L’evasione fiscale, uno dei peccati capitali di cui, praticamente da sempre, l’Italia si macchia ed è probabilmente per questo che sul redditometro, la contromisura a questo dannoso fenomeno, l’attenzione degli addetti ai lavori è molto alta. Altrettanto alta, del resto, è la pressione sul creaotore del redditometro, il direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera che, quasi alle corde, ha sbottato contro chi lo ha pressato su Equitalia e severità dei controlli “è una guerra”.

“Da quando sono direttore” –  ha proseguito Befera – “abbiamo recuperato oltre 40 miliardi di euro di evasione. Sentendo i vostri interventi ho la sensazione che questi soldi li abbiamo presi a cittadini onesti, vessati. Credo non sia questa la realtà”. Befera prova a sottrarsi  alla bufera cui viene sottoposto spiegando la natura tecnica del redditometro e come verrà modificato, visto che ne è previsto uno sdoppiamento “preferisco ritardare un po’ ma avere uno strumento efficace. Stiamo facendo due forme di redditometro, uno per la selezione preventiva e uno per le attività di controllo”.

Se è vero che il tempo può essere sinonimo di accuratezza e qualità resta pur sempre un dato di fatto,  ormai quasi un anno è trascoro dalla presentazione e, allo stato dei fatti, non si è andati oltre alla sperimentazione. Il redditometro, in pratica, è quella lente di ingrandimento che passa al vaglio il tenore di vita delle persone, non solo analizzando aspetti lapalissiani e di folklore come la barca o il “macchinone” ma andando a scavare in profondità fra le pieghe della quotidianità, scansionando dallo stipendio della colf, alle spese per il cellulare, alle spese per l’istruzione dei figli, ai proventi devoluti in beneficenza, passando addirittura per l’abbonamento in palestra fino alle parcelle corrisposte al veterinario.

Una rete fittissima di indicatori, dunque, cento ad essere fiscali e visto l’argomento è proprio il caso. Tramite questi parametri lo Stato è messo nelle condizioni, almeno questo è l’intento, di determinare la capacità di spesa del contribuente e quindi stimarne un reddito approssimativo a quello reale. I controlli fiscali scattano, naturalmente, qualora il reddito dichiarato risulti molto al di sotto di quello calcolato dal redditometro.

Questa proposta è stata fatta per la prima volta il 25 ottobre 2011, la fase sperimentale era stata pensata per essere una breve anticamera di modo che a giugno fosse tutto pronto per l’attuazione. Ci sono, tuttavia, alcuni ostacoli ancora da risolvere, non sono ancora stati stabiliti infatti i valori da attribuire a ciascuno degli indicatori spia, non solo ma non è nemmeno stato individuato il parametro secondo cui il reddito dichiarato dovrebbe essere ritenuto troppo basso rispetto alla stima, particolari non da poco.

Il provvedimento, inoltre, non soffre di un ritardo solo per cause tecniche, ma è continuo oggetto di una prolungata querelle politica; sono molti, infatti, a ritenere che possa essere uno strumento troppo invasivo, al limite della lesione della privacy minima garantita. La paura comune è che il redditometro non diventi altro che uno studio di settore applicato a tutta la popolazione in quanto il reddito non verrà calcolato in modo univoco; basti pensare che secondo i vari coeficienti e le opportune moltiplicazioni chi acquista un auto in una regione dal reddito medio basso avrà un impatto superiore sul proprio redditometro rispetto a chi compra la stessa vettura in una regione a reddito più alto.

Il concetto che sta alla base di questo strumento è giusto, lo afferma Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti, però ammonisce “c’è un rischio concreto: potenzialmente il redditometro può diventare strumento automatico e assumere valore legale comportando l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente. È vero che Befera, meritoriamente, ha più volte ribadito che questo sarà solo uno strumento che servirà a segnalare i casi più a rischio per far scattare accertamenti più approfonditi. Ma il timore è che in futuro ci possa essere un inasprimento del suo utilizzo. Si tratta di una preoccupazione prospettica legata soprattutto alla presenza dei coefficienti, gli stessi che tanti problemi hanno creato negli studi di settore. Stavolta però non saremmo più in presenza di 5 milioni di partite Iva ma di 50 milioni di contribuenti”.

Il nuovo redditometro permetterà anche di verificare in totale autonomia, a posteriori, il proprio reddito; mediante un software, infatti, reso disponibile ai singoli contribuenti e ai commercialisti, chi è interessato potrà inserire i propri dati e calcolare se quanto ha intenzione di dichiarare è in linea con i parametri stimati e capire così se è a rischio controlli. Prevenire è sempre meglio che curare.

 


7 COMMENTI

  1. Con quali strumenti si accerteranno le spese di terzi “benefattori” per sostenere il tenore di vita di donne allegre e ladrocinatori vari? Probabilmente costoro saranno sempre al riparo da indagini non emergendo da alcuna parte la provenienza dei flussi di entrata di cui godranno e neppure le azioni di spesa per i beni e servizi necessari al il loro tenore di vita reale. Chi sa rispondere? M.L.

  2. La differenza tra dittatore e la nostra democrazia e che qui i dittatori sono in tanti magari fosse solo uno. Forse sfugge ai signori statali, politici sperperoni, senza controlli, che si fanno passare anche i gratta e vinci nelle loro esosissime spese, che quando toglieranno anche le braghe a chi cerca di tirare avanti si attaccheranno al…….. Non c’e’ futuro cosi’ ammesso che siano cosi’ poco intelligenti da capirlo.

  3. Ma prevenire cosa ? Se possedendo una auto anche di piccola cilindrata devi denunciare almeno 15000 euro. E se l’anno dopo finisci disoccupato cosa fai ti vendi la macchina altrimento questa casta di parassiti statali ti sequestrano casa ? Ma neanche nel medio evo esistevano simili aguzzini.

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