La riforma delle pensioni è uno dei punti cruciali attraverso cui si svolge la nuova fase aperta dal governo, che è passato alle emergenze di  seconda battuta dopo lo stop all’Imu di giugno, i pagamenti della Pa e il finanziamento della Cassa integrazione. Ora, come noto, l’esecutivo è alle prese con il rilancio dell’economia dal punto di vista dei lavoratori, alla ricerca di un ponte ideale tra nuovi entranti e pensionati.

Con alle spalle errori che hanno pregiudicato la sicurezza sociale ed economica di migliaia di contribuenti, generando la marea, ancora tutt’altro che arginata, degli esodati, il governo deve muoversi in fretta, ma misurando bene i passi per evitare nuovi strafalcioni che, stavolta, potrebbero davvero mandare gambe all’aria il sistema di protezione dei lavoratori.

Così, gli sforzi vanno coordinati in tutte le direzioni, sia nell’ottica di ridurre una disoccupazione ai massimi del dopoguerra, in special modo sotto i 40 anni, sia per completare il rientro degli esodati nei gangli delle reti statali.

Così, già oggi potrebbe approdare in Commissione lavoro alle Camere un decreto nell’ottica dei cosiddetti “esodandi”, ossia coloro che rischiano nei prossimi tempi di finire nel girone infernale dei non salvaguardati. A questi, dovrebbe essere consentito di uscire anticipatamente dal lavoro, ma con tempistiche graduali.

Il che, tradotto, significa che il rapporto di lavoro del dipendente anziano e a rischio di non pagare i contributi per gli ultimi anni prima dell’assegno sospirato, potrebbe tramutarsi in un part time prima dell’addio definitivo. Al contempo, per ogni uscita in questi termini, dovrebbe corrispondere un’entrata di un giovane apprendista o, ancora meglio, di un under 35 assunto a tempo indeterminato.

Si tratta di una proposta consegnata alle Camere dai parlamentari del Partito democratico, che prevede uguale trattamento anche per quei lavoratori licenziati ed esclusi dalle liste di mobilità perché assunti in realtà troppo ristrette.

Si tratta di un primo passo per armonizzare la legge ferrea attualmente in vigore, che introduce, tra le altre regole rigide, anche il contributivo per tutti, ma con percentuali ancora molto basse e che presumibilmente avranno scadenze molto in là negli anni per portare a compimento il disegno originario.

Ci sono poi, una miriade di situazioni border line, che rientrano solo parzialmente nelle casistiche individuate dalle leggi e dai decreti correttivi introdotti per porre rimedio allo sbaglio clamoroso degli esodati. Ancora circa duecentomila persone non sono state incluse nelle salvaguardie statali, probabilmente tante altre faranno la stessa fine se non si interverrà con decisione per raddrizzare le storture della legge Fornero.

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1 COOMENTO

  1. mandateci in pensione(ex quota 96), ho una figlia hundar 35, ragazza madre, ome pensate che possa crescere suo figlio. dovrebbero essere tutelati nel lavoro. fate per tutte queste persone una legge. non devono pagare la sfortuna anche nella mancanza di un lavoro.

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