La creatura del ministro dell’Istruzione Profumo, il concorso per la scuola, continua a muoversi nell’incertezza proprio come un bambino che ha appena imparato a camminare. L’incertezza, tuttavia, in questo caso è una colpa, perché equivale ad una mancanza di chiarezza e trasparenza che dovrebbero essere sinonimo del ministero che, per altro, ne aveva fatto gran vanto ai tempi del Tfa quando il ministro non esitò a mettere in piazza nome e cognome dei colpevoli, o presunti tali, che avevano redatto il fallimentare test.

Il ritornello che continua ad abbindolare un po’ tutti è che il concorso si farà, che il 24 settembre uscirà il bando ufficiale e sarà tutto più chiaro, che è il primo concorso dopo 13 anni e creerà sicuramente nuovi posti di lavoro; tutto vero non fosse altro che i mirabolanti numeri proposti all’inzio, 11.892 nuovi posti e 22.000 assunzioni attinte dal faraonico elenco dei 180.000 precari in graduatoria ad esaurimento, abbiano conosciuto progressivamente revisioni al limite del surreale.

Surreale che si è sfiorato anche quando il ministro ha dichiarato che dalla cadenza biennale dei concorsi si sarebbe passati ad una annuale fino al 2015 per normalizzare la situazione e consentire il maggior numero di ingressi possibili, cosa che non è del tutto vera perché il numero magico di 11.892 nuovi posti in realtà è da spalmare, come riportato da Italia Oggi, in questo modo;  6 mila nel 2013, 3 mila nel 2014 e un po’ più di 2.500 nell’anno successivo.

Dunque in 3 anni, se i numeri saranno confermati ci saranno meno assunzioni anche del periodo in cui il ministero era gestito dalla criticatissima Gelmini; infatti basti dire che se i posti disponibili sono 12.000 circa per i candidati al concorso, sono il medesimo numero per quei futuri docenti che provengono dalle graduatorie, quindi non più 22.000 come detto all’inizio, ma 24.000 da spalmare anche questi in 3 anni, a fronte degli 86.000 messi in ruolo, in un periodo di tempo equivalente, dal precedente ministero.

La pubblicizzata manovra di ringiovanimento della scuola rischia così di essere un bluff perché, di fatto, la scansione con cui verranno effettuate le assunzioni corrisponde ad un vero e proprio blocco delle immissioni in ruolo, ma c’è di più, non essendo cambiata la legge vigente si potranno candidare al concorso solo i laureati entro il 2004, oltre a tutti coloro in possesso dell’abilitazione, quindi saranno tagliati fuori tutti i giovani laureati e anche quell’ampio bacino di 30.000 laureati che stanno ottenendo l’abilitazione mediante il percorso del Tfa.

Quest’ultimi si potranno giocare le loro chances durante la prossima primavera, a maggio, ma c’è un piccolo problema: il concorso appena bandito ha valenza triennale, dunque l’abilitazione conseguita a concorso finito ha valore, praticamente, simbolico; dopo il danno di immagine che il Tfa ha procurato all’istruzione italiana anche la beffa di arrivare fuori tempo utile, del resto si sa quale sia stato il reale “utile” del test, quello economico per lo stato e le università.

Questa situazione, sconosciuta ai più perché coperta dal clamore del futuro bando di concorso, non è sfuggita però ai sindacati che sono in costante trattativa con il ministero per ottenere una ripartizione dei posti di lavoro più giusta e mirata ai reali bisogni dei lavoratori della cultura. E’ proprio per questo motivo che il 21 settembre, in tutte le città italiane, i lavoratori precari della conoscenza, delle scuole, delle università, degli enti di ricerca, dei conservatori e delle accademie celebreranno ‘il giorno del merito’, iniziativa con cui si vuole ricordare i meriti e i diritti acquisiti di un’intera generazione di docenti e ATA, le competenze e le conoscenze, le esperienze e i progetti per una scuola migliore, di qualità. Ci saranno presìdi davanti alle Prefetture e alle Regioni, assemblee aperte,eventi serali.

Questa iniziativa è organizzata dai Coordinamenti precari FLC CGIL e delle sedi provinciali, inoltre per il giorno dopo, il 22 settembre, è prevista una manifestazione nazionale indetta per salvaguardare i diritte dei precari della scuola; la stagione di scioperi e proteste che sembrava conclusa con la fine dell’ultima legislatura Berlusconi torna a riaffacciarsi nello scenario italiano, giustamente, visto che anche ciò che sembra un provvedimento a favore della popolazione rischia di essere l’ennesima subdola manovra demagogica di campagna elettorale.


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