Non sono affatto rare le situazioni in cui le società di energia elettrica stipulano con le associazioni di categoria accordi che hanno una valenza di semplice pubblicizzazione. In tal senso non si viene a configurare alcun illecito. L’indebito potrebbe venire a galla, però, nel momento in cui l’amministratore di condominio, di propria spontanea volontà, decide di cambiare fornitore di energia. Nulla da dire in merito all’ipotesi, del tutto legittima, in cui è l’assemblea che a maggioranza delibera il cambio di fornitore. L’assemblea, inoltre, è dotata del potere di ratificare la scelta varata autonomamente dall’amministratore di condominio.

Al momento dell’approvazione del rendiconto, dunque, risulta una procedura sempre utile la presa visione delle fatture di spesa per l’energia elettrica (in linea generale nei confronti di tutti i fornitori) in maniera tale che si possa effettuare l’accertamento della corrispondenza sussistente tra il fornitore prescelto, o da sempre noto, e quello che effettivamente è predisposto all’emissione delle fatture di pagamento. Questa è la situazione che si delinea nei casi di deliberazione o ratifica dell’assemblea, lo scenario invece cambia quando è l’amministratore ad agire in via del tutto autonoma. In tal senso, sono due i rapporti da prendere in considerazione:

1) il rapporto con l’amministratore;
2) il rapporto con il fornitore.

Con rimando all’atto dell’amministratore e alle conseguenze che esso apporta sul rapporto con il condominio, va ribadito che il provvedimento preso da quest’ultimo non può considerarsi legittimo. Questo in quanto, ai sensi dell’art. 1130, primo comma n. 2 c.c., il mandatario della compagnie è tenuto a “disciplinare l’uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi nell’interesse comune, in modo che ne sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini”. Questi poteri ‘regolamentari’ attengono alla gestione dell’ordinario, ossia dell’esistente e, fatta eccezione per le ipotesi straordinarie (ad esempio in caso di disdetta del contratto da parte dell’impresa di pulizie con la necessità di surrogarla fino a nuova decisione assembleare), la sostituzione dei fornitori non arriva a far parte delle attribuzioni dell’amministratore. Tenendo in considerazione le utenze, il ruolo del mandatario si circoscrive entro la riscossione delle quote, il pagamento delle bollette e la gestione ordinaria del rapporto, non rientrando affatto in questa definizione la sottoscrizione di un nuovo contratto. La riforma, pur a fronte delle innovazioni sul fronte delle attribuzioni a carico dell’amministratore, nulla ha precisato nel merito.

Da questo punto di vista, quindi, non sembra esserci motivo per ritenere innovativa, sulla materia in questione, la legge n. 220/2012. Riguardo a ciò, si ribadisce come al momento dell’approvazione del preventivo, sia adeguato allacciare il singolo costo al nome di un fornitore. Questo semplicemente perché, se l’assemblea delibera che il costo per le pulizie da mettere in preventivo è pari ad un determinato ammontare e tuttavia non specifica l’impresa alla quale assegnare il lavoro, è più facile che l’amministratore, in virtù del prezzo preventivato, si consideri libero di scegliere l’impresa che richiede un costo simile. L’amministratore che decide di propria iniziativa e non vede convalidato dall’assemblea il proprio operato, secondo alcuni pareri, potrebbe essere soggetto ad azione di revoca per gravi irregolarità nella gestione. Sulla questione, infine, attinente al rapporto con il fornitore: risulta sempre possibile tornare al servizio di maggior tutela, a patto che si tratti di clienti domestici o di piccola impresa , senza alcun costo (la disciplina che regola il passaggio è contenuta nella delibera AEEG n. 144/07). Nel caso in cui, al contrario, il passaggio avvenisse da un venditore del mercato libero ad un altro entro i 12 mesi dalla sottoscrizione del precedente contratto, potrebbero subentrare i costi che il venditore paga al distributore locale nella misura di 27 euro fissi.


1 COOMENTO

  1. Spett. Redazione di LeggiOggi,
    nel condominio in cui vivo, lo zoccolo duro a formare i millesimi deliberativi di quanto viene proposto in pagamento è costituito da proprietari over 80 che, in sostanza, raffigurano il suadente amministratore come un’autorità fino a considerarlo una sorta di amministratore di sostegno. Ciò che succede nella fase di approvazione dei consuntivi è di facile intuizione specie quando si tratta di spese per adempienze normative incerte nell’applicazione quali, solo ad es., il DUVRI, la SCIA (ved. meglio la Lettera Circ. 13061 del 06/10/11 esplicativa del DPR 151/2011), la manutenzione della Centrale termica a metano. Circa il cambio fornitore d’energia elettrica, annoto il tipico caso attuato autonomamente dall’amministratore.
    Orbene, l’approvazione in blocco del consuntivo a compiacente firma del presidente d’assemblea con le varie bollette d’energia ben dissimulate nelle confusionarie di voci di spesa, potrebbe rendere incerto l’esito dell’azione di revoca giudiziaria poiché non risulta sia stato ben chiarito nelle varie sedi se l’approvazione stessa, sia pure senza evidenza alcuna in assemblea del cambio fornitore o messa all’O.d.G., possa essere equiparata ad una ratifica implicita richiedendo, se del caso con tutti gli auspici, una Vs. autorevole trattazione al riguardo.
    Cordiali saluti
    Dott. Michele Lassandro

SCRIVI UN COMMENTO