Con l’approvazione del nuovo Jobs Act, che molti osservatori hanno definito un “guscio vuoto”, in realtà vengono gettate le basi per alcune riforme che il governo avrà facoltà di varare senza i passaggi parlamentari tipici di un decreto o di un ddl.

Trattandosi di un disegno di legge delega, infatti, l’esecutivo, qualora il provvedimento ottenga il placet definitivo dalla Camera dei deputati, potrà legiferare quasi indisturbato su una serie di materie che riguardano l’ordinamento generale del mercato del lavoro.

E dunque, non deve stupire l’assenza dal testo di qualsiasi riferimento all’articolo 18: forse per opportunità politica, ma più probabilmente in linea con il proprio credo, il governo ha inteso tralasciare un aspetto ormai ritenuto marginale per la maggior parte dei lavoratori, che invece, secondo Renzi e Poletti, richiedono altre riforme in fatto occupazione e diritti.

Anche per questa ragione, allora, il governo ha preferito arrogarsi la delega a legiferare in materia di contratti, più che concentrarsi specificamente sull’articolo 18, e in particolare rendere più diffusa la tipologia del tempo indeterminato, negli ultimi anni ormai passato a eccezione nel definire i rapporti di lavoro tra datori e neo assunti. Anche a questo proposito, allora si riferisce l’obiettivo contenuto nel ddl di ridefinire i cosiddetti oneri “indiretti” collegati al contratto stipulato.

Il testo unico del lavoro

Tra le pieghe del disegno di legge, è contenuta l’indicazione che riserva al governo di varare un nuovo codice del lavoro, un Testo unico che propenda all’unificazione delle forme contrattuali esistenti.

La riforma arriverà come detto, attraverso i decreti delegati che andranno a inscrivere dentro la cornice del Jobs Act appena approvato, e con ogni probabilità cercherà di rendere stabile e ricorrente la nuova tipologia di Contratto a tutele crescenti, sempre tenendo fermo il principio del tempo indeterminato.

Così, nella definizione di quelle garanzie che via via accompagneranno il lavoratore nel suo percorso, e che diventeranno sempre più solide e concrete nel protrarsi del suo rapporto di subordinazione, si arriverà alla ridefinizione anche degli ammortizzatori sociali.

Al momento, il ddl prevede un allargamento dell’Aspi – l’indennità di disoccupazione varata dalla legge Fornero – anche ai co.co.co., più la previsione di un minimale di contribuzione e di automaticità delle prestazioni, sempre per gli atipici e gli scritti alle gestioni separate. Arrivando alla maturità, quindi, una delle bandiere del governo nel difendere il Jobs Act, viene stabilito che il diritto viene esteso anche alle lavoratrici parasubordinate.

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