Scandali vergognosi, indignazione di circostanza, ipocrite prese di posizione che portano a soluzioni di breve (se non brevissimo) periodo. Questo è quello che, ormai ciclicamente, accade con riferimento all’uso – o peggio, abuso – che politici e rappresentanti delle istituzioni fanno dei soldi provenienti dalle tasse di cittadini e imprese.

Il recentissimo caso di Batman-Fiorito e dei rimborsi ai consiglieri regionali del Lazio, segue di pochi mesi a quelli dell’onorevole Lusi, del tesoriere della Lega Nord Belsito e delle varie case acquistate o ristrutturate “all’insaputa” dei rispettivi proprietari.

Il ripetersi di fenomeni di questo tipo non è assolutamente casuale: nonostante gli scandali, sono stati fatti solo simbolici, demagogici (e talvolta temporanei) tagli delle somme corrisposte a titolo di indennità o di rimborso.

Nessuno, invece, ricorre all’unica vera soluzione: affermare un principio di doverosa e rigorosa trasparenza che partiti ed eletti devono rispettare con riferimento all’uso e alla rendicontazione dei soldi che gestiscono.

Non sarebbe difficile, basterebbero due semplici regole:

1) Pubblicazione in Open Data delle spese –  Devono essere pubblicati on line non solo i bilanci e rendiconti in Open Data, ma per ogni singola spesa sostenuta da partiti, gruppi ed eletti anche contratti e ricevute.

Tranne in casi eccezionali, la regola generale deve essere la visibilità e la controllabilità diretta da parte di qualsiasi cittadino. Infatti, l’accessibilità di queste informazioni è condizione indispensabile per innescare processi di crowdsourcing che fungano da deterrente per il verificarsi di nuovi casi Batman (basti pensare, ad esempio, quanto fatto dal Guardian sulle note spese di Tony Blair).

2) Pubblicazione on line delle dichiarazioni – La medesima trasparenza, sempre sul Web, deve essere resa obbligatoria con riferimento alle dichiarazioni (dei redditi e patrimoniali) di candidati ed eletti. Quello della trasparenza, infatti, è il vero metodo democratico a cui si aderisce non solo a parole (avete mai sentito qualcuno dichiarare di essere contrario alla trasparenza?) ma con i fatti.

Si tratta di un tema importante in tutte le democrazie avanzate: in USA l’opinione pubblica ha spinto il candidato Mitt Romney a pubblicare le sue dichiarazioni fiscali, mentre in Georgia esiste un sito che si chiama “Declaration.ge” in cui sono pubblicate le dichiarazioni aggiornate delle 2.500 persone che ricoprono le cariche più alte dello Stato.

La gravità della situazione imporrebbe l’adozione di queste misure non solo ai Consigli Regionali, ma anche al Parlamento. Tuttavia, visto che i partiti non sembrano in grado di farlo, forse è il caso che ci pensi il Governo dei Tecnici, senza ulteriori rinvii nè approfondimenti di consulenti e commissioni (a quali risultati ha portato la nomina del prof. Giuliano Amato quale consulente del Governo?).

Perchè l’Italia, si sa, funziona così: passata qualche settimana, tutto sarà già alle spalle e il più grande problema del Paese sarà la legge elettorale, gli arbitraggi del campionato di calcio o le vallette del Festival di Sanremo.

E invece, non possiamo permetterci di perdere l’occasione per iniziare a rimediare ai danni compiuti negli ultimi anni e diventare un paese più normale.

La trasparenza può farci riscoprire quel tesoro dimenticato che è la capacità dell’opinione pubblica, della società civile, dei cittadini di scegliere i propri governanti e di controllarne l’operato; perché  – al contrario di un ricorrente adagio – non sono “tutti uguali”, ma per capirlo è necessario essere cittadini informati e consapevoli.

La trasparenza è anche necessaria a recuperare qualcosa che sembra ormai impossibile: la fiducia nelle istituzioni. I cittadini devono poter contare sull’impegno dei governanti ad operare per l’interesse generale, dimostrando imparzialità e amministrando  quotidianamente le risorse pubbliche in modo appropriato. Un governo equo e affidabile, a tutti i livelli, ispira fiducia al pubblico e crea un clima favorevole alle imprese, contribuendo quindi al buon funzionamento dei mercati e alla crescita economica.

Louis Brandeis  sosteneva che la trasparenza è come la luce del sole, il più potente dei disinfettanti. E allora perché, invece che usarla, si preferisce amputare l’arto?


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Ernesto Belisario
Si dice che “si è ciò che si fa” e allora, per presentarmi, scriverò quello che faccio e che mi piace fare. Sono avvocato (http://www.studiobelisario.it) e mi occupo prevalentemente di diritto amministrativo (appalti, edilizia, urbanistica, responsabilità erariale e pubblico impiego) e di diritto delle nuove tecnologie (e-government, privacy, commercio elettronico); infatti, grazie alla felice intuizione di un mio Maestro, più di quindici anni fa decisi di unire i miei due interessi (il diritto e l’informatica) per farne una professione. Le materie che pratico nell’attività forense, in cui mi sono specializzato con appositi percorsi di studio, sono le stesse che insegno presso l’Università degli Studi della Basilicata e in numerosi Master e corsi di formazione e specializzazione in giro per l’Italia. Immagino che, arrivato a questo punto, il lettore si aspetti qualcosa di extralavorativo, passioni, interessi ma – riservatezza a parte – le mie passioni coincidono con il mio lavoro: se non mi divertissi (trovo la pratica del diritto molto creativa), credo che sarebbe molto noioso. Per questo, oltre a tenere un blog (http://blog.ernestobelisario.eu), sono impegnato in alcune importanti esperienze associative: sono Presidente del Circolo dei Giuristi Telematici (http://www.giuristitelematici.it), Presidente dell’Associazione Italiana per l’Open Government (http://www.datagov.it) e Segretario Generale dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione (http://www.politicheinnovazione.eu). Ho una vera passione per la divulgazione, che mi ha portato - da sempre - a scrivere articoli e libri sulle tematiche che mi interessano e mi piace molto ricevere il feedback di chi mi legge; del resto come Voltaire, credo che i libri più utili siano quelli in cui “i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole”.

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