Speciale riforma PA

Amministrativo 19 settembre 2012, 14:00

Province, e il Granducato di Verona invase la Jugoslavia

Caos totale sul riordino delle province. Unica certezza: nessun risparmio. La vera centrale di spesa incontrollata sono i consigli regionali e le stesse regioni, in primis con la variabile impazzita della spesa sanitaria


Il Governo della “trasparenza” e della “semplificazione”, che con l’articolo 18 della legge 134/2012 ha creato una valanga di nuova burocrazia per le pubbliche amministrazioni, per il riordino delle province ha smarrito la voglia di comunicare e rendere chiaro ciò che intende fare.

Le sciagurate disposizioni degli articoli 17 e 18 della legge 135/2012 sono in totale stallo. Non si sa ancora (e il Governo avrebbe dovuto pronunciare l’oracolo il 5 settembre scorso) quali funzioni statali attribuite alle province passeranno ai comuni; nessun Cal regionale ha dato indicazioni chiare sui nuovi confini delle province; nessuna regione ha nemmeno lontanamente pensato come assestare le funzioni provinciali di matrice regionale.

Si verte in una situazione di incertezza totale. E la constatazione della totale ed assoluta inutilità, anzi dannosità, di un “riordino” delle province che (lo ha scritto la Ragioneria Generale dello Stato) non comporta un centesimo di risparmio, ingenera ulteriori perplessità, se non stizza, quando si riscontra che la vera centrale di spesa incontrollata sono i consigli regionali e le stesse regioni, in primis con la variabile impazzita della spesa sanitaria.

Nelle nebbie di un riordino pernicioso e frutto solo del populismo alla Gabibbo, reso stilisticamente un po’ più sofisticato da Sergio Rizzo sulle pagine del Corriere della sera, le incertezze ed i tentennamenti danno libero sfogo alla fantasia. Un po’ come nel celeberrimo film di Fantozzi, quando gli impiegati costretti a vedere l’ennesima volta la Corazzata Potemkin mentre c’era la partita Inghilterra-Italia, fantasticavano di un gol segnato su calcio d’angolo da Zoff di orecchio.

In Veneto da tempo si sostiene che dovrebbero esistere due aree metropolitane: quella di Venezia e quella di Verona. Ma Verona non è inserita nel gotha delle città metropolitane.

Da qualche giorno, tuttavia, si è diffusa la notizia che anche Verona verrebbe “promossa” a città metropolitana.

Il libero sfogo alla fantasia, finchè si resterà nel pantano nell’inattuabilità di un “riordino” mal concepito, peggio normato, disastroso se attuato, non avrà freni. Immaginiamo un novello Cangrande della Scala che assurga a Duca di Verona e che muova guerra alla conquista di territori, per legittimarsi agli occhi del Governo a mantenere lo status di Provincia, aggredendo la Jugoslavia. Che, nel frattempo, si è ricostituita seguendo l’alto esempio del “riordino” provinciale, considerando che Bosnia, Croazia, Slovenia e Kosovo sono come quei “micro feudi” provinciali, così avversati dal Ministro Patroni Griffi.

Nel frattempo, dalla città metropolitana di Roma e dal Lazio partirà una nuova conquista delle popolazioni europee: per ostriche e champagne non ci sarà più scampo.


Pubblicato da il 19 settembre 2012 alle 14:09 in Amministrativo
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2 Commenti per Province, e il Granducato di Verona invase la Jugoslavia

  1. Vincenzo Piccialli

    «Mai più pasticci come la Bat (orrendo acronimo della sesta Provincia pugliese di Barletta-Andria-Trani con 400.000 abitanti e con le tre città capoluogo, confinanti fra loro, di 250.000 abitanti). Niente più trattative tra campanili, niente più spartizioni con uffici sparsi in più comuni». Queste le parole del ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione Filippo Patroni Griffi sulla sesta Provincia pugliese, riportate qualche giorno fa da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, e pronunciate a proposito della decisione del governo in merito all’attribuzione del capoluogo delle nuove province, alla città capoluogo più grande tra le vecchie province. Nell’articolo si fa riferimento ad una risposta data dal ministro a Michele D’Innella, un esperto giuridico chiamato dal presidente della provincia di Bari, Schittulli, a collaborare con l’Upi. La domanda era: “Ma cosa accadrebbe se una parte dei Comuni, sufficiente per rispettare i criteri geo-demografici (almeno 2500 chilometri quadrati di territorio e 350mila persone residenti), decidessero di dare il via a una nuova provincia in base all’articolo 133 della Costituzione?”. La risposta dell’ineffabile ministro Patroni Griffi è stata semplicmentee: «Vedremo».
    “La Gazzetta del Mezzogiorno” riportava poi un’ulteriore confidenza del ministro: «Sono rimasto sbalordito nell’apprendere come è nata la Bat e come i gruppi dirigenti di tre città di prestigio come Barletta, Andria e Trani hanno raggiunto i compromessi politici. Tre capoluoghi di provincia è veramente una pazzia, non solo istituzionale. Per questo abbiamo stabilito nella legge che spetta alla città con più abitanti il ruolo di capoluogo».
    Che il rospo per la istituzione della sesta Provincia pugliese fosse tanto duro da ingoiare e digerire lo si era capito da tempo, ma non si credeva che si arrivasse a tanto con dichiarazioni improvvisate da parte di un ministro della Repubblica e strumentalizzate ad arte dalla più che mai “metropolitana” e “baricentrica” Gazzetta del Mezzogiorno! Intanto bisogna ricordare al Ministro che vi sono altri casi in Italia di “uffici sparsi tra più comuni” (ad esempio nelle Regioni: Abruzzo con uffici e sedi regionali distribuiti tra L’Aquila e Pescara e nella Regione Calabria con le sedi della Regione distribuiti a Catanzaro e Reggio Calabria) e non credo che quello degli abitanti sia stato a suo tempo il criterio che stabiliva che Catanzaro con 93.000 abitanti fosse scelto come capoluogo di Regione piuttosto che Reggio Calabria che invece, stranamente, con i suoi (appena) 186.000 abitanti è diventata, con il Decreto del Governo Monti sulla spending review, addirittura la Città metropolitana più piccola del mondo senza essere capoluogo di Regione…Misteri della politica italiana! Ed è per quelli stessi misteri della politica fu istituita nel 2004 con la legge 148, dopo 150 anni di trepidante attesa di quelle popolazioni, una Provincia, anche se con con tre capoluoghi. Ma l’ex presidente di Sezione di Consiglio di Stato, Patroni Griffi, non sa che pende ancora un ricorso al TAR Puglia per dirimere quello che il ministro chiama “pasticcio” istituzionale. Quelli stessi pasticci che questo Governo creerà con la “capotica” decisione che in caso di accorpamento di Province, il ruolo di capoluogo spetta alla città con più abitanti; decisione che finirà inevitabilmente per scatenare conflitti campanilistici e tensioni sociali tra le varie comunità (tensioni di cui non abbiamo proprio bisogno in questo periodo davvero delicato) e innumerevoli ricorsi.
    Prof. Vincenzo Piccialli
    Trani (Bt)

  2. Giuseppe Bacigalupo

    Sono favorevole ad abolire le regioni, mantenere le Provincie che nel passato hanno dato miglior prova ed a decimare la classe politica ( decimare nel senso di mantenerne uno su dieci non nove su dieci )

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Luigi Oliveri

dirigente pubblico, saggista, docente di diritto amministrativo

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