Trasparenza, ecco il comandamento del ministro dell’Istruzione Profumo, un comandamento di facile applicazione del resto, se riguarda qualcun altro, nella fattispecie gli errori di qualcun altro, e non i propri. Mossa demagogica e facile quindi quella di pubblicare l’elenco dei 145 esperti che si sono occupati di redigere le domande più o meno possibili delle 37 classi di abilitazione del Tfa; mossa ancora peggiore quella di aver preso distanza dall’operato dei suoi sottoposti e averli lasciati annegare in un mare di malumori, più o meno educatamente espressi, di chi ha sostenuto la prova; il capitano, si sa, non deve mai abbandonare la nave che affonda, anche se qui la nave è già affondata da un po’.

Per dovere di cronaca e servizio, visto che da quando è stato pubblicato l’elenco il sito del ministero è andato in tilt totale, pubblichiamo il verbale di insediamento della commissione, dove si evincono i nomi di chi ha avuto un ruolo di rilievo all’interno di questa suddetta lista nera di modo che chi sia interessato a questo elenco simil telefonico possa soddisfare la propria “sete” di conoscenza. E’ difficile, tuttavia, condividere questa scelta del ministro e soprattutto accostarla ad una politica di trasparenza visto che ricorda molto di più la delazione tanto sdoganata in certi regimi.

La trasparenza, gli studenti, gli insegnanti precari, i giovani che credono ancora nell’istituzione della scuola, la vorrebbero sulle normative, sui parametri di accesso ai concorsi, sulle commissioni destinate a valutare e redigere i test, insomma su quegli elementi che garantiscano davvero pari possibilità a tutti. La futura classe insegnante ha il diritto di sapere che in realtà questo maxi – concorsone non è una manna improvvisa che cade dal cielo come qualcuno vuol fare credere ma, esclusi gli 11.892 posti di nuova assegnazione, è il normale turn – over, cioè l’avvicendamento fisiologico dei docenti, che sarebbe comunque avvenuto all’interno dell’organigramma scolastico nazionale.

Quindi quei 22.000 posti tanto sbandierati si sarebbero liberati e sarebbero stati avvicendati in ogni caso, solo che adesso invece che seguire i meccanismi tradizionali delle graduatorie si potrà usufruire del “turbo”, ossia questo concorsone che per stessa ammissione di Profumo può ” accelerare, può partecipare  e migliorare la propria condizione”. Non bastasse questa situazione frustrante per tutte le parti in causa, vecchi vincitori del concorso, futuri vincitori e neo – abilitati, spulciando nel sito del Miur, il ministero della pubblica Istruzione, si scopre qualcosa di molto interessante; “per l’anno in corso si prevede l’assegnazione agli atenei della seconda tranche di risorse destinate alla chiamata di professori di II fascia per un importo di 15 milioni di euro relativo al 2012 pari ad una spesa annua a regime di 90 milioni di euro. Tali risorse consentiranno l’assunzione di un numero di professori di II fascia compreso tra 2.500 e 3.000″.

Sapete quanto fa 150.000 moltiplicato per 100 euro? 15 milioni. Sapete 150.000 e 100 euro cosa stanno ad indicare? Studenti partecipanti al Tfa il primo, euro investiti nella tassa per sostenere il predetto Tfa il secondo. E’ davvero lo stato allora a finanziare le università o quei 15 milioni li hanno già messi i futuri insegnanti, i giovani cittadini italiani che hanno creduto di avere, per una volta, la possibilità di emanciparsi tramite un concorso? La coincidenza dei numeri mette effettivamente i brividi e alimenta ogni qualsivoglia dietrologia che, sinceramente, visti i pregressi italiani, non ci sentiamo di escludere a priori.

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