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    Lavoro 5 giugno 2012, 14:45

    Terremoto: detenuti per la ricostruzione?

    E ai milioni di disoccupati che hanno il solo torto di avere vissuto onestamente e di essersi ritrovati oggi in un Paese derubato da decenni di mal governo, chi ci pensa?


    Messina, 28 dicembre 1908 ore 5.21, il cataclisma universale.
    La mia bisnonna e le sorelle di mio nonno, Norma ed Artura, rimasero sepolte sotto le macerie. Mio nonno e il mio bisnonno, impazziti di dolore ed inseguiti dalle onde dello Stretto di Messina, fuggirono nelle campagne circostanti.
    Giovanni Pascoli scrisse: “qui, dove tutto è distrutto, rimane la poesia”

    … la storia si ripete …

    E’ notizia di questi giorni che il Ministro di Grazia e Giustizia Paola Severino, in occasione del terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna, si sia recata nel carcere di Bologna “Dozza” per trovare i detenuti e per disporre alcune importanti misure precauzionali: spostamento di circa 350 detenuti nelle carceri di altre regioni; apertura delle celle, sia di notte che di giorno, al fine di permettere eventuali fughe in emergenza.

    Pare che il Ministro si sia pronunciata anche sull’eventuale possibilità di autorizzare i detenuti (almeno quelli con pene più lievi, o già ammessi al regime di semilibertà) a partecipare ai lavori per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma.

    E’ certamente bello pensare che possa, finalmente, trovare attuazione pratica il terzo comma dell’art. 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
    Non c’è rieducazione più sana del lavoro …

    Al di là, però, dell’onda emozionale, non riesco a frenare lo sgorgare di alcune amare riflessioni e mi chiedo, senza inibizioni di forma o di consueta galanteria culturale:
    per i detenuti qualcuno ci sta pensando e si sta anche preoccupando del loro “diritto al lavoro” – circostanza che tutti possiamo accogliere come eticamente accettabile – ma, per i milioni di disoccupati che hanno il solo torto di avere vissuto onestamente e di essersi ritrovati oggi in un Paese derubato da decenni di mal governo, chi ci pensa?

    I detenuti – almeno loro – si addormentano a stomaco pieno.
    Ma quanti sono i disperati che si buttano giù dai ponti perché non hanno nulla da mettere sulla tavola per i loro figli?
    Quanti – operai, muratori, netturbini, ebanisti, pittori, idraulici, falegnami – si taglierebbero un dito pur di recuperare un anno di lavoro a piaga piena?
    Quanti sarebbero disposti a trasferirsi in un’altra regione (terremotata, o non, che sia) pur di guadagnare qualche ora di cottimo?
    Quanti, giovani disperati dell’Africa del nord, muoiono nei flutti del mare in tempesta nella speranza di raggiungere un misero lembo di terra dove potere raggranellare un paio di giorni di lavoro campestre?

    Non dimentichiamo mai che eventi come quello che oggi sta colpendo l’Emilia Romagna hanno rappresentato disgraziata ed inerte preda di politici ed amministratori ingordi; e ricordiamo sempre che milioni e milioni di donazione della gente comune è andata, troppo spessa, dispersa e perduta in buchi neri, il cui fondo non è stato mai raggiunto, né è mai stato possibile individuare e punire seriamente chi ha compiuto tali schifosi sciacallaggi.

    La ricostruzione di un territorio è un’occasione importante di lavoro per tutti, deve essere così. E forse sarà anche importante che i detenuti diano una mano d’aiuto – qui come in qualunque altro luogo dove possano emendare le loro colpe – ma… la salvaguardia di chi ha vissuto e lavorato onestamente rimanga al primo posto, sempre e con precedenza su tutto e tutti…


    Pubblicato da il 5 giugno 2012 alle 14:06 in Lavoro
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    8 Commenti per Terremoto: detenuti per la ricostruzione?

