A sancire per l’ennesima volta che i giorni di permesso per motivi personali (CCNL 2006-09 art.15 co.2) sono un diritto non soggetto alla concessione del Dirigente Scolastico è stato stavolta il giudice del lavoro di Potenza (sentenza n. 544/2013).

La sentenza non fa stupore agli addetti ai lavori perché è soltanto l’ultima di una lunga serie: 12 maggio 2011 (Tribunale di Monza, n.288); 4 aprile 2012 (Tribunale di Lagonegro, n.309); 27 novembre 2012 (Tribunale di Campobasso, n.749).

La cattiva abitudine di alcuni dirigenti di ‘concedere’ il giorno di permesso per motivi personali ha la sua origine nella formula contrattuale del 2001, là dove con l’art.49 co.1 lett.C si modificava il comma 2 dell’art.21 del CCNL 4-8-1995 : “2. A domanda del dipendente sono, inoltre, concessi nell’anno scolastico tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati, anche al rientro, od autocertificati in base alle leggi vigenti.”

Nella tornata contrattuale successiva (CCNL 2002/05) si parla di attribuzione (art.15 co.2: “A domanda del dipendente, inoltre, sono attribuiti tre giorni di permesso per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione”), finché con il contratto tutt’ora vigente compare la formula del diritto: “2. Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione.”

Con quest’ultima formulazione è chiaro il principio del diritto, che come tale non è soggetto a concessione o attribuzione, ad usufruire del giorno di permesso, purché sia motivato e documentato anche mediante autocertificazione, che vuol dire che è sufficiente la dichiarazione del dipendente al quale non deve essere richiesto nessun tipo di certificazione rilasciata da altri. Sarà eventualmente l’Amministrazione, indipendentemente dal dipendente, a procurarsi la documentazione del permesso (p.e. titoli di viaggio, attestati di presenza in uffici, ospedali etc.).

La sentenza di Potenza mi pare interessante perché non pone limiti alla motivazione del giorno di permesso. La ricorrente aveva infatti chiesto permesso per poter fare un viaggio, dunque lo svago è annoverato fra i motivi personali e familiari: “Il Dirigente, con nota raccomandata a mano dell’1.4.2011 esprimeva il proprio diniego rispetto all’istanza, motivando essenzialmente il diniego in base alla circostanza che la docente si era già assentata nel 2010 per tre sabati, (uno a titolo di sospensione disciplinare disposta dallo stesso dirigente) che la classe 5 B doveva sostenere gli esami di stato, che la docente avrebbe potuto programmare il viaggio all’estero nelle” imminenti festività pasquali”. Il diniego appare illegittimo. […] Va rimarcato che nei motivi personali ben può rientrare un viaggio all’estero, indipendentemente dal fatto che ci si rechi all’estero per motivi di studio o semplicemente per svago.”

Il giudice precisa chiaramente “che il diritto ai tre giorni di permesso retribuito non è soggetto ad alcun potere discrezionale – di diniego” rimarcando invece la differenza con le ferie che sono a concessione: ”Dalla lettura combinata del comma 2 dell’art 15 con l’art. 13, comma 9, che subordina le ferie del docente, nel corso delle attività didattiche, a specifiche condizioni ed al potere organizzativo del dirigente […]”.

Infine particolarmente interessante il fatto che “il diniego del dirigente, motivato tra l’altro sulla scorta della esistenza di attività didattiche in corso (il che equivale ad introdurre per i permessi le stesse limitazioni che l’art. 13 prevede solo per una parte delle ferie) e di considerazioni (inammissibili) sul quando e sul come il lavoratore avrebbe potuto effettuare il programmato viaggio, appare illegittimo.”

Ciò sembra far cadere la tesi di alcuni dirigenti che motivano il diniego per “esigenze di servizio” ed è implicitamente un invito ai dirigenti stessi perché organizzino la sostituzione del dipendente in permesso retribuito.

Per inciso, l’Amministrazione è stata chiamata a risarcire alla ricorrente 1.800 euro di spese processuali più le spese di viaggio (annullato causa diniego al giorno di permesso).


