Sarà una Commissione sulla trasparenza a sindacare i bilanci dei partiti politici a partire dai rendiconti del 2011. E poi, obbligo di pubblicazione dei bilanci su Internet, investimenti limitati esclusivamente in titoli di Stato e impegno a trasformare l’intesa “in norma di legge nel giro di pochi giorni”.

Questi i cardini dell’intesa raggiunta dai partiti di maggioranza sulla riforma dei partiti.

In dirittura d’arrivo dunque l’agognata attuazione dell’articolo 49 della Costituzione nonché regole chiare e trasparenti sul finanziamento.

I rappresentanti del Pdl, Pd e Terzo polo hanno raggiunto un’intesa sulla riforma delle regole sulla trasparenza, i controlli e le sanzioni relativamente ai bilanci dei partiti politici“, si legge in una nota congiunta diffusa nella serata di ieri.

I bilanci dei partiti saranno obbligatoriamente soggetti al controllo ed alla certificazione di societá di revisione iscritte nell’albo speciale Consob.

Viene istituita inoltre la Commissione per la trasparenza ed il controllo dei bilanci dei partiti politici, presieduta dal Presidente della Corte dei Conti e composta dal Presidente del Consiglio di Stato e dal Primo Presidente della Corte di cassazione o loro delegati. Compito principale della Commissione sarà effettuare il controllo dei rendiconti, delle relazioni e delle note integrative dei bilanci che i singoli partiti saranno tenuti a depositare entro il 15 luglio di ogni anno. Entro il 30 settembre la Commissione trasmetterà ai Presidenti della Camera e del Senato una relazione contenente l’esito dei controlli. Qualora dai controlli effettuati dalla Commissione emergeranno irregolarità, i Presidenti della Camera e del Senato provvederanno ad applicare, su proposta della Commissione, sanzioni amministrative pecuniarie pari a tre volte la misura delle irregolaritá stesse.

L’attivitá di controllo della Commissione sarà posta in essere sui rendiconti relativi all’esercizio 2011; i bilanci dei partiti saranno pubblicati sui siti Internet dei partiti stessi nonchè su una apposita sezione del sito Internet ufficiale della Camera; i partiti che non percepiscono più rimborsi elettorali saranno comunque soggetti all’obbligo di rendicontazione di cui alla legge 2/1997 fino al loro scioglimento

I partiti potranno investire i propri fondi liquidi esclusivamente in titoli emessi dallo Stato italiani; le donazioni ai partiti politici superiori a 5.000 euro dovranno essere rese pubbliche; le contribuzioni dei partiti politici a fondazioni, enti e istituzioni o societá eccedenti i 50 mila euro annui comporteranno l’obbligo per questi ultimi di sottoporsi ai controlli della Commissione per la trasparenza ed il controllo dei bilanci dei partiti politici.

Il testo predisposto sará sottoposto all’attenzione dei capigruppo degli altri partiti presenti in Parlamento e probabilmente assumerà le sembianze di emendamento al decreto legge fiscale attualmente in discussione alla Camera, così da essere trasformato in legge in brevissimo tempo. Per quanto riguarda l’attuazione dell’art. 49 della Costituzione, che contemplerá il tema degli statuti dei partiti e delle loro regole di vita interna, nonchè l’entitá e le regole del finanziamento pubblico dei partiti politici, il relativo provvedimento è giá calendarizzato per l’Aula della Camera per l’ultima settimana di maggio.

Intanto, arriva la bocciatura da parte dell’Europa del finanziamento della politica nel nostro Paese. Pesante la censura da parte del Consiglio d’Europa. Per il Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione (Greco) in Italia manca una legge efficace contro la corruzione e, i pochi casi perseguiti, sono a rischio di prescrizione.

Per l’Europa, il controllo sul finanziamento pubblico dei partiti é solo formale e privo di adeguate sanzioni. Il giudizio ampiamente negativo degli esperti indipendenti del Greco è contenuto in un Rapporto dedicato in maniera specifica al finanziamento pubblico ai partiti nell’ambito delle verifiche periodiche sul fenomeno della corruzione in Italia, reso pubblico sul sito istituzionale del Gruppo dopo il consenso di rito e le repliche del Governo italiano. Quello degli stanziamenti pubblici per l’attività dei partiti rappresenta (insieme al reato di concussione) un capitolo inedito del Rapporto, rispetto alle molte edizioni precedenti dedicate alla situazione italiana. Il Greco, spiega il Consiglio d’Europa in una nota, «ha rilevato profonde carenze nel sistema di finanziamento pubblico dei partiti politici e invita l’Italia a migliorarne la trasparenza».

Secondo gli esperti di Strasburgo «il problema deve essere affrontato e risolto con assoluta priorità, essendo i controlli da parte delle autorità praticamente formali e frammentari, senza una vera penalizzazione per le deviazioni, né un organismo preposto all’applicazione della legge». Inoltre, il Greco esorta i partiti a «sviluppare propri sistemi di controllo interno e sottoporre i loro conti a revisione contabile indipendente». Invitando anche ad «una maggiore trasparenza delle proprie finanze». Quanto mai opportuna, per fare un esempio, garantire «una consistente riduzione della soglia di 50mila euro al di sotto della quale l’identità del donatore rimane sconosciuta. Allo stesso modo, devono essere proibite le donazioni anonime. Ma bisogna soprattutto introdurre sanzioni appropriate per la violazione delle norme di finanziamento, che non siano solamente simboliche ma realmente applicate».

Per il Greco «reprimere con determinazione la corruzione é un’esigenza impellente». Da qui, l’invito all’Italia a ratificare la Convenzione penale sulla corruzione, con i relativi protocolli addizionali, in modo che questa venga rapidamente integrata nel diritto nazionale. L’Italia é, infatti, «uno dei pochissimi Stati membri del Consiglio d’Europa che non si serve di tali strumenti».

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