    1. Amanda

      Cara Francesca,
      non posso far altro che concordare con il tuo puntuale commento. Prima di entusiasmarci per l’onda emozionale suscitata dalle tante proposte autorevoli da parte di chi governa il nostro Paese, bisognerebbe essere intellettualmente onesti ed incominciare ad implementare politiche attive mirate ad assicurare quel diritto fondamentale che è appunto quello al lavoro, imprescindibile per i cittadini di uno Stato civile, moderno ed avanzato. E non assistere sempre a tante tragedie e tante morti ingiuste, a causa di anni di speculazioni selvagge del nostro territorio e di mancate corrette applicazioni di normative antisismiche o di sicurezza del lavoro.
      Dagli errori passati, ormai, dovremmo solo imparare per andare avanti e progredire.

    2. Edoardo

      Il tema è certamente interessante e per me si pongono due ordini di questioni, una dal punto di vista economico, e una dal punto di vista giuridico.
      In primo luogo, rispetto a quanto rilevato nell’articolo sulla ricostruzione come possibilità di lavoro per tutti, osservo un po’ cinicamente che, in fondo, i detenuti sono manodopera gratis, e questo è già un bell’incentivo…
      Inoltre, ove la cosa si realizzasse sul serio, già prevedo contestazione del tipo “un ritorno ai lavori forzati” o, nei casi più estremi, “un ritorno alla schiavitù”.
      Chissà come finirà…

    3. iole

      Il pensiero del Ministro non è di certo malvagio, ma cade purtroppo in un momento forse poco opportuno in cui una moltitudine di gente, prigioniera invece dei debiti e sempre più libera di vivere sotto i ponti, ha un evidente diritto di precedenza . Ma in tale proposta i detenuti verrebbero ricompensati in denaro o solo in ‘rieducazione’??

    4. Beppe

      Bravissima, tutto giustissimo !

      Il Ministro “tecnico” (forse con competenze tecniche circa i “conflitti di interessi”…) professa pura demagogia.

      Certo la pena e la detenzione devono portare alla rieducazione, al recupero ed al reinserimento… ma il Ministro ci vuole anche comunicare quanti Agenti di P.P. dovrebbero servire per dare almeno uno sguardo ogni tanto a questi lavoratori ?

      Ci vuole dire con quali mezzi (e con quali carburanti) i lavoratori verrebbero trasportati nei siti o nei cantieri ?

      Comunque anche questi lavoratori, che giustamente già vanno a dormire con la pancia piena come detto da altri, dovrebbero essere – seppur minimamente – retribuiti, allora utilizziamo disoccupati, cassintegrati, lavoratori in mobilità eccetera, almeno non li si dovrà “trasportare e controllare” !

      A pensare male si fa peccato ma ogni tanto ci si azzecca : non è che qualche “tecnico” o qualche “tecnico incaricato da tecnici” avrebbe un qual certo interesse economico a tirare su una bella “cooperativa” che si prendererebbe fior di centinaia di euro lasciando nelle tasche dei detenuti-lavoratori una manciata di centesimi di euro ?
      (…e magari non sarebbe la prima volta che capita….)

      Che tristezza e soprattutto che rabbia vedere ed ascoltare tutto ciò…

      Brava Avv. Bilardo !

    5. Rory

      Ma roba da matti? Con questa fame che c’è in giro? Ma perché non pensano a organizzare il lavoro di tanti giovani e padri di famiglia in mezzo alla strada ?

    6. loretta

      Brava Franzina , come sempre la tua penna colpisce al cuore del problema .
      Ciao Loretta

    7. Filippo

      Secondo me è demagogia conclamata !!!!!

    8. giuseppina

      Carissima Dott. Bilardo, se l’avessi davanti la riempirei di baci.
      Mio figlio ha aperto qualche anno fa, insieme con alcuni suoi amici, una cooperativa di pulizie. Sgobbano come tanti disgraziati e sono sempre sull’orlo del fallimento. Con quale faccia oggi si parla di lavoro per i detenuti? E mio figlio? E i suoi amici? E tanta giovani come loro?

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    Franzina Bilardo

    avvocato penalista, docente universitario, consulente 231

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