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Massimiliano De Conca
Filologo, insegnante, sindacalista. Soprattutto curioso! Amo sperimentare, ricercare in letture, navigare in internet e per tutto ciò che mi circonda trovare almeno una domanda. Napoletano, con profondo spirito mitteleuropeo: mi piace trovare un ordine nel caos, ma soprattutto il caos nell'ordine. Sono nato a Napoli il 9 giugno del 1973. Attualmente vivo a Mantova Nel giugno del 1991 conseguito la maturità classica presso il Liceo Classico Ginnasiale “Umberto I” di Napoli . Nel settembre del 1991 ho vinto un concorso per un posto di alunno presso il Collegio Ghislieri di Pavia e mi sono iscritto all’Università degli Studi di Pavia. Nel periodo settembre-dicembre 1995, come studente Erasmus, ho frequentato i corsi dell’Université Sorbonne de Paris (France). Il 12 luglio del 1996 ho conseguito la laurea in Lettere Moderne (Filologia Romanza, relatore prof. Cesare Segre) presso l’Università di Pavia. Nel settembre del 1996 mi sono iscritto all’Université de Genève (Suisse) come borsista di scambio. Nell’ottobre 1997 ho ottenuto il “Diplome d’Etudes Supérieures” (tesi in filologia occitanica, direttore prof. Maurizio Perugi). Nel periodo 1998-1999 ho lavorato come research assistant presso The University of Birmingham (UK), collaborando al progetto della “Concordance de l’Occitan Médiéval” (COM) diretta dal prof. Peter T. Ricketts. Nel 2001 ho vinto il concorso come insegnante nella scuola secondaria di primo grado (A043) ed ho conseguito anche l’abilitazione per le scuole secondarie di secondo grado (A050). Nel 2008 ho difeso la tesi di dottorato in filologia romanza presso l’Université de Genève (filologia e linguistica occitanica, direttore prof. Maurizio Perugi, presidente del jury prof. Y. Foher-Janssen, membri del jury proff. Max Pfister e Peter T. Ricketts). Nel 2009 ho conseguito il master di secondo livello (Università di Bergamo) in Dirigenza Scolastica.

4 COMMENTI

  1. SEVOGLIAMO CREARE NUOVI POSTI DI LAVORO NEL PUBBLICO IMPIEGO
    BISOGNERA’ PUR MANDARE IN PENSIONE STE MAESTRE PERCHE’ SICURAMENTE
    SONO STANCHE DOPO 35 ANNI DI INSEGNAMENTO.E SOPPRATTUTTO NON VENGONO RISPETTATE DAGLI ALUNNI BISTRATTATE DAI GENITORI CHE NON SANNO
    ASSUMERSI LE LORO RESPONSABILITA’ PROPRIO DI GENITORE E CHE LA SCUOLA
    E’DIVENUTA IL PARCHEGGIO DI TUTTI I PROBLEMI DI COPPIA DI QUESTA SOCETA’
    CHE HA PERSO IL VALORE DI FAMIGLIA.LA SICUREZZA NELLE SCUOLE ACOMINCIARE
    DAI SERRAMENTI LE BARRIERE ARCHITETTONICHE AVIGASIO CE LA PRESENZA
    SISTEMATICA DELLE MOSCHE LA RESPONSABILITA’ DELLE MOSCHE E’ DELSINDACO
    COME UFFICIALE SANITARIODOVRA’ PUR PRENDERE UNA SOLUZIONE CHE NON SIA
    LA SOLITA ORDINANZA CHE NON RISOLVE MINIMAMENTE LA RADICE DEL PROBLEMA
    L’INSERIMENTO DEL COMPIUTER POI PER ILREGISTRO DI CLASSE AGGRAVA
    LA SITUAZIONE NELLE SCUOLE ELEMENTARI E’ SOLO UN SOLO MODO MODERNO
    PER NON AFFRONTARE I PROBLEMI MA IGENITORI VANNO FIERI OH E’ ARRIVATO
    IL PC CARI GENITORI ANDATE AVANTI SU QUESTA STRADA EVEDRETECHE COSA
    VI SI RITORCERA’ CONTRO LA STORIA VE LO DIRA’

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