Speciale riforma PA

Lavoro 19 luglio 2012, 16:49

Riforma del lavoro, come cambiano i contratti e la lotta alla disoccupazione “adulta”

Contratto a tempo determinato, apprendistato, part-time e incentivi. Le esenzioni e i casi particolari nello speciale Riforma del lavoro


La riforma Fornero è legge dello Stato: dopo mesi di discussioni, emendamenti e polemiche, ha concluso il 18 luglio 2012 il suo lungo iter parlamentare. La nuova disciplina, contenuta nella legge 92/2012, introduce novità importanti su tutto il mercato del lavoro, ponendo in particolare rilievo, com’è ovvio, le modifiche alla normativa sui contratti. Ed è proprio sulle regole che determinano la stipula dei rapporti di lavoro che ricade, in primis, l’effetto Fornero: di seguito le forme di contratto “tipiche”.

Capitolo prioritario e, assieme, fortemente criticato è quello dei contratti a tempo determinato, che numerosi osservatori hanno bollato, nella nuova veste, come “gravoso e più oneroso per i datori di lavoro”. Sostanziamlente, si è denunciato che la riforma del lavoro costituisca il deterrente perfetto per questo specifico istituto. In particolare, le modifiche prevedono la possibilità di ricorrere a due casi alternativi, in base ai quali è consentito instaurare il contratto a tempo determinato senza apporre giustificazione causale: per il primo rapporto di lavoro con un lavoratore che non oltrepassi i 12 mesi in un caso, nell’altro, invece, l’assunzione senza causale è possibile senza ricorrere a specifiche condizioni relative all’attività produttiva con accordo collettivo, per non più del 6% dei lavoratori occupati nell’unità produttiva di riferimento.

Ma ciò che più turba i “cacciatori di teste” è il generale incremento del costo dei contratti a tempo determinato, che passa dall’introduzione un contributo addizionale (art. 2), pari all’1,4% a carico del datore di lavoro. Sono previsti casi di esenzione dal contributo addizionale: per i lavoratori assunti a termine, in sostituzione di assenti oppure per le attività stagionali previste del Dpr n. 1525/1963 e individuate dai contratti collettivi nazionali. Importante novità è, poi, la restituzione di sei mensilità del contributo nel caso il contratto venga trasformato a tempo indeterminato.

Infine, sui contratti a tempo determinato, l’intervallo tra una sottoscrizione e la successiva viene portato da 10 a 60 giorni per i rapporti semestrali e da 20 a 90 per quelli più longevi. Nel computo dei trentasei mesi limite del rapporto lavorativo, viene da ora conteggiato anche l’eventuale periodo svolto in somministrazione. Queste riforme, lo ricordiamo, sono già in vigore dal 18 luglio.

Diverso il destino del contratto di inserimento, che dal 1 gennaio 2013 è abrogato e verrà sostituito da una serie di incentivi all’occupazione, diretti a due categorie: i lavoratori ultracinquantenni, disoccupati da oltre un anno e tutte le donne disoccupate da 24 mesi oppure da 6 in aree svantaggiate. L’incentivo consiste nella riduzione al 50% dei contributi per 12 mesi, è attivo per le assunzioni a tempo determinato.

Infine, il contratto di apprendistato (articolo 1, commi 16-19): il Testo unico dell’apprendistato viene integrato da alcune importanti modifiche contenute nella riforma del lavoro. La durata minima del contratto (stagionali esclusi) viene portata a sei mesi e, in caso di recesso al termine del periodo di formazione, la fase di preavviso contempla il trattamento economico, normativo e contributivo vigente nel normale corso dell’apprendistato. Cambia il rapporto tra apprendisti e maestranze qualificate, che, sotto il cappello dello stesso datore di lavoro, passano a 2 su 3 a partire dal 2013. Vietata, infine, l’assunzione di apprendisti con contratto di somministrazione tempo determinato. Ma attenzione: solo le aziende che avranno dato proseguimento, nei 36 mesi precedenti, al 30% degli apprendistati instaurati, potranno avvalersi di nuovi apprendisti fino al 2015, dopodiché la sbarra salirà addirittura al 50%.

Per chiudere, il part-time: la sua disciplina sarà contenuta nei contratti collettivi in termini di contrattazione clausole e di richiesta di condizioni lavorative. Introdotta anche la facoltà di revoca per disabili e studenti alla prestazione secondo clausole flessibili.


Pubblicato da il 19 luglio 2012 alle 16:07 in Lavoro
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5 Commenti per Riforma del lavoro, come cambiano i contratti e la lotta alla disoccupazione “adulta”

  1. Elisa

    Vorrei fare due domande..
    Per primo vorrei sapere se in una graduatoria triennale, lavorando i primi due anni sempre per un periodo trimestrale per ogni anno, per chi non abbia accettato il terzo anno per il motivo di essere occupata per un’altra azienda pur avendo presentato il certificato di riassunzione entro 12 mesi, può essere riassunta se l’ultimo certificato di riassunzione è stato presentato 16 mesi fa.
    L’altra domanda è sempre in una graduatoria triennale se una persona non accetta l’incarico perché è assunta da un altro ente e presenta il certificato di disponibilità, costui decade dalla graduatoria per tutti i 3 anni? O viene messa alla fine della graduatoria anche se codesta persona era una delle prime?
    Spero di ricevere al piu’ presto una sua risposta
    Cordiali saluti

  2. giacomo

    salve, vorrei sapere se è vero il limite di ripetibilità di 2 volte nei contratti a tempo determinato tramite agenzia interinale, con stessa agenzia e stessa azienda. ossia, io che ho avuto contratto determinato di 6 mesi nel 2011 e idem nel 2012 con i soliti 2 soggetti, posso riavere il solito contratto ora nel 2013? grazie

  3. Anna

    La mia domanda e’: ma come possibile fare un contratto di 2 mese di PROVA dopo che ho lavorato per questa azienda un anno??? E una vergogna e sfruttamento totale delle persone!!!

  4. PRECARIA

    Faccio l’insegnante in un asilo. Sono precaria. Il mio contratto veniva rinnovato nello stesso posto, in base alle maternità e ai sostegni. Quest’anno mi è scaduto il 30 giugno (termine anche del calendario scolastico). Ma non possono rinnovarlo poichè non sono ancora passati i 90 gg come da legge Fornero. Secondo infatti la normativa il mio contratto dovrà partire il 1° ottobre, quando la scuola sarà già iniziata.
    Ora, anziche farmi pagare dall’istituto, chiederò la disoccupazione.

  5. Francede23

    Si parla tanto di disoccupazione e, soprattutto, di disoccupazione giovanile. Giusto parlarne, ma qualche volta bisognerebbe anche indicare qualche alternative. Tra i settori emergenti, la green economy offre molte possibilità in Italia e all’estero. Non ci credete? Guardate quanto si guadagna: http://www.creuzanews.com/?p=1506

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