Il decreto legge per la proroga dei bonus Irpef e Ires sulle ristrutturazioni è pronto, ma lo scoglio, adesso è capire se davvero i conti pubblici potranno permettersi l’agevolazione promessa dal ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi o se, diversamente, il passo si rivelerà azzardato per le finanze non certo ricolme.

L’ipotesi che il governo ha messo sul piatto riguarda il doppio slittamento degli incentivi per interventi edili di ristrutturazione al 50% e, per la riqualificazione energetica, al 55%. Un aiuto che molti operatori e, soprattutto, clienti delle ditte del settore gradirebbero, al fine di veder ridotto il carico sugli interventi strutturali agli edifici di proprietà, ma che richiede un esborso tutt’altro che di secondo piano. Va specificato, in ogni caso, che le detrazioni per la riqualificazione energetica al 55% investiranno soltanto coloro che non usufruiscano di ulteriori facilitazioni fiscali, ad esempio il Quinto conto energia.

In particolare, secondo le prime stime, il costo complessivo ammonterebbe a circa 2 miliardi in 10 anni, una vetta non insormontabile, ma sui cui l’ultima parola verrà espressa dai contabili della Ragioneria di Stato. intanto, con il decreto in arrivo, il governo promette di mettersi in pari con gli standard europei in ottica di efficienza energetica ed evitare, così, il prolungamento della procedura di infrazione che pende sull’Italia dl settembre 2012.

Nello specifico, secondo i primi calcoli prolungare il bonus delle detrazioni Irpef del 50% sulle ristrutturazioni porterebbe un disavanzo minimo, di soli 7 milioni di euro, nel 2014, che però finirebbe per ingrossarsi a circa un miliardo nei successivi 3 anni. Un peso, forse, troppo elevato per essere sorretto senza produrre contraccolpi sui conti pubblici.

Sempre in merito agli interventi di ammodernamento, come segnalato dagli operatori del settore, viene invocato un piano di ampio respiro per favorire l’accesso ai mutui delle giovani coppie, oltre al più volte annunciato programma di ammodernamento degli edifici pubblici.

A questo proposito, va sottolineato come il decreto in arrivo, non prevederà obblighi di adeguamento alla normativa, ma si limiterà a indicare degli standard minimi di efficienza energetica cui uniformarsi per l’edificazione di immobili privati o pubblici.

Insomma, nonostante la procedura d’infrazione Ue sia in essere ormai da 9 mesi, la risposta dell’italia si prefigura come il minimo per chiudere il dossier, ma senza stabilire pratiche ferree di regolamentazione che inquadrino completamente il complesso edilizio.

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