Alla fine, la Ragioneria di Stato ha concesso il via libera alla legge di stabilità 2015, dopo alcune ore di attesa che avevano fatto temere pesanti modifiche al testo della finanziaria. Così, la norma di bilancio arriva al Quirinale, con la conferma del bonus alle neo mamme e altre novità dell’ultim’ora, in particolare sui tagli a ministeri ed enti pubblici.

A rallentare il percorso del testo, che solo ora potrà essere esaminato dal Capo dello Stato per ottenere l’ok definitivo alla discussione in Parlamento, le misure di spending review sugli uffici pubblici che contraddistinguono la manovra del governo Renzi. Vediamole in dettaglio.

Spending review

A essere colpiti maggiormente sono i ministeri, che dovranno contribuire alle casse dello Stato con un risparmio di circa 3 miliardi sui 6 di tagli complessivi messi a bilancio nell’apparato pubblico. Di questi, circa un miliardo e mezzo dovrebbe derivare dalla vendita di immobili e alloggi in capo al ministero della Difesa.

Sarà proprio il ministero attualmente guidato da Roberta Pinotti a effettuare le maggiori riduzioni di spesa, con 500 milioni da sacrificare in nome della legge di stabilità, di cui la quasi totalità arriverà dal calo di esborsi per la pianificazione delle Forze Armate e l’approvvigionamento militare.

Non sarà immune dai tagli anche la scuola pubblica, che dovrà contribuire con un totale vicino a 150 milioni di euro, da suddividere in asili (30 milioni), elementari (36) e medie (55 milioni). Stessa sorte per il Viminale, che dovrà rinunciare a 100 milioni di fondi per le sue attività (di cui 74 tolti alla pubblica sicurezza: 42 all’ordine pubblico e 30 per coordinare le forze di Polizia).

Al ministero della Giustizia, i tagli saranno ripartiti in 64 milioni per civile e penale, e la fetta di 36 milioni sarà prelevata dall’amministrazione penitenziaria.

Altre riduzioni coinvolgeranno Istat (2 milioni), Agea (3), internazionalizzazione delle imprese (1,5), Anac (100mila euro), con tagli ben più decisi agli stanziamenti diretti agli organismi sovranazionali, in particolare all’Onu (20 milioni) e all’Osce (3).

Ma c’è il bonus bebè

Dopo l’annuncio del premier Renzi a Canale 5, arrivano nel testo gli 80 euro da destinare alle neo mamme, garantiti a tutte le coppie che avranno un bambino nei prossimi tre anni, con reddito famigliare Isee al di sotto di 90mila euro annui. Sembrano queste le cifre definitive, dopo il balletto che aveva lasciato trapelare anche la possibilità di concedere l’agevolazione una tantum e per redditi entro 30mila euro. Dal quinto figlio, poi, il benefit sarà riconosciuto senza limiti di reddito.

Alla fine, pare abbia dunque prevalso la linea iniziale, con la quota mensile il tetto per l’accesso tre volte più elevato, che allarga sensibilmente la platea dei destinatari. Per il momento, il governo ha messo sul piatto mezzo miliardo di euro per incentivare le nascite, ma difficilmente basterà.

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Francesco Maltoni
Sono giornalista professionista. Laureato in Sociologia e Mass-media e politica, in passato ho lavorato, prima, al Tg3 con Giovanna Botteri presso la vecchia sede di Rai Corporation a New York, e poi alla comunicazione corporate di Sky Italia. Già collaboratore per il Corriere Romagna, per gli organi informativi dell'ASAPS e per l'edizione online de "Il Mulino", tifo Milan, ho molti nipoti, una sola moglie, amo il cinema e i giochi di società. Il mio blog è francescomaltoni.it

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