Un’accelerazione sulle nuove disposizioni antimafia. Il decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, è entrato in vigore il 13 ottobre scorso, ma molte delle sue disposizioni non sono ancora operative. E così “stiamo lavorando con il ministro Severino per un’anticipazione dell’entrata in vigore del codice antimafia, che ha dei tempi di entrata in vigore più lenti sui quali cercheremo un’accelerazione“, ha annunciato ieri il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, a margine della firma del Patto territoriale di legalità sottoscritto nella sede di Confindustria a Bergamo. Sottolineando che si tratta di un “codice molto ben fatto e che ha degli aspetti molto interessanti“, il ministro ha spiegato che “stiamo mettendo a punto certi aspetti però siamo ancora a lavoro ed è ancora presto per dire come e cosa faremo“.
Fatto sta che sono a questo punto in cantiere anticipi sui tempi di piena vigenza del provvedimento il quale, ricordiamo, punta a semplificare l’attività degli operatori della legge e a migliorare l’efficienza delle procedure di gestione, destinazione ed assegnazione dei beni confiscati (proprio ieri il direttore dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata – Anbsc, prefetto Giuseppe Caruso, ha firmato alcuni decreti di destinazione inerenti ad automobili e beni immobili confiscati in via definitiva alla criminalità organizzata in Calabria).
Tra le novità del provvedimento, da ricordare:
– il limite di durata per il procedimento di secondo grado, con la perdita di efficacia del sequestro qualora non venga disposta la confisca nel termine di un anno e sei mesi dalla immissione in possesso da parte dell’amministratore giudiziario, nonchè, in caso di impugnazione della decisione, entro un anno e sei mesi dal deposito del ricorso;
– l’introduzione della revocazione della decisione definitiva sulla confisca di prevenzione, volta a consentire agli enti assegnatari dei beni confiscati di gestirli senza timore di doverli restituire; la disciplina dei rapporti con le procedure concorsuali, per risolvere questioni interpretative causate dalla mancanza di una specifica normativa in materia;
– i beni sequestrati o confiscati nel procedimento di prevenzione sono sottratti dalla massa attiva del fallimento e sono gestiti e destinati secondo le norme sul procedimento di prevenzione;
– la disciplina degli effetti fiscali del sequestro: l’amministratore assume la qualità di sostituto d’imposta, paga provvisoriamente le imposte relative ai beni sequestrati e alla fine della procedura, se i beni vengono restituiti, recupera nei confronti del proprietario.
Ieri intanto si è insediata la Consulta Antimafie della Provincia di Roma, nuovo strumento che intende rafforzare la rete del territorio contro la criminalita’ organizzata coinvolgendo sia i comuni che la societa’ civile. Presieduta da Franco La Torre, figlio del noto membro del PCI ucciso dalla mafia nel 1982, e’ composta di diritto dall’assessore provinciale con delega alla Sicurezza, da due consiglieri provinciali, dal comandante della Polizia Provinciale, da un rappresentante dell’Agenzia Nazionale dei beni confiscati alla mafia e da un rappresentante della prefettura.
Fanno parte della Consulta anche i sindaci dei comuni della Provincia, i sindacati, le associazioni di categoria e i presidenti dei municipi di Roma che manifestano la volonta’ di aderire mediante un atto giuridico. Ma possono far parte anche gli enti, le associazioni e i comitati che hanno tra le loro finalita’ l’affermazione della cultura della legalita’ e il contrasto ad ogni forma di criminalita’ organizzata.

 

Giuseppe Manfredi

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