragazzi tra i 18 e i 32 anni le statiche ci indicano che infatti oltre il 61% sono pronti ad emigrare per costruirsi un futuro lontano da qui perché ormai si tratta di una necessità.

Si ritiene infatti che l’Italia non abbia più le risorse necessarie affinché chi termina in questi anni un percorso di formazione possa costruirsi una posizione lavorativa soddisfacente. La disoccupazione giovanile è dunque l’effetto più preoccupante che deve spingere l’Europa a mettere in campo politiche integrate. La disoccupazione giovanile, ma non solo, è purtroppo l’incubo del nostro tempo, la calamità che affligge le nostre menti.

La triste gioventù

La triste gioventù

Elisa Lello, 2015, Maggioli Editore

Elisa Lello insegna Sociologia Politica all’Università di Urbino Carlo Bo, dove collabora alle attività di ricerca promosse da LaPolis – Laboratorio di Studi Politici e Sociali. 
Oltre all’analisi del mutamento generazionale i suoi interessi...



Eppure se proviamo a parlare delle possibili cause si può sicuramente parlare di un mercato estremamente rigido caratterizzato da un salario minimo che già di suo rende l’ambiente lavorativo poco accogliente; come anche l’aumento del divario tra le richieste sempre più cavillose dei datori di lavoro e le reali competenze dei giovani. Le aziende non trovano i talenti adatti, le scuole e affini formano in maniera troppo teorica e davvero poco pratica. A ciò, però, può davvero essere utile l’utilizzo della formula di apprendistato che permette sia di insegnare la professione ma allo stesso tempo di poter essere inseriti, tramite questi canali, nella realtà lavorativa.

Sergio Mattarella parla a proposito della mancanza di lavoro affermando appunto che «In Italia non mancano le difficoltà. Le ferite sociali, a partire dagli insostenibili indici di disoccupazione, assumono talvolta caratteri di emergenza» – affermando inoltre – «Non vi sarà futuro degno per i nostri giovani se non estirperemo la corruzione, l’illegalità, la criminalità organizzata. Non è vero che l’Italia è un malato incurabile, e nessuna sua zona lo è.

«Al contrario, – ha proseguito il Presidente della Repubblica – la forza con cui poniamo il tema della legalità, la mobilitazione della società civile, l’impegno dello Stato dimostrano che, in Italia, i meccanismi di controllo, di accertamento e di sanzione funzionano e che lo Stato non fa finta di non vedere. Noi vogliamo e possiamo raggiungere traguardi alti di moralità e di trasparenza».

Mattarella sostiene che un primo passo fondamentale sia quello di fare sistema, sostiene infatti che «Abbiamo bisogno di concepire questa nuova fase valorizzando le innovazioni, la ricerca, i settori con maggiore contenuto di futuro. Per questo dobbiamo trovare gli ambiti e i linguaggi per far emergere il bene comune».


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