Il Senato ha dato il via libera al maxiemendamento sul Jobs Act, votando la fiducia posta dal governo sul provvedimento al centro del dibattito da alcune settimane. Il  rsponso, 165 i sì, 111 i no, 2 gli astenuti.

Insomma, Renzi alla fine non ha barcollato, malgrado le frecciate interne delle ultime ore, con minacce più o meno velate di scissioni e distinguo al voto sul disegno di legge delega in materia di lavoro. Ultima, quella più eclatante, la defezione di Corradino Mineo, che ha annunciato la sua possibile e imminente uscita al gruppo di senatori del Pd per via della linea “prendere o lasciare” imposta dal premier al testo sul lavoro. Qualcuno dei dissidenti, invece, ha scelto di non partecipare alla votazione, o, ancora, ha votato sì per poi anunicare l’abbandono al gruppo in aula.

In mattinata, dopo una serie di interventi più o meno critici sul provvedimento, era intervenuto anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, annunciando la questione di fiducia posta dall’esecutivo sul maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl Jobs Act fino a ieri in esame, successivo alla discussione nelle commissioni di palazzo Madama.

E il vero colpo di teatro, arrivato con il nuovo testo, è stata certamente la scomparsa di qualsiasi riferimento all’articolo 18, fino a ieri notte materia del contendere tra maggioranza e minoranza interne al Partito democratico e, poli, improvvisamente eliminato dal testo presentato in aula.

Da una parte, i sostenitori della politica governativa rivendicano che si tratterebbe di un problema marginale, mentre, dall’altra, per l’area di sinistra dem contraria alla modifica dello Statuto lavoratori, non è altro che una delega in bianco affidata al governo in materia di licenziamenti e contratti di lavoro.

Cosa prevede il nuovo Jobs Act

Ammortizzatori. Qualora sussista una situazione di disoccupazione involontaria, il governo dovrà assumere tutele uniformi e in linea con la storia contributiva dei lavoratori. Favorevole, ad esempio, sarebbe l’allargamento dell’Aspi anche ai co.co.co.

Semplificazioni. Si punta a dimezzare gli atti burocratici necessari ad avviare e gestire il rapporto di lavoro. Si punta, così, all’emenazione di norme ad hoc che riducano gli step tra amministrazione e datori di lavoro, ad esempio sugli infortuni, con l’obbligo di trasmissione alle autorità che penderà proprio sulla PA.

Contratti. Sì al contratto a tutele crescenti, che aumenteranno in relazione all’anzianità di servizio. Ok anche all’introduzione prossima del compenso orario minimo, applicabile a tutti i rapporti di lavoro. Cambia il demansionamento, ma con tutela alla professionalità.

Maternità. Si prevede l’introduzione a carattere universale dell’indennità di maternità, ossia anche a chi versa contributi a gestione separata. Ok anche al diritto alla prestazione anche in caso di mancato versamento dei contributi per opera del datore di lavoro.

Vai al testo del Jobs Act

 

JOBS ACT (D.L. 20 marzo 2014, n. 34)

JOBS ACT (D.L. 20 marzo 2014, n. 34)

Rocchina Staiano, 2014, Fisco e Tasse

La ratio della presente opera è quella di analizzare le modifiche che il d.l. 20 marzo 2014, n. 34 - c.d. Jobs Act - recante “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per...




2 COMMENTI

  1. Le leggi sono utili se applicate per il diritto di chi non ha voce, per la gente, se non c’e il diritto della persona cosa ne facciamo della. politiica? Ad esempio io ho un contratto di collaborazione con lo Stato da 14 anni non, e’ un abuso? Svolgo lo stesso lavoro di chi e’ di ruolo……timbro un cartellino di presenza! Nel jobs act si e.’ pensato di sanare i danni che ha fatto lo Stato con ii cococo che hanno prodotto loro? Siamo migliaia al Miur , sanita’ e ministèri vari perché dopo un certo periodo non vengono assunti? Katia

  2. Ho quasi 59 anni, sono stato licenziato il 31 agosto 2013 perchè, cosi mi hanno detto per mancanza di clienti nella vendita di calcestruzzo. Dopo aver svolto due corsi di computer, aver mandato curriculum in vari settori e fatto alcuni colloqui di lavoro sono arrivato alla con lusione che sono troppo vecchio per farmi lavorare ma dopo 38 anni di contributi, se restano le norme attuali andrò in pensione forse fra 8 anni. Non percependo più nessuna indennità dal 15 settembre 2014 e non avendo prospettive di lavoro come mi tutelano le nuove norme sul Jobs Act?

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